1. MA CON CHI PARLAVA AL TELEFONO IL POVERO SILVIO, CON SERGIONE DE GREGORIO? UNA COSA È CERTA, TRA BUNGA BUNGA E LAVITOLA VARI, IL CAINANO HA DIMOSTRATO DI NON SAPERSI SCEGLIERE NÉ GLI OSPITI IN GONNELLA DELLE “CENE ELEGANTI”, NÉ GLI AVVOCATI GHEDINATI, NÉ GLI INTERLOCUTORI AL TELEFONO. QUELLO DELLA TELEFONATA ANDATA IN ONDA IERI SERA SU “PIAZZA PULITA” LO HA ADDIRITTURA MESSO IN VIVA VOCE CON UNA TROUPE DE LA7 MENTRE “GETTAVA FANGO” SU QUELLA VERGINELLA DI RE GIORGIO 2. E ORA BELLANAPOLI CHE FARÀ CONTRO LA “MACCHINA DEL FANGO”? SE SUA ALTEZZA È L’UOMO D’ONORE CHE TUTTI CONOSCIAMO DEVE IMMEDIATAMENTE DENUNCIARE IL BANANA PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA E VILIPENDIO DEL CAPO DELLO STATO. UN BEL PROCESSO TRA LORO DUE È PROPRIO QUELLO CHE CI VUOLE. TOCCA SOLO FARLO IN FRETTA, PER EVITARE CHE IL PREGIUDICATO DI HARDCORE VI DEBBA PARTECIPARE GIÀ IN MANETTE

a cura di Colin Ward (Special Guest: Pippo il Patriota)

1. IT'S FANGO-TIME!
Ma con chi parlava al telefono il povero Silvio, con Sergione De Gregorio? Una cosa è certa, tra bunga bunga e Lavitola vari, il Cainano ha dimostrato di non sapersi scegliere né gli ospiti, né i consiglieri, né gli interlocutori. Quello della telefonata andata in onda ieri sera su "Piazza Pulita" lo ha addirittura messo in viva voce con una troupe de La7 mentre "gettava fango" su quella verginella di Re Giorgio.

E ora Bellanapoli che farà? Se Sua Altezza è l'uomo d'onore che tutti conosciamo deve immediatamente denunciare il Banana per diffamazione aggravata e vilipendio del capo dello Stato. Un bel processo tra loro due è proprio quello che ci vuole. Tocca solo farlo in fretta, per evitare che il pregiudicato di Hardcore vi debba partecipare già in manette.

Prime pagine identiche per Messaggero e Repubblica: "L'ira di Napolitano". Il giornale diretto da Eziolo Mauro: "Napolitano: ‘Su di me invenzioni deliranti'. Audio di Berlusconi a La7: il Colle intervenne sui giudici. Il presidente della Cassazione, Santacroce: pura fantascienza, non è mai avvenuto. L'accusa del Cavaliere in una telefonata. Ghedini: grave mandarla in onda" (p. 9).

Quanto ai timori di Al-fano sull'utilizzo del "metodo Boffo" (dunque esiste, caro Angelino?) contro i cinque ministri dissidenti, ecco la risposta di Littorio Feltri, intervistato da Repubblica: "Nessuna minaccia ai ministri, sono troppo nervosi. Non si dimetteranno tutti: molti non saranno ricandidati, quindi è normale che vadano fuori di matto. Critiche esagerate a un articolo, nessuna volontà di dare vita a una campagna di stampa contro i moderati del Pdl" (p. 9). Mentre Alessandro Sallustioni, sul Giornale, definisce l'allarme di Alfano "un fallo di frustrazione" (p. 1).

Su re Giorgio, la Stampa opta per la fuga di notizie pilotata. Lo fa in un corsivetto non firmato parecchio velenoso: "La tecnica (del fango, ndr) è di quelle note: una telefonata, fatta filtrare ad organi di informazione non sospettabili di simpatie berlusconiane, in cui si insinua un intervento di Napolitano sulla Cassazione impegnata a giudicare il Lodo Mondadori" (p. 4).

Urbanetto Cairo, vecchio amico del Banana, anziché pensare al solito furtarello della Rubentus nel derby, dovrebbe difendersi da questa grave insinuazione del giornale degli Agnelli. Il Giornale invece parla di "scippo", di "allegra violazione della privacy del Cavaliere", di "telefonata inopinatamente registrata e puntualmente mandata in onda" (p. 4). Insomma, la vittima del fango è lui, il povero Silvio.

In prima pagina sul Corriere, padre Massimo Franco impartisce invece l'estrema unzione al Cainano: "I contatti degli ultimi giorni fra Bruxelles e Roma, intesa sia come Palazzo Chigi sia come Quirinale, testimoniano un allarme crescente. E le operazioni torbide che cominciano a fare capolino per tentare di delegittimare il capo dello Stato, lo acuiscono. D'altronde, Giorgio Napolitano è il più convinto garante della stabilità; e dunque il principale avversario dello sfascio. Sono giochi non solo spregiudicati, ma pericolosi: pericolosi per l'Italia, ma anche per chi li fa. Significa non sapere più distinguere alleati e avversari, accecati dalla paura. E preparare un finale drammatico".

2. NANO DECADENCE
Che spasso vedere quelli di Comunione & Fatturazione che, caso strano, stanno dalla parte del governo. Insomma, di chi smazza fondi e appalti pubblici. Del resto, l'accoglienza festosa riservata a Lettanipote al Meeting di Rimini era stata un primo segnale. E ora ecco il seguito, nel momento del dramma berlusconiano: "Lupi e Mauro registi della campagna per spiazzare Berlusconi al Senato. ‘Quindici sono già pronti a lasciarlo'. L'idea di un gruppo ispirato al Ppe. ‘Se ci sta Alfano escono in 40'. Tra i tentati del gruppo ci sarebbe anche Formigoni: ‘Ma niente scelte solo individuali'" (Repubblica, p. 10). Per inciso, ieri il Celeste era atteso al processo per lo scandalo della Sanità lombarda, ma ha preferito una missione tra le risaie (Repubblica, p. 20).

La profonda inutilità di Forza Italia emerge radiosa dal pezzo di Fabrizio Roncone sul Corriere: "Alza la mano Cicchitto: ‘E il dibattito...?' Il capo lo blocca: ‘Vieni a cena da me'. La riunione trasformata in un monologo. L'occhiataccia della Santanchè, che deve rinunciare a un'ospitata in tv, su pressione del Cavaliere in persona, per tenere a bada l'ala moderata" (estikazzi?). "La Prestigiacomo: ‘Silvio non deve arretrare. Se no, è morto. E poi chissà che fine facciamo tutti quanti...'. Lupi dissimula serenità, tra battute e pacche sulle spalle. Ma Quagliarello è decisamente più mogio" (p. 2).

La famosa mancanza di "quid" di Angelino Jolie si coglie bene sulla Stampa: "Colombe verso l'uscita. Pressing di Lupi ma Alfano è tormentato. Il segretario propone al Cavaliere l'appoggio esterno all'esecutivo. I sondaggi: previsioni entusiastiche per la rinata Forza Italia se si vota al più presto" (p. 3).

Duro (e un po' preoccupato) il Giornale intestato a Paolino Berluschino: "Berlusconi striglia gli ex ministri. Ma è alta tensione con Alfano. Vertice sino a notte fonda a palazzo Grazioli, il segretario del Pdl vicino allo strappo. E al Senato sarebbe già pronto un gruppo parlamentare autonomo per sostenere Letta" (p. 3). Sul Messaggero si parla di un Alfano "a occhi bassi" al comizietto del Banana. Ma poi "Scontro nella notte con Alfano. Riprende quota l'ipotesi scissione" (p. 3). La notte porta consiglio e mette in fuga il coniglio?

3. ASPENIO, FACCI IL BIS!
Il Corriere delle banche creditrici cala il suo asso nelle pagine economiche, intervistando Federico Ghizzoni. Il capoccione di Unicredit, commentando la crisi del governino di Lettanipote, dice che "è un peccato. L'Italia stava cominciando a riagganciare la ripresa. Anche il costo del credito stava crescendo" e spiega che per l'Italia uno spread sostenibile sarebbe a quota 100-150 punti con la Germania" (p. 31). Tornando alle notizie, "La partita di Letta: o la va o la spacca. E sul bis: solo con una intesa seria. La Merkel: serve stabilità. Cancellati gli impegni, il premier prepara un discorso duro e cerca il sostegno dei moderati" (p. 9).

Terrorismo anche su Repubblica: "Spread all'inferno e ritorno. Fitch: Italia a rischio bocciatura. Confindustria: pericolo commissariamento". "Le cancellerie telefonano a Letta. Merkel: ‘Vai avanti, serve stabilità'. Incoraggiamento da Hollande. Rajoy: effetti anche qui". "Allarme rosso nelle banche mondiali. ‘Impasse italiana minaccia Eurolandia'.

I titoli di Stato potrebbero valere sempre meno come garanzia, avvitando la crisi del debito" (pp. 14-15). Per il Cetriolo Quotidiano, "La Merkel e i mercati vogliono ancora Letta. Gli investitori non si aspettavano la fine delle larghe intese e fuggono da titoli di Stato e banche. La Cancelliera chiama Palazzo Chigi" (p. 6).

Più lineare la Stampa: "Piazza Affari non crolla. E spera nel Letta-bis. Sui mercati pesa l'allarme sul bilancio Usa" (p. 9). Gode il Giornale: "Cassandre anti Cav smentite: Borse giù per colpa degli Usa" (p. 10). Altro rigiro di frittata sul Messaggero: "Giù la Borsa, spread in altalena. E Fitch avverte: rating a rischio. L'ipotesi di un voto di fiducia favorevole al governo frena all'improvviso le tensioni sui Btp" (p. 8). Come spiegazione del mancato crollo è davvero notevole.

4. NON FA SOSTA LA SUPPOSTA
La macchina dello strangolamento fiscale, intanto, non si ferma. "Scatta l'aumento dell'Iva. ‘Una mazzata alla ripresa'. L'aliquota massima al 22%: impatto fino a 200 euro l'anno per famiglia" (Stampa, p. 10). "Da oggi l'Iva al 22%. Tentativo in extremis per il cuneo fiscale. L'urgenza resta la correzione del deficit. Aumento degli acconti Ires e Irap e delle accise sui carburanti. Per la correzione del rapporto deficit/Pil servono 1,6 miliardi che potrebbero arrivare dall'aumento degli acconti di Ires e Irap" (Corriere, p. 13).

5. FREE MARCHETT QUIRINALIZIA
Su Repubblica e Stampa il lancio della "conversazione" tra Re Giorgio e Federico Rampini. Sognante il pezzo di Antonella Rampino sul giornale sabaudo: "Giorgio Napolitano, la mia Europa medicina per l'Italia. Il ruolo del nostro Paese nella Ue e nel mondo, il futuro della democrazia, l'acuirsi della diseguaglianza. Libro-intervista di Federico Rampini con il Presidente" (p. 28).
Ora, indovinate chi è l'editore di cotanto, pensoso capolavoro? Ma naturalmente è la Mondadori del Grande Puzzone di Hardcore. Pecunia non olet, nevvero?

6. SPOSTANDO RENZI SEMPRE PIU' IN LA'
Sempre più paradossale la vicenda di Renzie, che per i sondaggi avrebbe la vittoria in tasca ma non riesce letteralmente a scendere in campo. "Ora il congresso pd potrebbe saltare. D'Alema fa infuriare i renziani: se si vota presto primarie solo per il premier. Epifani: no a un governo di transfughi. E critica Letta: errori da lui e da Bersani. Correnti unite sul ritorno al voto. Ma è guerra sui tempi. I bersaniani puntano a dicembre per non far prendere il partito al sindaco. Per Renzi il momento giusto è a marzo" (Corriere, p. 10).

Sulla Repubblica dei renziani, vero giornale-partito, pezzo un po' surreale: "E Matteo sposa la linea del segretario. ‘Indigeribile un bis con gli Scilipoti'. Il sindaco si sente liberato dai sospetti: tutti vedono che non ero io a tramare contro Enrico" (p. 12).

7. POVERO SCIABOLETTA, L'HA FREGATO ANCHE IL NOTAIO
Pietoso show di Sciaboletta al processo per corruzione sulla casa di via del Fagutale. Lo racconta bene Repubblica: "Scajola e la casa a sua insaputa. ‘Mai trattato con chi la vendeva, il vero prezzo l'ho scoperto dopo'. Interrogatorio in aula: ora non riesco a disfarmene. Mi sono fidato di Balducci e Anemone ma in quel mezzanino al Colosseo c'erano pure abusi" (p. 21).

Ora punterà sulla prescrizione, come il suo ex padrone Silvio, ma intanto l'ex statista di Imperia si lamenta che ha pagato 66.000 euro il notaio per rogitare l'atto di una casa che non aveva l'abitabilità. Gli ha fatto causa? Quanto alla mancata vendita dell'appartamento, ci sembra di ricordare che invece l'avesse annunciata a un paio di giornali un annetto fa. Ma forse era solo propaganda.

8. SE LA BANCA DI DIO RICICLA DA DIO
Ma che meraviglia l'era di Bergoglio tra le mura vaticane. Succedono cose fino a poco tempo fa assolutamente impensabili: "Riciclaggio, la banca del Vaticano chiude i conti di quattro ambasciate. Provvedimenti sulle posizioni di Siria, Iran, Iraq e Indonesia. Oggi il bilancio 2012. Lettere a 900 clienti con la richiesta di estinguere i loro depositi. I sospetti sono stati suscitati dal deposito e dal ritiro di grosse somme di denaro contante" (Corriere, p. 21).

9. QUANTA PAZIENZA CON ZALESKI
Casualmente, fatto fuori Cucchiani, si salva Zaleski per altri tre anni. Poi Dio vede e provvede, come insegna Abramo Bazoli. "Tassara, altri tre anni di ossigeno per Zaleski. Accordo con le banche: entro fine 2016 le dismissioni per ripagare il debito di 2,1 miliardi" (Repubblica, p. 26).

Spassoso il pezzo di Francesco Manacorda sulla Stampa: "Cucchiani, sei mesi da dg per lasciare la banca. Consob chiede a Intesa di spiegare l'uscita: ‘Serviva più presa del manager sul gruppo'. La lunga domenica: consiglieri tenuti in attesa per due ore rifocillati con parmigiano" (p. 22). Uomini o topi?

Sul Corriere di san Bazoli, la siringata postuma al pensionando Cucchiani: "La partita dei soci (nuovi) e quelle missioni negli Usa. Tra le possibili ragioni del divorzio anche l'ipotesi di altri azionisti. La ricerca di investitori internazionali e gli equilibri con le Fondazioni azioniste dell'istituto. I consiglieri allertati solo sabato sera. Miccichè potrebbe diventare direttore vicario" (p. 30).

10. SI', VOGLIAMO UN TERZO PAPA
Perseguitato dalle continue chiamate di Eugenio Scalfari, Dio Padre gli manda il suo stalker telefonico più alto in grado ed è subito libro (A Repubblica si vendono tutto). Oggi, il giornale diretto dall'incolpevole Eziolo Mauro apre con tre paginate tre di dialogo sui massimi sistemi tra Bergoglio e Scalfari.

Con la minaccia che il tutto diventerà presto un libretto, in edicola dall'11 ottobre. Nella lunga intervista, papa Francesco dice un sacco di belle cose ed Eu-genio gli tiene botta egregiamente. Si fa strada l'idea che dopo Ratzinger e Bergoglio, si possa nominare un terzo papa, addetto ai non credenti. Scalfari, ovviamente.

colinward@autistici.org

 

napolitano berlusconiNAPOLITANO E TESTA BERLUSCONI BERLUSCONI BERTINOTTI MARINI NAPOLITANO DE GREGORIO - DI PIETROCorrado Formigli twiga sallusti e santanche Alessandro Sallusti berlusconi alfano urbano cairo lupismorfia Ministro Mario Mauro formigoni in vacanza cicchitto foto mezzelani gmt Stefania Prestigiacomo FEDERICO GHIZZONI A BAGNAIA MERKEL BERLUSCONI NAPOLITANO Matteo Renzi CLAUDIO SCAJOLA ANTONIO SPADARO CON PAPA FRANCESCO BERGOGLIO ENRICO CUCCHIANI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO IL FINANZIERE ROMAIN ZALESKI

Ultimi Dagoreport

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…