maduro trump maria corina machado

BENTORNATI ANNI '70: GLI USA TORNANO A DESTABILIZZARE IL SUDAMERICA! - CON LA SCUSA DELLA GUERRA AI NARCOS, TRUMP PUNTA A ROVESCIARE IL REGIME DI MADURO E METTERE AL SUO POSTO MARÍA CORINA MACHADO, FRESCA DI NOBEL PER LA PACE E STRETTA ALLEATA DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO. SE IL PRESIDENTE USA RIUSCISSE NELLA SUA MISSIONE, IL VENEZUELA SI TRASFORMEREBBE IN UNA "COLONIA" DI WASHINGTON - LA STRATEGIA DI TRUMP È "CAOS": PRIMA MINACCIA UN ATTACCO MISSILISTICO, POI NEGA DI VOLERE UNA GUERRA MA, AL TEMPO STESSO NON ESCLUDE UN INTERVENTO VIA TERRA - NEL FRATTEMPO MADURO SI TIENE STRETTI I SUOI ALLEATI INTERNI...

 

1 - «MADURO HA I GIORNI CONTATI» POI TRUMP MINACCIA NEW YORK

Estratto dell'articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

 

donald trump 60 minutes.

In una intervista con il programma «60 minutes» della tv americana Cbs, è stato chiesto al presidente Trump se pensa che i giorni del presidente venezuelano Nicolas Maduro siano contati. Trump ha replicato «direi di sì». Sulla possibilità di guerra in Venezuela però ha affermato: «Dubito, non penso». Ma ha rifiutato di escludere raid di terra nel Paese.

 

I commenti arrivano nei giorni in cui gli Usa stanno radunando unità militari nei Caraibi e hanno condotto numerosi attacchi contro presunte navi del narcotraffico, uccidendo decine di persone. In un’intervista a Fox News con Lara Trump, la nuora del presidente, la leader dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado ha affermato che la maggioranza dei suoi connazionali sostiene Trump contro i cartelli della droga e la pressione nei confronti di Maduro.

 

nicolas maduro bitner villegas

Su Cbs Trump ha aggiunto che il presidente Xi Jinping gli ha assicurato che Pechino non attaccherà Taiwan. «Lui e i suoi hanno detto apertamente: non faremmo mai nulla finché Trump è presidente perché conoscono le conseguenze». Ha affermato che i «test nucleari» degli Usa sono necessari perché la Russia e la Cina li fanno, anche se «non ne parlano, mentre noi sì, perché siamo una società aperta». Ha dichiarato di aver discusso anche di «denuclearizzazione» con Putin e con Xi.

 

È iniziata una settimana significativa per la politica americana. C’è grande attesa oggi per il primo test elettorale dopo la rielezione di Trump: si vota per il sindaco di New York, dove il socialista democratico Zohran Mamdani è ampiamente favorito, e per i governatori in Virginia e in New Jersey dove candidati democratici più moderati sono in testa.

 

donald trump 60 minutes

Mercoledì ci sarà una udienza alla Corte suprema sul potere o meno del presidente di imporre i dazi (il verdetto non è atteso lo stesso giorno; Trump l’ha definita la sentenza «più importante in 100 anni»). E tra 24 ore lo shutdown (la chiusura di parte della pubblica amministrazione) iniziato il 1° ottobre sarà il più lungo di sempre.

 

Un numero record di newyorkesi, 735.317, si è recato alle urne nei primi nove giorni di voto anticipato a New York, inclusi molti giovani (il 20% tra i 25 e i 34 anni), che tendono a favorire Mamdani. Il voto anticipato è stato 5 volte superiore al 2021. Secondo le stime, l’affluenza totale potrebbe arrivare a 1,5 o 2 milioni.

 

nicolas maduro rafael ramirez

Trump, interrogato su Mamdani su Cbs , ha ripetuto che lo considera «comunista, non socialista» e ha minacciato di tagliare i fondi federali: «Sarà difficile come presidente dare tanti soldi a New York se hanno un sindaco comunista. [...]

 

Un sondaggio di Washington Post/Abc e Ipsos , afferma che il 59% degli americani non approva il modo in cui Trump sta governando (ma l’appoggio dei repubblicani resta altissimo), tuttavia il dato non sembra riflettersi sul Midterm (gli elettori sono spaccati a metà tra democratici e repubblicani). Secondo un sondaggio di Pew sono più i democratici frustrati dal proprio partito (il 67%) dei repubblicani (40%).

 

maria corina machado

2 - LA PRESSIONE MILITARE PER SUSCITARE UN GOLPE DONALD E LA STRATEGIA DELLA «CONFUSIONE» 

Estratto dell'articolo di Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”

 

Donald Trump nega di voler bombardare il Venezuela, però aggiunge che Maduro ha i giorni contati. Dichiarazioni parte della strategia della «confusione» adottata spesso dal presidente americano e un modo per lasciare la porta aperta a qualsiasi scelta. Nelle ultime settimane, infatti, sono stati prospettati diversi scenari.

 

Il Pentagono ha inviato nei Caraibi una task force potente con la quale può colpire in profondità e per un lungo periodo una lunga lista di obiettivi. Gli strateghi del dispositivo hanno missili da crociera sulle unità navali, armi lanciabili dall’aviazione, marines e Special Forces.

 

trump xi jinping

La spallata — secondo una interpretazione — potrebbe segnare la sorte del leader nemico. Naturalmente questa opzione significa l’apertura di un vero conflitto, pone problemi di diritto internazionale e crea anche discussioni al Congresso sulla legittimità della campagna. La supremazia bellica degli Usa non è in discussione, tuttavia vale la regola della cautela: uno scontro totale nasconde sempre delle sorprese.

 

Un insieme di colpi portati da raid su target più ristretti, attività dell’intelligence (con manovre coperte, hackers, sabotaggi), incursioni sulle imbarcazioni accusate di portare droga. Non sono da escludere eliminazione di ufficiali. L’intento è di far implodere il regime di Maduro, creando condizioni favorevoli per un eventuale «pronunciamento» — ossia golpe — da parte di militari.

 

nicolas maduro

La minaccia dell’Armada al largo delle coste serve a convincere un ipotetico fronte interno a ribellarsi. Un messaggio diretto non solo agli oppositori venezuelani di Maduro ma a chi, in questo modo, potrebbe cercare di evitare il peggio e magari persino incassare la taglia da 50 milioni di dollari. Su queste fratture da creare ci sono però dubbi da parte di alcuni osservatori. Per contro l’idea di un salvacondotto per chi lascia il potere prospettata dai brasiliani forse è solo un test, tuttavia indica anche un’intenzione di elaborare una via d’uscita diplomatica.

trump xi jinping

 

Washington, invece di puntare solo su una ribellione dei colonnelli, può corteggiare (e ammonire) l’establishment economico: sbarazzatevi del capo e troveremo un’intesa sul futuro. La Casa Bianca ha promesso di mettere fine a tutti i conflitti, teme di finire risucchiata in un pantano e ha già dimostrato di chiudere una crisi trovando formule momentanee. [...]

 

3 - PETROLIO, DROGA, REPRESSIONE GLI ULTIMI QUATTRO CHAVISTI CHE PROTEGGONO IL CAUDILLO

Estratto dell'articolo di Daniele Mastrogiacomo per “la Repubblica”

 

I quattro dell'Apocalisse, lo zoccolo duro della rivoluzione bolivariana: Diosdado Cabello, Vladimiro Padrino López e i fratelli Delcy e Jorge Rodríguez. Sono loro l'anello di acciaio creato al vertice del regime venezuelano per proteggere il grande capo Nicolás Maduro. Cresciuti in ambienti diversi ma tutti rivoluzionari della prima ora, hanno scalato il potere legandosi mani e piedi al successore di Hugo Chávez.

 

maria corina machado 2

[...] Chiuso a Palazzo Miraflores, Nicolás Maduro, 63 anni, presidente del Venezuela dal 2013, ex autista della metropolitana, ex dirigente sindacale, ex deputato, ex ministro degli Esteri ai tempi di Chávez, alterna roboanti appelli alla resistenza armata ad accorate richieste di pace.

 

Ha mobilitato le Forze Armate, schierato la contraerea e missili ai confini con la Colombia (che teme essere base per un attacco via terra) e sulle coste settentrionali del Paese; ha chiamato a raccolta due milioni e mezzo di uomini e donne delle milizie popolari.

 

NICOLAS MADURO

È considerato dagli Usa il "capo del narcotraffico": una qualifica che gli è costata una taglia da 50 milioni di dollari e un mandato di cattura. La droga è una scusa: l'obiettivo di Trump è un cambio di regime per nuove elezioni e consentire la probabile vittoria di María Corina Machado, fresca del Nobel per la Pace. È una sua stretta alleata. Il Venezuela cadrebbe nella braccia americane senza sparare un colpo.

 

Trump è convinto che Maduro sia alla guida del Tren de Aragua, una potente organizzazione criminale nata in Venezuela con tentacoli in quasi tutto il Sudamerica. Il presidente è arroccato al potere ma crede soprattutto nel ruolo di leader della rivoluzione bolivariana, il un lascito che gli è stato consegnato da Chávez poco prima di morire sorprendendo molti. I suoi discorsi sono carichi di enfasi quasi mistica. Si sente l'erede moderno del Libertador Simón Bolivar.

 

maria corina machado 3

Il suo più fedele scudiero è Diosdado Cabello, 62 anni, ex militare, ex militante socialista, attuale ministro dell'Interno. È un duro, il più radicale dell'anello di acciaio, con alti e bassi nella sua lunga carriera politica. Molti pensavano fosse l'erede designato di Chávez. Per alcuni anni è rimasto ai margini e la sua lealtà è stata premiata.

 

Subito dopo l'esito contrastato delle ultime elezioni è stato nominato dallo stesso Maduro responsabile della Sicurezza interna. Controlla polizia e corpi speciali. Su di lui pendono una taglia di 20 milioni e un mandato di cattura per traffico di droga come esponente del Cartel de Los Soles, dai soli che fregiano le spalline degli ufficiali dell'esercito.

nicolas maduro come babbo natale

 

È affiancato da Vladimir Padrino López, 61 anni, generale dell'esercito e ministro della Difesa. Meno loquace degli altri, opera nell'ombra a stretto contatto con l'intelligence cubana. È lui ad avere rapporti con i russi in campo militare. È il comandante strategico delle Forze Armate bolivariane.

 

Gli ultimi due dei quattro dell'Apocalisse sono i fratelli Delcy e Jorge Rodriguéz, 56 e 60 anni, La prima è un avvocato, militante socialista, più incline al dialogo e alla diplomazia. Maduro l'ha voluta vicino e l'ha nominata vicepresidente. Controlla il petrolio come ministra degli Idrocarburi ed evita truffe e ruberie degli anni scorsi da parte di alti funzionari del settore. I soldi dell'oro nero restano in cassaforte. [...]

NICOLAS MADURO

Ultimi Dagoreport

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI È SOLA INSIEME A QUEL PUZZONE DI ORBAN A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO - NEL MENTRE, A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…