LOVE IS IN THE CAV – BERLUSCONI È GIÀ IN CAMPAGNA ELETTORALE E LANCIA IL MOVIMENTO ‘INNAMORATI DELL’ITALIA’: L’OBIETTIVO È RACCATTARE LE FRATTAGLIE PER ARRIVARE A QUEL 37% CHE L’ITALICUM FISSA COME SOGLIA PER LA VITTORIA AL PRIMO TURNO!

Tommaso Cerno per "l'Espresso"

A palazzo Grazioli tutto è pronto per festeggiare San Valentino. Ma stavolta non c'entra Francesca Pascale, né Dudù. Il 14 febbraio nasce ufficialmente il movimento berlusconiano "Innamorati dell'Italia", la nuova creatura del Cav. Il simbolo è un cuore tricolore, di richiamo forzista, la parola d'ordine una sola: amore. E la missione è civile, anzi civica: gli innamorati stanno costruendo, infatti, la rete nazionale delle liste civiche di centrodestra. Un puzzle di nomi, facce e slogan diversi, uniti da un solo amore, appunto, quello per il Cavaliere.

Così mentre palazzo Chigi è in fibrillazione e al Quirinale è un viavai, Silvio Berlusconi è solo all'apparenza spiazzato e isolato. Chi lo frequenta lo descrive come euforico e di nuovo in gran forma. Tanto che il quasi ex Cavaliere fa tutto fuorché stare a guardare. Anzi, si dedica a quel che sa far meglio, progettare la campagna elettorale. Quando sarà. E se il Pd fa prove tecniche di governi e governicchi, B. vara il suo ennesimo piano elettorale.

Quel che si vede in superficie sono il figliol prodigo Pier Casini e le invettive del Cav contro tasse, euro, Germania, giudici e comunisti, rei di infierire su un innocente com'è "Lui", vessato dalla giustizia ingiusta. Ma ciò che davvero gli importa è quel che ancora non si vede: centinaia di nuove sedi spuntate ovunque, migliaia di alleanze con liste e micro-partiti sparsi in mezza Italia, la rete che "adotta" i consiglieri comunali orfani di un simbolo e facce nuove. Un Risiko elettorale, insomma, che ha come obiettivo racimolare quattro punti alle elezioni. Voti che andrebbero persi, e che possono diventare invece decisivi. Quelli che, nei sondaggi di casa Mediaset, lo separano dalla soglia del 37 per cento. Che il nuovo "Italicum" by Renzi & B. fissa per la vittoria al primo turno.

INNAMORATI D'ITALIA UNITEVI
Il leader degli "Innamorati" non poteva che essere di Certaldo, patria del Boccaccio. Si chiama Alessio Berni, ha 40 anni, e fa l'imprenditore nel campo della comunicazione. È lui che, città dopo città, paesello dopo paesello, ha messo in piedi la rete civica dell'amore, che conta già 1.500 liste. Tutte pronte per essere ricondotte all'alveo berlusconiano. «Il nostro obiettivo», racconta Berni, «è di avere almeno un consigliere comunale in ogni municipio d'Italia». Senza chiedere poltrone, sia mai, ma pronti a costruire alleanze con le migliaia di movimenti, comitati, gruppi di protesta che sono sorti in questi anni in tutto il Paese. Movimenti ignoti ai grandi flussi nazionali, non censiti dai sondaggi né dai guru, ma che a colpi di zero-virgola potrebbero rivelarsi strategici.

Al fianco di Berni lavorano tre coordinatori: a guidare il Nord, è stato scelto il milanese Daniele Ricossa, per il centro il fiorentino Alessandro Campinoti e per il Sud il napoletano Michele Parisi. Tutti trenta-quarantenni. Tutti estranei al partito tradizionale. E dopo San Valentino, l'appuntamento sarà l'8 marzo, stavolta in occasione della festa della donna. A Firenze si terrà il primo convegno nazionale degli "Innamorati". Dal promettente titolo: «Disincantati dalla politica ma innamorati dell'Italia». Una specie di manifesto della caccia all'indeciso.

MACCHÉ PARTITO, MEGLIO UN CLUB
Per capire che tira aria di novità, basta farsi un giro alla sede forzista di San Lorenzo in Lucina a Roma. Targhe? Doppie. Uffici? Doppi. Volantini? Doppi. Da una parte Forza Italia, quella vera, con le Santanché e i Brunetta che corrono su e giù. E soprattutto con un furibondo Denis Verdini, che si sente mancare la terra sotto i piedi. Il Cavaliere, in vista della pena da scontare, non ha intenzione di lasciare al coordinatore le chiavi della cassa e sembra intenzionato ad approfittare della "pausa" per fare un po' di cambiamenti anche nel partito. Magari guardando all'altro lato del corridoio dove, evitati da tutto e da tutti, proliferano i Club Forza Silvio, guidati da Marcello Fiori.

Lui che fu seconda scelta di Guido Bertolaso, l'uomo che Berlusconi avrebbe voluto a capo dell'organizzazione elettorale, ma che oggi piace molto al capo. Al punto da essere temuto più ancora del nuovo uomo di punta di Fi, Giovanni Toti. E così pitonesse e falchi si sentono in pericolo, di ruolo e di poltrona e si sono inventati un bel comitato che ricorda molto la Prima repubblica: il comitato per le alleanze. Dentro vecchie volpi del partito, da Altero Matteoli a Osvaldo Napoli, fino a Raffaele Fitto.

Obiettivo: avere l'ultima parola su liste e listine, amici e compagni di avventura. Sanno bene a Forza Italia, infatti, che Toti, consigliere politico di Silvio, uno che di consigli in politica ne ha ascoltati ben pochi, ha in realtà il compito di aprire un partito ormai troppo burocratizzato e odoroso di casta e di palazzo, ai club e al nuovo, anzi eterno, metodo Fininvest. Quello che si era inventato proprio il Cav tanti anni fa: «Il Dottore metteva due dirigenti nello stesso ufficio, uno a fianco all'altro, promettendo loro il medesimo incarico. Dopo sei mesi, nessuno l'aveva avuto, ma la produttività era raddoppiata», racconta uno dei dirigenti più vicini a Berlusconi. Ed è proprio questo che Silvio vuole fare col suo partito.

SILVIO E I 700 REGGIMENTI
«Presidente, abbiamo 700 reggimenti. Tra Italia, Francia e Principato di Monaco». Detta così, nei giorni degli attacchi al Colle e delle accuse di golpe, può suonare da colpo di Stato. Invece nulla di tutto questo. Quei reggimenti sono, in realtà, sedi politiche. E ospitano l'ultima generazione di irriducibili: l'Esercito di Silvio.

Guidato dal giovane Simone Furlan, che tutti i forzisti danno in fortissima ascesa. Già, proprio colui che mezza Italia derise quando lo vide festeggiare la sentenza di Cassazione di Silvio, senza rendersi conto che si trattava di una condanna. Ma ride bene chi rede ultimo, ribatte il giovanotto veneto «terra terra, e senza ambizione di poltrone», che sta mettendo in piedi, zitto zitto, una vera e propria armata. E ha decuplicato i suoi adepti.

Pare che Berlusconi ormai straveda per lui. E che lui ricambi con un religioso voto di fedeltà: «Guai a chiamarmi generale», ammonisce Furlan. «Di generale, qui, ce n'è solo uno. È il presidente. Noi siamo al massimo colonnelli». Sarà, ma si moltiplicano giorno dopo giorno. Al punto da avere ormai un vero organigramma, sedi e dirigenti ovunque. Furlan ha nominato un coordinatore per ogni regione, tranne Sardegna e Val d'Aosta, ha avviato una rete di contatti locali e spedito i suoi soldati fra la gente, dai mercati ai luoghi di lavoro, a selezionare altri soldati, altri simpatizzanti, altri potenziali elettori.

Tutti benedetti personalmente da Berlusconi: «Bravi, e ora date una mano anche ai club Forza Silvio», ha scandito il generalissimo sfogliando le cartine d'Italia che si riempivano di pallini tricolore. E così è stato. Tanto che nell'ultimo mese e mezzo, i due nuovi pupilli, Furlan e Fiori, lavorano in sinergia fra loro. Guardati con sospetto dai cugini forzisti.

PICCOLI LEADER CRESCONO
Le regioni chiave dell'Esercito sono sei: Lazio, Campania, Veneto. Calabria e Sicilia. A cui si aggiunge la Lombardia, «dove siamo un po' in ritardo», ammette Furlan. Anche i leader più in auge alla corte del Cavaliere sono sei: Giovanni Iacoi, reggente del Lazio, 33 anni, vicesegretario nazionale del sindacato Ugl polizia; poi c'è Vittorio Acocella, 33 anni, ingegnere gestionale, di Salerno.

Quello che tempo fa aveva rotto con Mara Carfagna, preoccupata che l'avanzata delle truppe compromettesse il ricompattamento del partito ufficiale, Forza Italia. E che oggi assicura che il clima è tornato sereno. In Calabria, invece, ha scalato posizioni Pietro Spizzirri, 31 anni, avvocato penalista ed ex militante della Giovane Italia. Mentre Alessanrro Bertoldi, 19 anni, è appena stato nominato alla guida dell'esercito del Trentino-Alto Adige. In Friuli Venezia Giulia c'è invece Fabiano Filippin, 28 anni, alle prese con un partito diviso in correnti e correntine, dopo lasconfitta elettorale alle regionali di aprile. Chiude la Lombardia, dove il colonnello è una donna, Giovanna Broggi, immobiliarista, entrata da poco nel gotha del Cav.

A distinguerli dagli altri movimenti e da Forza Italia c'è la mission. L'Esercito di Silvio, ha come bandiera la difesa ad oltranza del leader. La difesa da quella che chiama «l'aggressione giudiziaria». Al punto che, nel centrodestra, serve da testa d'ariete per le manifestazioni popolari in difesa dell'immunità del Cavaliere. Dopo la comparsata anti-Quirinale e le accuse di golpe, la prossima adunata vera e proprio è in fase di organizzazione. «Venti giorni, un mese al massimo», dice Furlan. Previo via libera di palazzo Grazioli.

VEDI NAPOLI POI VINCI
Nel Risiko di Berlusconi la Campania resta un obiettivo strategico. E anche qui il capo supremo intende sfruttare la frattura fra i capi locali, Nicola Cosentino e Luigi Cesaro, Nick ‘O Mericano e Giggino ‘a Purpetta, per marciare divisi in Regione, ma colpire uniti a Roma. "Forza Campania, per un nuovo miracolo Casalese": sembra già di vederlo stampato sui manifesti il claim per la campagna elettorale di Cosentino dopo l'esclusione dal Parlamento e il carcere per le accuse di Camorra. E lui si schermisce: «Io punto alle Europee? No, io punto a non tornare in carcere».

Ma, intanto, come da copione, ha radunato quasi tremila persone per il ventennale della discesa in campo di Silvio, candidando il nuovo simbolo a diventare una delle costole del progetto politico del Cav. Ha capito bene Cosentino come si sta muovendo il grande capo. Del tutto indifferente al rischio che Forza Campania possa portare un terremoto in Regione, ma al contrario convinto che un sano braccio di ferro locale aumenti i voti alle politiche.

Così se da una parte Cesaro ha piazzato alla guida del partito un fedelissimo, Domenico De Siano, parlamentare e albergatore ischitano, con la benedizione della première dame, Francesca Pascale, Cosentino ha risposto affidando la guida della Gori Spa, il votificio che gestisce il servizio idrico per quasi due milioni di persone in 76 comuni, ad Amedeo Laboccetta, ex parlamentare trombato. E da dove la si guardi, alle politiche saranno tutti pro-Silvio.

L'EURO-SAMORÌ
Curioso che il primo banco di prova dell'asse Napoli-Roma possa passare per Modena. L'avvocato Gianpiero Samorì, leader del Mir, Moderati in rivoluzione, modenese assurto mesi fa, sebbene per pochi giorni, a potenziale leader del centrodestra in un fantomatico dopo-Silvio, era finito nel dimenticatoio. Ma ecco che il Cavaliere l'ha ripescato alla vigilia del voto europeo. In cambio del collegio (due le proposte avanzate: il Sud o il Nord est), Berlusconi sarà garantito sul fatto che il Mir, minuscolo ma fastidioso competitor nell'area di destra, sarà a sua disposizione alle politiche.

Quel che resta da decidere è, appunto, la destinazione elettorale di Samorì. Preso fra due fuochi. Gli amici spingono perché opti per Veneto, Friuli ed Emilia, «più vicini alle sue corde». Mentre Denis Verdini è pronto ad assicurare proprio l'asse con Forza Campania di Cosentino per garantire un bottino di voti meridionali. Un boccone che Samorì giudica appetitoso, ma che i fedelissimi ritengono ad altissimo rischio. Nell'ottica di garantire al capo del Mir il primo diritto di tribuna, sebbene in Europa, dei tanti che il Cav distribuirà. A chi riporterà liste e listine nel suo grande contenitore elettorale.

 

 

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