protesta degli agricoltori a bruxelles

BRUXELLES È SOTTO ASSEDIO DA "MARI E MONTI" - IERI LA CITTA’ E’ STATA MESSA A FERRO E FUOCO DAI CONTADINI: MILLE TRATTORI HANNO SPARSO LETAME PER LE STRADE PRINCIPALI - I MANIFESTANTI, CHE PROTESTAVANO CONTRO LA POLITICA AGRICOLA DELL’UE, HANNO APPICCATO ROGHI E LANCIATO PETARDI E UOVA CONTRO LA POLIZIA – ANCHE I PESCATORI SI SCAGLIANO CONTRO IL PIANO ANNUNCIATO DAL COMMISSARIO UE ALL'AMBIENTE CHE PROMETTE UNA NUOVA SERIE DI OSTACOLI PER IL SETTORE...

1 - BRUXELLES SOTTO ASSEDIO

Estratto dell’articolo di Marco Bresolin per “La Stampa”

 

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A meno di un mese di distanza, il copione si è ripetuto. Circa mille trattori hanno marciato su Bruxelles paralizzando la città, alcune centinaia di manifestanti ne hanno approfittato per scatenare una guerriglia urbana, una delegazione è stata invitata a entrare nei palazzi dell'Unione europea e un nuovo set di concessioni è stato approvato.

 

Il movimento degli agricoltori segna un altro punto in Europa – il secondo dopo le manifestazioni del 1° febbraio – e ora è pronto ad alzare ulteriormente la posta, approfittando del clima da campagna (elettorale) in cui si trovano ad agire i politici europei.

 

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I segnali di cedimento – o di "ascolto", a seconda dei punti di vista – sono già molteplici. Ieri i ministri dell'Agricoltura dei 27 Stati membri, riuniti nel palazzo assediato dai manifestanti, hanno deciso che il secondo round di misure proposte dalla Commissione per andare incontro alle proteste del settore rappresenta un passo nella giusta direzione, ma non può bastare.

 

Hanno chiesto a Ursula von der Leyen di fare di più e in particolare di rimettere in discussione la riforma della Pac, la politica agricola comune, che era stata approvata dall'Europarlamento e dal Consiglio Ue (cioè dagli stessi governi) nel novembre del 2021 e che è formalmente entrata in vigore (per il momento ancora con molte deroghe ed eccezioni) il 1° gennaio del 2023. Il commissario all'Agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha spiegato che la revisione può partire «già entro questa legislatura». […]

 

Il governo italiano ha inoltre chiesto di «rivedere la proposta di regolamento sul ripristino della natura in modo da non determinare ulteriori oneri al settore agricolo». Proprio oggi ci sarà il voto finale all'Europarlamento su quello che è uno dei provvedimenti-chiave del Green Deal lanciato da Ursula von der Leyen.

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Il gruppo del Partito Popolare europeo, che alle prossime elezioni sosterrà l'attuale presidente della Commissione, ha annunciato il suo voto contrario e invitato i colleghi di Renew Europe a fare altrettanto. Il voto dei liberali sarà decisivo per approvare o affossare il testo, visto che sovranisti e conservatori voteranno contro. La maggioranza è in bilico.

 

Ieri mattina, mentre i manifestanti sfondavano i blocchi della polizia, spargevano letame, incendiavano copertoni, lanciavano petardi e bottiglie, i ministri dell'Agricoltura hanno dato la loro benedizione alle misure proposte dalla Commissione che prevedono di ridurre gli oneri burocratici e amministrativi per poter ottenere i fondi della Pac, di introdurre deroghe per chi ha dovuto far fronte a eventi climatici avversi (come siccità o inondazioni) e di tagliare del 50% i controlli e le ispezioni nelle aziende agricole.

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Interventi che si aggiungono a quelli già decisi all'inizio di febbraio: la Commissione aveva stabilito una deroga temporanea alla norma che impone di lasciare a riposo una porzione dei terreni coltivabili, la possibilità di reintrodurre i dazi su alcuni prodotti importati dall'Ucraina (zucchero, pollame e uova) in caso di flussi superiori alla media e ritirato il regolamento che imponeva di dimezzare l'uso dei pesticidi entro il 2030. […]

 

C'è poi il pressing sull'Ue per bloccare i negoziati sull'accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur e l'invito a inserire clausole di reciprocità nei trattati commerciali per fissare gli stessi standard qualitativi. Enrico Parisi, il delegato di Coldiretti giovani che ha partecipato all'incontro con la Commissione e il Consiglio Ue, ha inoltre portato al tavolo la richiesta di «una moratoria sui debiti».  […]

 

2 - LA RABBIA DEI PESCATORI CONTRO L'EUROPA "TROPPE REGOLE, NON SI RIESCE A LAVORARE"

Estratto dell’articolo di Flavia Amabile per “La Stampa”

 

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La settimana di lavoro di Donato Cannito inizia la domenica sera intorno alle otto. Sale sul suo peschereccio ormeggiato al porto di Manfredonia, aspetta l'equipaggio, controlla di avere strumenti e apparecchi in ordine, poi mette in moto e prende il largo. La sua è una settimana corta ma non leggera. Pesca al massimo fino al giovedì poi le barche devono restare ferme fino alla domenica sera. Il lavoro dura quattro giorni e non concede tregua.

 

«Che sia giorno o notte, che ci sia la pioggia o il sole, il gelo o l'afa, restiamo in mare a pescare. Si dorme qualche ora e si ricomincia finché possiamo. Poi torniamo a terra, portiamo il pescato ai grossisti e, prima di uscire di nuovo, dobbiamo attendere la domenica sera successiva», racconta Donato. Sono le regole decise a Bruxelles per uno dei tipi di pesca diventati negli anni un nemico da arginare a ogni costo anche se vuol dire impoverire le tavole italiane.

 

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Donato non contesta le regole. «Preferirei poter scegliere quando uscire per avere per esempio le condizioni meteo più favorevoli alla pesca ma va bene così», spiega. Lui ha 28 anni e c'è stato un momento in cui aveva pensato di sfuggire alla vita in mare che era stata di suo padre. […]

 

È diventato quello che per l'Ue è un distruttore del mare. È l'accusa che più fa arrabbiare Donato e quelli come lui che lavorano con la rete a strascico. «Se sul fondale ci fosse la prateria di coralli e rocce che ci accusano di danneggiare, non caleremmo la rete nemmeno per un minuto perché la romperemmo.

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In ogni caso esistono già dei limiti che rispettiamo: non peschiamo nei punti protetti o rocciosi, solo in zone dove c'è sabbia o fango. E dove c'è sabbia c'è soltanto sabbia, e dove c'è fango c'è soltanto fango. […]».

 

Parole che dalle parti di Bruxelles non sembrano trovare ascolto. Per l'Ue la rete a strascico resta un tipo di pesca poco sostenibile e ha imposto limiti crescenti negli anni per ridurre il suo impatto sull'ambiente. Oltre ad aver fissato un numero massimo di giorni per pescare, ha deciso periodi di fermo stagionali, regole stringenti sul tipo di rete da usare, le attrezzature sempre più costose e tecnologiche da avere in navigazione come il giornale di bordo elettronico da aggiornare a ogni calata di rete con la quantità e il tipo di pesce pescato, un lavoro da completare quasi in tempo reale anche se c'è tempesta o mare grosso e si è da soli in cabina. I limiti crescenti hanno avuto il loro effetto: il settore ha subito una brusca frenata ed è entrato in crisi.[...]

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[…] «Ma sa qual è il dato paradossale? - precisa Paolo Tiozzo, vicepresidente Fedagripesca-Confcooperative -. I consumi di pesce invece aumentano: in Italia nel 2022 hanno superato il milione di tonnellate. A soddisfare la domanda crescente è l'importazione, in costante aumento da oltre 15 anni». Domenico Carpano, 43 anni, 23 dei quali trascorsi a pescare nel golfo di Manfredonia lo dice in modo ancora più diretto: «Non si trova più il nostro pesce che sappiamo dove e come è pescato mentre si dà il via libera alla vendita di prodotti che arrivano da posti dove non esiste alcun controllo».

 

E non è ancora finita. Il Piano annunciato dal commissario Ue all'Ambiente promette una nuova serie di ostacoli che stanno gettando ulteriore pessimismo su un settore già in difficoltà. […]

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