nomine partecipate

CHIAMAMI CON IL TUO NOMINE – DOPO L’INFORNATA CDP, RESTANO 307 MANAGER DA NOMINARE – ENTRO FINE MARZO SI DECIDE LA SORTE DELLE GRANDI PARTECIPATE QUOTATE. IL QUIRINALE MONITORA LA SITUAZIONE – L’ESECUTIVO RIMANDA LA DECISIONE SU 'AGCOM' E 'PRIVACY'. ECCO PERCHE’ – IL RUOLO DI D’ALEMA, UOMO DIETRO LE QUINTE DI QUESTO ESECUTIVO E SECONDO I BENI INFORMATI MEDIATORE TRA USA E RUSSIA. LA PARTITA DI ENI: SALGONO LE QUOTAZIONI DI MARCO ALVERA' (AD SNAM)

Claudio Antonelli per la Verità

 

 

giuseppe conte da floris

L' effetto della fuoriuscita dal governo di Lorenzo Fioramonti è ancora tutto da comprendere. Potrebbe depotenziare il ruolo di Luigi Di Maio dentro i 5 stelle, ma immaginare che ne esca un gruppo parlamentare o addirittura un partito è complicato. Matteo Renzi non vuole certo rinunciare a esercitare il suo personale golden power sul Conte bis.

 

Anche se le recenti inchieste giudiziarie su Open hanno un po' indebolito la presa sui Palazzi, l' ex sindaco di Firenze non desidera certo lasciare ad altri la possibilità di mettere il veto su scelte cruciali e al tempo stesso vuole partecipare alla grande partita delle nomine. Così a Fioramonti potrebbe toccare il ruolo gregario di attrarre qualche deputato grillino e quindi avvicinarlo al Pd di Nicola Zingaretti con l' obiettivo di aiutare il premier e soprattutto il Quirinale nell' imminente decisione di sostituire i vertici e i componenti di Agcom e Privacy.

 

Si era parlato di Nino Rizzo Nervo, anche perché il candidato dei 5 stelle, Roberto Chieppa, già a settembre aveva chiesto di rimanere a Palazzo Chigi. La realtà è che non esistono liste già pronte. I giallorossi hanno spinto più in là la decisione per due semplici motivi.

 

BOIARDI NOMINE

Il primo è perché sanno che una volta mosse le caselle sul Garante delle comunicazioni Silvio Berlusconi avrà un argomento in meno per mantenere l' appoggio esterno al Conte bis. Il secondo motivo è riconducibile al fatto che entrambe le nomine degli organismi sono frutto di un voto parlamentare segreto. Conte e Mattarella sanno che i 5 stelle non sono controllabili e forse per questo il premier immagina che la eventuale costola legata a Fioramonti potrebbe essere più fedele ai diktat provenienti dall' alto e al momento di votare dentro l' urna non farebbe brutte sorprese.

 

roberto chieppa

Per il resto il ruolo di Camera e Senato sulle nomine finisce qui. La grande abbuffata si gioca nelle stanze delle partecipate pubbliche. Spetta ai giallorossi portare avanti un piano sistematico che è il vero collante della compagine agostana tra Pd e 5 stelle e che impone al governo una lunga sequenza di nomine che consentiranno di blindare i gangli del potere e di permettere a chi guida l' Italia di infilare una a una le tappe che conducono al Paese verso la nomina più importante: a gennaio del 2022 toccherà al presidente della Repubblica.

 

Prima c' è da decidere i nomi degli amministratori delegati che guideranno Eni, Enel, Terna, Mps, Poste dal prossimo maggio, a quel punto per i giallorossi sarà più facile lasciare Palazzo Chigi. Ma i manager nominati resteranno lì per almeno quattro anni e controlleranno una grande fetta del Pil italiano. E chi controlla l' economia oggi, se vuole, conta più di chi siede sulla poltrona da presidente del Consiglio.

nino rizzo nervo

 

Il tempo per preparare le liste in vista delle rispettive assemblee non è tantissimo. Il grosso delle scelte avviene però tra oggi e fine aprile del prossimo anno.

 

A quella data chi guida Palazzo Chigi e il Mef avrà assegnato in totale 288 poltrone tra partecipate dirette e controllate di secondo grado. Una cifra enorme che sale a 307 unità se aggiungiamo anche Agcom e Privacy e poi i cda di Inps, Inail e Aifa. Per questo motivo a Roma già si ragiona su quale sarà il peso diretto di Giuseppe Conte, delle anime del Pd e di Renzi come abbiamo scritto sopra.

 

Del resto molte nomine sono ancora figlie dei suoi governi e di quello di Paolo Gentiloni che aveva detto la sua su Alessandro Profumo. In Leonardo potrebbe tornare a pesare la parola di Massimo D' Alema, uomo dietro le quinte di questo esecutivo, con ben quattro ministeri a lui vicini, tra cui capo del Mef.

massimo d alema (3)

 

Roberto Gualtieri è stato membro della Fondazione Italianieuropei, ma anche Vincenzo Amendola agli Affari europei è da sempre considerato vicino a D' Alema, come anche Giuseppe Provenzano e Roberto Speranza. L' ex capo dei Ds gode di nuovo vigore anche sul fronte internazionale, anzi non era così potente dai tempi in cui era presidente del Consiglio.

 

Così potente che alcuni analisti romani ipotizzano che abbia preso lo scettro di mediatore tra Usa e Russia che per anni è stato sulla scrivania di Giorgio Napolitano. E se l' analisi è vera lo si capirà presto anche grazie al posizionamento del Cane a sei zampe.

massimo d alema (2)

Per Eni potrebbe essere confermato Claudio Descalzi, mentre salgono le quotazioni di Marco Alverà, ora amministratore delegato di Snam dove sta facendo molto bene. Su Enel si punta alla riconferma di Francesco Starace, stimato da entrambi gli alleati di governo.

 

Andranno poi riempite le caselle di Poste italiane, Terna ed Enav, dove potrebbero esserci delle conferme rispetto alle scelte fatte dai precedenti governi di centrosinistra ora tornati di forza a Palazzo Chigi. Ci sono però anche nomi nuovi in vista. Ad esempio Fabrizio Palermo non si esclude che faccia un salto in là verso una grande partecipata. Non che Cdp non lo sia, ma le grandi quotate hanno il loro fascino.

GIUSEPPE CONTE FABRIZIO PALERMO

 

Insomma, 307 nomi sono tanti e per il momento bastano a tenere assieme questa maggioranza, che resta però ogni giorno che passa più friabile e imprevedibile.

CLAUDIO DESCALZI CON LA MOGLIE MARIA MAGDALENA INGOBAMarco Alveràpaolo scaroni marco alveraMarco AlveràDescalzi

FABRIZIO PALERMO MATTARELLA NARDELLAfabrizio palermofabrizio palermo con luigi di maiofabrizio palermo luigi di maio

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