FORZA FITTO! - BERLUSCONI HA VENDUTO IL PARTITO A RENZI PER SALVARSI IL CULO: “LE RIFORME SI VOTANO SENZA SE E SENZA MA” - MA IL RISCHIO È CHE IL DDL IN AULA VENGA IMPALLINATO DAI SENATORI VICINI A FITTO

Francesco Bei per “La Repubblica

 

SILVIO BERLUSCONI A PORTA A PORTA SILVIO BERLUSCONI A PORTA A PORTA

«Non ci sarà nessun dissenso, a Renzi gliel’ho detto: per i miei garantisco io». Se quella che filtra da Arcore sia una convinzione sincera o un estremo tentativo per indurre i frondisti a riallinearsi lo si capirà soltanto domani. Si perché alla fine, dopo
ripensamenti vari e rinvii, l’ex Cavaliere ha deciso di affrontare di petto la questione.

 

Aveva sperato di chiudere la questione riforme con il comunicato di giovedì scorso, invece i fronte del “Minzo” non si è dato per vinto, ha fatto finta di non aver compreso. Per questo servirà un intervento forte di Berlusconi in persona, all’assemblea dei senatori di domani. Chiaro che non ne abbia affatto voglia, ma Romani e Verdini gli hanno fatto capire che la situazione può sfuggire di mano. Così, pur riluttante, il leader azzurro è deciso a usare l’argomento finale, quello che chiuderà ogni discussione: «Siamo un movimento liberale, ma non si può chiedere libertà di coscienza su un disegno di legge costituzionale che abbiamo condiviso. Va votato da tutti voi, mi aspetto il massimo senso di responsabilità ».

 

MINZOLINI MANGIA MINZOLINI MANGIA

Della serie, chi non lo vota si mette fuori da solo. Fatto tatticamente non trascurabile: la riunione si terrà quando la commissione affari costituzionali avrà già approvato il disegno di legge Boschi. Il leader forzista, pur mettendo in conto qualche intervento ancora critico, spera quindi in una mozione degli affetti. Un «fidatevi di me» che si traduca nel via libera unanime o quasi. Del resto chi voleva esprimere la propria contrarietà ha potuto farlo eccome. «Mentre Renzi ha espulso i dissidenti dalla prima commissione - ha fatto notare a un amico il capogruppo Paolo Romani noi Minzolini l’abbiamo voluto inserire in quell’organismo anche se non ne faceva parte». Ora però tutti si devono riallineare.
 

Per ottenere questo risultato Berlusconi ha lavorato sodo al telefono durante tutto il week-end provando a limitare l’area del dissenso. Anche con l’irriducibile Cinzia Bonfrisco, che a Repubblica ha dichiarato di essere personalmente combattuta, Berlusconi è andato in pressing. Ma il vero timore non riguarda Minzolini, Bonfrisco o altri singoli samurai.

RAFFAELE FITTO RAFFAELE FITTO

 

Il rischio è che il ddl riforme venga impallinato da un vasto plotone composto dai senatori pugliesi e campani (l’area Cosentino) vicini a Raffaele Fitto, che contestano apertamente la linea politica. Così ieri Denis Verdini ha ricevuto Fitto al piazza San Lorenzo in Lucina per cercare di ammorbidirlo con concessioni sulla “governance” nazionale e sulla gestione di Forza Italia sul territorio.

 

 A quanto pare inutilmente. Massimo Mucchetti, il ribelle Pd deciso a contrastare con tutte le forze il nuovo Senato renziano, rivela che nel campo forzista la discussione è ancora molto accesa: «Posso dire che soltanto domenica mi hanno chiamato quattro colleghi di Forza Italia. Mi hanno pregato di tenere duro, dicono di essere almeno 25 ma penso possano arrivare a 30».
 

Berlusconi comunque ormai ha deciso, senza ripensamenti. Come conferma il consigliere politico Giovanni Toti: «Non possiamo fare mica come quei fidanzati che, dopo aver comprato le fedi e pagato la festa, all’altare ci ripensano e lasciano la sposa in asso. Noi manteniamo la parola data». Certo, Toti ammette che «la legge Boschi non è la migliore possibile, noi l’avremmo scritta diversamente, ma è un compromesso. E comunque è molta diversa da come era arrivata al Senato. Grazie a noi è stata migliorata».

Massimo Mucchetti Massimo Mucchetti

 

L’ex Cavaliere non è invece preoccupato, come si dice, dalla possibile intesa fra il Pd e i grillini sulla legge elettorale. «Renzi — ripete ai suoi Berlusconi — è stato chiaro: ogni modifica all’Italicum andrà concordata con noi. Per questo è importante non creare problemi alla riforma del Senato, non possiamo dare alibi a chi nel Pd vorrebbe sostituirci con i cinquestelle».

 

In una giornata per lui positiva, segnata dall’assoluzione-prescrizione per il figlio e l’amico Confalonieri, resta tuttavia nel leader forzista «l’amarezza» per sentirsi un perseguitato dalla magistratura: «Vedrete, per i giudici milanesi non cambierà nulla. Il 18 luglio mi condanneranno di nuovo ». Ma nemmeno una eventuale conferma della condanna Ruby in appello, assicurano i suoi, potrà fargli cambiare idea sull’opportunità di restare seduto al tavolo delle riforme.

 

Denis Verdini Denis Verdini

Anche grazie a questo atteggiamento la frattura con l’Ncd di Alfano si sta in parte rimarginando. Oggi Giovanni Toti, insieme a Gelmini e Romani, sarà in piazza Montecitorio a firmare la petizione per le primarie di coalizione lanciata da Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. E insieme a loro ci saranno anche gli alfaniani Quagliariello e De Girolamo. È la prima iniziativa congiunta dai tempi della scissione.

 

Ma non è tutto. Toti lancerà ufficialmente l’idea di una “Consulta del centrodestra”, una sorta di patto di consultazione permanente fra chi dovrebbe far parte della futura federazione. «Tutti dicono di essere alternativi a Renzi? Benissimo, allora mettiamoci intorno a un tavolo per iniziare a preparare un terreno comune in vista delle prossime politiche, che siano nel 2018 o molto prima come pensiamo noi».

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