“SILVIO, CI SVENDI” - PER SALVARE SE STESSO E LE SUE AZIENDE, BERLUSCONI PORTA IN DOTE A RENZI 45 SENATORI SU 60 PER APPROVARE L’ITALICUM CON PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA LISTA - FITTO FRIGNA

raffaele fitto silvio berlusconi raffaele fitto silvio berlusconi

Ugo Magri per “la Stampa”

 

In meno di un’ora, Renzi ha ottenuto da Berlusconi l’aiuto decisivo per far passare l’«Italicum» e sbaragliare l’opposizione interna Pd. Non è stato un colloquio agevole, col Cavaliere che nella narrazione renziana tentava di sgusciare via come un’anguilla, puntava tenacemente sul rinvio delle decisioni.

 

Alla fine però Silvio ha ceduto (qualcuno da Arcore insinua: ben felice di rendersi utile) perché così spera di tornare al centro dei giochi. In cambio del «soccorso azzurro», da semi-oppositore diventa partner indispensabile, pilastro della stabilità di governo, addirittura alleato del premier nelle beghe interne alla sinistra: una metamorfosi di cui misureremo l’impatto martedì prossimo, quando quei due torneranno a vedersi, stavolta per discutere di candidati al Colle. Ma è chiaro che Renzi e il Cav ieri hanno gettato le basi di un progetto ancora più ambizioso, destinato a proiettarsi nella seconda metà della legislatura. Lo si chiami, se piace, «Nazareno 2.0».
 

fitto berlusconi fitto berlusconi

L’AUTO-AFFONDAMENTO
Dietro insistenza del premier, Berlusconi ha messo la firma sotto il premio di lista, per cui alle prossime elezioni vincerà il partito che arriva primo, anziché una coalizione come è stato finora.

 

Ma il centrodestra diviso in tre può sperare di farcela solo coalizzato, se ciascun partito invece gioca per sé verrà sicuramente travolto dal Pd. Ciò significa che Silvio, ieri, di fatto ha rinunciato a vincere: questo perlomeno è l’urlo disperato che sale dai dissidenti del suo partito. «Un errore madornale» denuncia Fitto dopo l’ennesimo inutile colloquio a Palazzo Grazioli, «Berlusconi svende Forza Italia, sta suicidando 20 anni di storia del partito...».

 

MINZOLINI QUAGLIARIELLOMINZOLINI QUAGLIARIELLO

«Dal tafazzismo di sinistra passiamo al pupazzismo di centrodestra, siamo pupazzi appesi a Renzi», rincara Minzolini. Tecnicamente, il Cav ha acconsentito a votare l’emendamento Esposito che spazza via tutti i trabocchetti messi in campo dalla minoranza Pd per fermare l’«Italicum». Fino a pochi giorni fa sembrava, viceversa, che fosse pronto a dare battaglia, anzi incitava i suoi a tener duro.

 

Secondo Palazzo Chigi, si consultava quotidianamente col lettiano Boccia pescando nel torbido... A sentire i renziani, il premier gli ha intimato bruscamente di scegliere da che parte stare. Secondo i berlusconiani, invece, Renzi ha chiesto un aiuto per cavarsi fuori dai guai. Il risultato non cambia. 
 

renzi verdinirenzi verdini

L’INCONTRO COL PREMIER
Alle 10,30 Berlusconi ha fatto ingresso a Palazzo Chigi scortato dai soliti Gianni Letta e Verdini. Già la sera prima Renzi confidava ad amici di sentirsi sicuro dell’esito: «Non ho dubbi sulle intenzioni di Berlusconi, semmai mi preoccupa quanti dei suoi perderà per strada...».

 

Ne ha smarriti meno del previsto perché 45 senatori forzisti su 60 si sono allineati al Capo, che nemmeno ha voluto incontrarli in assemblea delegando il compito a Romani. Il capogruppo ha prospettato grandi vantaggi per tutti e in special modo per Berlusconi, al quale non potrà essere negata una prelazione sul prossimo Presidente, né una riabilitazione piena dalla condanna, magari attraverso la famosa norma «salva-Berlusconi» contenuta nel decreto fiscale...

gianni letta lamberto dinigianni letta lamberto dini

 

«L’Italicum sarà applicabile tra 20 mesi, nel frattempo la situazione può maturare» ha dichiarato a sera l’ex premier, lasciando intravvedere potenziali sviluppi politici in prospettiva. Brunetta viceversa spinge per incassare subito: «Si apra la crisi di governo e si dia vita a una nuova grande coalizione che ci porti fino al 2018».

 

Ultimi Dagoreport

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…