TRAGEDIA GRECA - TRA LE IPOTESI, IN CASO DI FALLIMENTO DEI NEGOZIATI, C’È ANCHE QUELLA CHE VUOLE LA GRECIA FUORI DALL'EURO MA NELL'UNIONE EUROPEA - MA SAREBBE L’INIZIO DELLA FINE DELL’UNIONE MONETARIA

Fabrizio Ravoni per “il Giornale”

MERKEL TSIPRASMERKEL TSIPRAS

 

Da un personaggio biblico a un altro. Finora Alexis Tsipras era Davide contro Golia. Con le ultime idee che circolano a Bruxelles, però, rischia di trasformarsi in Sansone contro tutti i filistei. Nei corridoi di Justius Lipsius circola infatti l'ipotesi che Atene possa uscire dall'Unione monetaria, pur rimanendo dentro l'Unione europea. E che possa adottare l'euro come valuta di riferimento: come fu per l'Ecu. Per fare un paragone: una situazione simile a quella della Polonia; meno a quella inglese.

 

varoufakis e tsiprasvaroufakis e tsipras

A quel punto, però, tutti i paesi dell'Eurozona dovrebbero interpretare l'euro come valuta di riferimento. Insomma, la soluzione punterebbe a disgregare l'Unione monetaria ideata a Maastricht. Al momento, nessuno è pronto ad assumersi la paternità dell'ipotesi. Ma c'è ed è sul tavolo delle trattative riservate. Avanzata e prospettata forse in sede di Eurogruppo. E utilizzata, probabilmente, come minaccia da Tsipras per convincere la riottosa Angela Merkel a dare semaforo verde per l'apertura immediata del portafoglio europeo. Portafoglio che, però, rimarrà chiuso.

 

tsipras e merkeltsipras e merkel

Almeno per il momento. Il nuovo ministro greco delle Finanze, Euclid Tsakalotos, non presenta alcuna proposta per convincere i colleghi europei a concedere un prestito ad Atene. La Merkel, in serata, annuncia un nuovo vertice per domenica, questa volta con tutti i 28 Stati membri. «Il presidente della Bce Mario Draghi ha assicurato che farà il necessario per tenere le banche greche a galla sino a domenica», aggiunge la cancelliera. E il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk riassume: «Atene deve presentare la sua proposta giovedì (domani, ndr) e domenica i 28 Paesi la discuteranno. Abbiamo quindi solo cinque giorni di tempo per un accordo».

TSIPRAS - PUTINTSIPRAS - PUTIN

 

La Grecia avrebbe avanzato la richiesta alla Ue di un prestito-ponte di 7 miliardi, che non è stata però ufficializzata. I mercati digeriscono male le conclusioni dell'Eurogruppo: Milano perde il 3%. Stabile, invece, lo spread a 165 punti. La richiesta, molto probabilmente, verrà ufficializzata oggi da Tsipras intervenendo al Parlamento europeo.

 

Il premier greco, a costo di allungare di altri 20 giorni l'agonia del Paese (più o meno questi i tempi necessari per ottenere il prestito ponte dall'Esm, il Fondo salva Stati Ue), continua a negare i programmi di risanamento e di riforme chiesti dalla Commissione Ue. Da Atene, il governo fa filtrare indiscrezioni sul fatto che il programma di interventi seguirà la falsariga della Proposta Juncker, bocciata dal referendum di domenica scorsa. In realtà, quel progetto era stato ampiamente emendato da Tsipras, fino al punto di annacquarlo.

tsipras, un cittadino e varoufakis 1391c805tsipras, un cittadino e varoufakis 1391c805

 

Barack Obama si augura un successo del negoziato. Angela Merkel, però, ritiene che - su queste basi - non possa nemmeno inziare. François Hollande sottolinea che «spetta ad Atene l'onere delle proposte». E il suo primo ministro, Rafael Valls, apre anche a una rinegoziazione del debito: bestemmia per Berlino. «Chi conosce i trattati Ue - sottolinea Wolfang Schaeuble, ministro delle Finanze - sa che il taglio del debito è vietato».

 

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Il problema è che Atene ha bisogno dei 7 miliardi entro 48 ore per evitare il fallimento e consentire alle banche di riaprire i battenti.

 

Tsipras dice: datemi in tempi rapidi questi fondi, e poi faccio le riforme. Tempismo che lascia perplessi un po' tutti a Bruxelles. Anche perché sono convinti che quando arriverà la proposta greca, non sarà in linea con i parametri europei: la cui flessibilità è ormai arrivata al limite. D'altra parte è ormai chiaro a tutti che Tsipras non ha nessuna intenzione di presentare schemi rigorosi. E che voglia i prestiti per «motivi politici»: da qui i contatti ora con Putin ora con Obama.

 

 

 

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