CATTO-CARRIERISTI - CHE COS’HANNO IN COMUNE DRAGHI E MONTI PYTHON OLTRE A FARE PARTE DEL POTENTE GOTHA FINANZIARIO? HANNO STUDIATO DAI PRETI! - “SUPERMARIO 1 BCE” A ROMA, NELLE STESSE AULE DOVE HANNO SGOBBATO E PREGATO ABETE, MONTEPREZZEMOLO, CUCCIA E PADELLARO. “SUPERMARIO 2 CHALLENGE ITALIA” A MILANO, COME MASSIMO MORATTI E GABRIELE SALVATORES - A SCUOLA DAI GESUITI, MA A LIVORNO, ANCHE CARLO AZEGLIO CIAMPI...

Paolo Conti per il "Corriere della Sera"

Lo stretto rapporto che unisce Mario Monti a Mario Draghi non ha come sfondo solo l'Unione Europea, l'alta finanza, i colossi bancari. Di mezzo c'è sant'Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù nel 1534. Monti è ex alunno dell'istituto milanese «Leone XIII» (studiarono lì Massimo Moratti, l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini e Gabriele Salvatores). Anche Draghi è un ex, ma del romanissimo Istituto Massimiliano Massimo, erede del Collegio Romano fondato nel 1551 e chiuso nel 1870, dopo la caduta del potere pontificio, dal nuovo governo sabaudo.

Un terzo personaggio completa il quadro di ex alunni approdati ad alti impegni istituzionali: Carlo Azeglio Ciampi. Negli anni 30 studiò al «San Francesco Saverio» di Livorno. Nel 1999, quando Ciampi venne eletto presidente della Repubblica, l'allora novantenne padre Angelo Matini, suo istitutore di greco, lo ricordò come un tipo timido ma ottimo portiere. Invece padre Uberto Ceroni, 89 anni, ex assistente spirituale del «Leone XIII», ha tuttora in mente un giovane Monti eccellente in tutte le materie tranne che in educazione fisica.

Il contrario di Mario Draghi, atleta di punta della squadra di basket del «Massimo», maturità classica 1965 come Luigi Abete (sezioni diverse). Sia Monti che Draghi, come Ciampi, hanno conservato stili di vita e abitudini familiari assai simili nonché una solida fede, coltivata senza ostentazione, come insegnano i padri gesuiti.

In un'intervista rilasciata a Radio Vaticana nel dicembre 2010 così Draghi spiegava il «metodo» gesuitico: ovvero far capire che «tutti noi al di là di quello che potevamo fare come scolari, al di là di quanto noi potessimo apprendere, avevamo un compito nella vita. Un compito che poi il futuro, la fede, la ragione, la cultura, ci avrebbero rivelato». Un «metodo» che a Roma si incarnò in padre Franco Rozzi, prima insegnante di greco e latino, preside del Classico, poi per anni assistente degli ex alunni. Gesuita severo, colto, esigente ma anche straordinariamente ironico.

Fino al V ginnasio Draghi studiò con Luca Cordero di Montezemolo e Cristiano Rattazzi. Nel 1966 si licenziarono il prefetto Gianni De Gennaro, capo dei Servizi segreti italiani, e monsignor Antonio Mennini, nunzio apostolico in Gran Bretagna. E fino alla I liceo Draghi studiò in classe con Giancarlo Magalli poi espulso dall'Istituto per aver tentato di evitare un pesante compito in classe sigillando i bagni nel corridoio, fingendo un'improvvisa disinfestazione.

Sempre all'Istituto romano, in annate diverse, studiarono Francesco Rutelli, Paolo Cuccia, il francesista Alberto Beretta Anguissola, il direttore de «Il Fatto» Antonio Padellaro, Luigi Mastrobuono, neodirettore generale di Confagricoltura. Giuseppe De Rita, altro ex, ricorda sempre di aver assimilato una regola fondamentale: «Quando è necessario, si obbedisce perinde ac cadaver, come un cadavere, senza discutere...»

 

MARIO MONTI MARIO DRAGHI CARLO AZEGLIO CIAMPI - copyright PizziANTONIO PADELLARO PAOLO CUCCIA - copyright pizzinli35 massimo moratti

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...