berlusconi carfagna ronzulli gelmini bernini casellati

BERLUSCONI LO METTE IN MANO ALLE DONNE…IL PARTITO - LA CASELLATI AL SENATO, ANNA MARIA BERNINI CAPOGRUPPO AL SENATO E GELMINI ALLA CAMERA - MARA CARFAGNA “VOLTO” DEL PARTITO E LICIA RONZULLI DIETRO LE QUINTE - SILURATI BRUNETTA E ROMANI (CON CUI SI E’ QUASI ARRIVATI AL “VAFFA”) E TUTTI I SESSANTENNI DELLA VECCHIA GUARDIA  

Ugo Magri per “la Stampa”

 

RENATO BRUNETTA SILVIO BERLUSCONI

Dov'è la festa? Oggi è da Di Maio e Salvini. Con loro c'è gente che brinda, non a sinistra dove regna il mortorio. Berlusconi, per sua natura, è irresistibilmente attratto dagli eventi gioiosi, dunque non pensa di consolarsi con Renzi (come propone il comune amico Verdini). Nonostante le porte in faccia, il Cav ancora conta di unirsi a Luigi e Matteo. Confidava ieri: «Non è che potevo rompere il centrodestra solo perché mi hanno tenuto fuori la prima volta».

PAOLO BERLUSCONI PAOLO ROMANI

 

In fondo, al Senato i grillini hanno accettato di digerire una pasdaran forzista come la Casellati, e ciò fa sperare l'ex premier in vista della festa vera che si terrà più avanti, se e quando nascerà un governo grillo-leghista. Tutte le giravolte di questi giorni sono finalizzate all'obiettivo di piazzarvi un paio di ministri, possibilmente svegli e in grado di tutelare gli interessi aziendali.

 

IL BACIAMANO ALLA CASELLATI

Più un tot di sottosegretari e vice-ministri, più una manciata di presidenze nelle 28 commissioni parlamentari che spetteranno in massima parte alla maggioranza. Conoscendo l'appetito della sua classe dirigente, Berlusconi è sicuro di tenere tutti quanti in pugno fino a quando non si sarà chiusa la corsa al governo e alle annesse poltrone. Ragion per cui, nonostante lo shock delle elezioni, del sorpasso leghista, di Salvini al comando e del sì ai grillini, per il momento sono in pochi a minacciare di andarsene, sbattendo la porta.

 

annamaria bernini

ARRIVA IL CAMBIO

Tra i pochi con la valigia in mano (magari e non subito) c'è Paolo Romani, reduce da uno scontro verbale con l'anziano leader, dove pare che non si sia arrivati al «vaffa», come alcuni sostengono, ma molto molto vicino. Romani sperava di essere eletto presidente del Senato, e invece nemmeno verrà confermato capogruppo.

 

La divergenza su Salvini è la scusa che Berlusconi da tempo aspettava per fare un repulisti generale e arrivare al sempre rimandato rinnovamento generazionale. È assai probabile che martedì, quando i senatori «azzurri» sceglieranno il loro presidente di gruppo, venga eletta Anna Maria Bernini.

Gelmini funerali Moratti

 

Idem alla Camera, dove la sorte di Renato Brunetta sembra segnata. Berlusconi si è fatto vivo con lui, caso eccezionale dopo le divergenze dei giorni scorsi, per invitarlo cordialmente a colloquio. Tuttavia proseguono le grandi manovre per eleggere capogruppo Mariastella Gelmini. L'ordine dall'alto sarà di votarla compattamente. E così, dopo aver puntato su Casellati per la seconda carica dello Stato, ecco la rivoluzione rosa nei gruppi parlamentari.

 

GIORGIA MELONI MARA CARFAGNA

Già si parla di Mara Carfagna per futuri incarichi di grande visibilità, nel governo o nel partito. Si aggiunga il potere operativo crescente di Licia Ronzulli, assistente di Berlusconi che ieri ne difendeva a 360 gradi la linea politica: la «vecchia guardia» di sessantenni maschi sembra sconfitta. Per rinnovare l' immagine di Forza Italia, Silvio si affida all' unica vera novità della politica italiana, quella declinata al femminile. Le donne l' hanno rovinato, lui adesso spera che lo salvino dal declino.

licia ronzulli berlusconi

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?