di battista berlusconi dell'utri

“BERLUSCONI HA PAGATO COSA NOSTRA: DOVREBBE STARE IN GALERA” – IL PENTASTELLATO DI BATTISTA SCATENATO CONTRO IL CAV CHE ANNUNCIA QUERELA: "COSE SENZA FONDAMENTO" – LA CONTROREPLICA: "QUERELI PURE” – E INTANTO DI MAIO SI TRASFERISCE IN UNA CASA CON VISTA COLOSSEO

Da www.ilmessaggero.it

di maio

 

Casa vista Colosseo e a due passi dai Fori Imperiali per il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio. Una location comoda per raggiungere a piedi il lavoro, si dirà. Quando Di Maio sbarcò a Roma come neodeputato scelse pure una zona molto turistica e pittoresca: Trastevere.

 

Ora invece il candidato premier del Movimento ha un altro domicilio. Stando alla dichiarazione di trasparenza depositata dal M5S al ministero dell'Interno lo scorso 19 gennaio, nella parte della dichiarazione in cui vengono descritte le funzioni del capo politico si legge che Di Maio «è domiciliato in Roma, in via del Colosseo». L'indirizzo è anche lo stesso del «legale rappresentante» del Comitato M5S per le elezioni politiche indicato nel modulo per le donazioni sopra i 5 mila euro presente sul Blog delle Stelle.

 

Nell'atto di costituzione del Comitato elettorale citato dall'Adnkronos l'indirizzo

di battista

di via del Colosseo viene indicato come domicilio per lo stesso atto del Comitato che è composto dai «promotori» Vincenzo Spadafora, candidato tra l'altro nel collegio uninominale di Casoria per la Camera e già responsabile delle relazioni esterne di Di Maio, dal responsabile editoriale dell'associazione Rousseau Pietro Dettori e da Dario De Falco, tesoriere del comitato, originario di Pomigliano d'Arco e fedelissimo di Di Maio.

 

“BERLUSCONI HA PAGATO LA MAFIA”

Da www.ilfattoquotidiano.it

DI MAIO

 

Hanno letto le motivazione della sentenza definitiva su Marcello Dell’Utri. Quelle con cui la corte di Cassazione spiega perché ha condannato il fondatore di Forza Italia a sette anni di carcere per concorso esterno a Cosa nostra. E lo hanno fatto a duecento metri da villa San Martino, ad Arcore. Cioè la casa di Silvio Berlusconi, che di Forza Italia è il leader e di Dell’Utri l’amico fraterno. Vanno all’attacco dell’ex premier gli attivisti del Movimento 5 stelle guidati da Alessandro Di Battista.

“In un Paese normale, Berlusconi non starebbe in una villa lussuosa ma a San Vittore, Rebibbia o Regina Coeli”, ha detto il parlamentare pentastellato che non si è ricandidato alle elezioni del prossimo 4 marzo.  “Con i pagamenti a Cosa Nostra Berlusconi ha rafforzato quell’organizzazione criminale che ha fatto saltare in aria giudici come Falcone e Borsellino. E poi si vantano di fare la lotta alla mafia”, ha aggiunto Di Battista, mentre altri esponenti del M5s leggevano numerosi passaggi della sentenza definitiva di Dell’Utri. “Non avrei mai pensato di venire ad Arcore per riportare quello che il sistema mediatico ha smesso di fare. Un popolo che non ricorda è un popolo di schiavi.

 

ALESSANDRO DI BATTISTA CONTESTATO

Si può scegliere di votare il M5S o meno, ma non si può votare chi ha pagato Cosa nostra. E se i cittadini italiani fossero adeguatamente informati nessuno voterebbe un soggetto esperto di illegalità, che in un paese normale non starebbe in una villa con giardino lussuoso ma in carcere”, è un altro passaggio dell’intervento del leader grillino. Che poi ha rilanciato la storia della tenuta berlusconiana, acquistata dalla marchesina Anna Maria Casati Stampa: “Metto in guardia sulla pericolosità sociale di Berlusconi – ha ricordato- Grazie a questa villa Berlusconi è riuscito a ottenere un prestito in Banca Cariplo per 7,3 miliardi di lire: l’impero l’ha iniziato anche a costruire raggirando una minorenne orfana. Questo è il soggetto”.

BERLUSCONI DELL UTRI

 

A distanza ecco la replica dell’ex presidente del consiglio.” Ci sono già state, su queste vicende, sentenze e archiviazioni dopo anni di indagini. Sono cose senza fondamento. Ho già dato mandato ai miei legali di procedere nelle sedi opportune”, ha detto Silvio Berlusconi al Tg La7. Di Battista, ancora ad Arcore, replica su twitter. “Che brutta fine la sua – scrive il pentastellato – una vita passata a scappare dai tribunali e ora vuole portare in tribunale un cittadino incensurato come me che ha solo detto la verità? Quereli pure, lei ha pagato Cosa Nostra, si vergogni, punto”. Nella sentenza che ha condannato Dell’Utri in via definitiva a sette anni di carcere sono numerosissimi i passaggi in cui si cita Berlusconi. 

 

BEPPE GRILLO LUIGI DI MAIO ALESSANDRO DI BATTISTA

Gli ermellini definiscono l’ex senatore come  il garante “decisivo” dell’accordo tra l’ex premier e Cosa nostra e “la sistematicità nell’erogazione delle cospicue somme di denaro da Marcello Dell’Utri a Gaetano Cinà sono indicative della ferma volontà di Berlusconi di dare attuazione all’accordo al di là dei mutamenti degli assetti di vertice di Cosa nostra”. E ancora, la Suprema corte – nelle motivazioni depositate nel luglio del 2014 – come “il perdurante rapporto di Dell’Utri con l’associazione mafiosa anche nel periodo in cui lavorava per Filippo Rapisarda e la sua costante proiezione verso gli interessi dell’amico imprenditore Berlusconi veniva logicamente desunto dai giudici territoriali anche dall’incontro, avvenuto nei primi mesi del 1980, a Parigi, tra l’imputato, Bontade Teresi, incontro nel corso del quale Dell’Utri chiedeva ai due esponenti mafiosi 20 miliardi di lire per l’acquisto di film per Canale 5“. “La Cassazione  ci dice che tra Cosa nostra e Berlusconi e Dell’Utri il rapporto era paritario. Dell’Utri era un nuovo autorevole interlocutore del dialogo con Cosa nostra”, hanno detto invece – solo poche settimane fa – i pm del processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e la mafia chiedendo 12 anni di carcere per l’ex senatore. Una requisitoria in cui l’accusa ha ricordato anche il ruolo di Vittorio Mangano, il boss di Porta Nuova assunto da Berlusconi e Dell’Utri nel 1974:“La presenza di Vittorio Mangano ad Arcore mafioso del mandamento di Porta Nuova, per il tramite di Dell’Utri, rappresenta la convergenza di interessi tra Berlusconi e Cosa nostra”.

NINO DI MATTEO CON DI BATTISTA

 

 

 

DI BATTISTA

 

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO