CHICCHITTO FURENS - IL CAPOGRUPPO PDL SI SFOGA AL TELEFONO: DOPO ANNI DI POLITICA NON SI FARÀ SCIOGLIERE IL PARTITO DA SALLUSTI E DALLA SUA NINFA EGERIA (LA SANTADECHÉ) - E DEFINISCE LA LISTA PERSONALE DEL BANANA COME QUELLA DELLA REPUBBLICA DI SALÒ E DELLE MIGNOTTE - LA GUERRA NEL PARTITO DELL’AMORE È APERTA E LA NOMENKLATURA FREME PER IL PARRICIDIO: RELEGARE B. A PADRE NOBILE E OFFRIRE IL SUO SCALPO A CASINI E MONTEZEMOLO…

Fabrizio d'Esposito per "il Fatto Quotidiano"

Il Berlusconi che parla con la nomenklatura del Pdl smentisce il Berlusconi che consulta l'antimontiana Daniela Santanchè, pasionaria delle liste civiche e similgrilline a destra. L'apocalisse elettorale che ha sconquassato il fu Pdl consegna un teatrino tragicomico e lunare. Merito del solito Cavaliere Zelig, che dice sì a tutti i suoi interlocutori.

Nei giorni pari fa il grillino, in quelli dispari sogna la confederazione dei moderati e dà udienza a Beppe Pisanu. Un vortice caotico. E così ieri è ritornato ecumenico e un po' democristiano davanti al sinedrio del partito, convocato ovviamente a casa sua, cioè a Palazzo Grazioli. Due ore lunghissime che assomigliano quasi a un processo al Capo, imputato di aver fatto trapelare voci di azzeramento o spacchettamento del fu Pdl.

La sintesi della riunione è in una sequenza di due telefonate che Fabrizio Cicchitto inizia a fare alle cinque e mezza del pomeriggio nel cortile di Montecitorio, seduto su una panchina. Il capogruppo del Pdl alla Camera ha tre giornali piegati sulle ginocchia (Il Fatto, L'Unità e La Repubblica). Al primo interlocutore, al cellulare, confida: "Noi non ci facciamo sciogliere da Sallusti e dalla sua Ninfa Egeria. Al vertice abbiamo parlato con estrema durezza. Glielo abbiamo detto: il Pdl è Alfano, questo partito perderà pure ma almeno c'è. Noi dobbiamo lavorare per una confederazione dei moderati, anche perché Casini non ha preso un cazzo dalle urne. Alfano si sta giocando la pelle".

Cicchitto si agita quando nomina il direttore del Giornale e Daniela Santanché, definita come la Ninfa Egeria che fece innamorare il secondo re di Roma, Numa Pompilio. Magari ne nasce un nuovo soprannome per Sallusti: Pompilio Sallusti. Il capogruppo integra: "Noi non ci facciamo sciogliere dai giornali". Il riferimento è anche a Libero di Maurizio Belpietro che ieri ha titolato così una lettera aperta ai vertici del Pdl: "Dimettetevi tutti". Nel corso del sinedrio del Pdl, il desaparecido Sandro Bondi ha preso malissimo l'invito e ha presentato delle dimissioni polemiche e amare. Toccati nel profondo, sia Berlusconi sia Alfano le hanno respinte. Per Bondi dimettersi non è mai facile: anche quando se ne andò dal ministero della Cultura gli toccò aspettare controvoglia un po' di mesi.

Seconda telefonata di Cicchitto, stavolta sulla reazione di B. nella riunione. Dall'altro lato, l'interlocutore è Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1: "Lui ovviamente ha negato tutta la storia delle liste civiche. Forse ha capito che con la sua lista della Repubblica di Salò e delle mignotte non va oltre il 9 per cento". Il sarcasmo del capogruppo del Pdl, giudicato da Berlusconi il peggiore in tv del Pdl, è feroce e paragona le manovre dell'ultimo Cavaliere a quelle del Duce repubblichino. Con tanto di Sodoma e Gomorra, citazione pasoliniana. Fine dello show al cellulare, al culmine di un'altra giornata di tormenti per il fu Pdl.

Dopo il vertice, B. vola Bruxelles per un appuntamento del Ppe ed è categorico: "Escludo una mia ricandidatura a premier". Ossia l'esatto contrario di quanto hanno ascoltato lunedì sera ad Arcore alcuni commensali riuniti a cena. Qual è la verità? Alfano stesso parla di "pozzi avvelenati" dall'interno del Pdl, accusando la Santanché.

Ormai la guerra nel partito dell'amore è senza quartiere e la nomenklatura freme per il parricidio: relegare B. a padre nobile e offrire il suo scalpo a Casini e Montezemolo. Il Cavaliere si presta a recitare questa parte, apre a Montezemolo ma un riflesso grillino gli scappa. Gli chiedono: "Ha fatto i complimenti a Grillo?". Risposta: "No, non ci ho pensato, però magari glieli faccio i complimenti. Anche Grillo è figlio di questo momento, dell'antipolitica e quindi è una bolla che deve dare un segnale a tutti coloro che fanno invece politica e che sono in campo con gli attuali partiti".

È l'immagine di un anziano leader al crepuscolo che non sa che cosa fare. Copiare l'antipolitica di Grillo o inseguire il riformismo di Montezemolo? Parlare con Dini e Pisanu o ascoltare i grillini? L'ultimo consigliere di B. lo ha svelato ieri il Giornale. È un trentenne che si è candidato a sindaco di Monza e ha preso il 5 per cento. Si chiama Paolo Piffer. I due si sono incontrati domenica ad Arcore. Piffer ha detto a B.: "Lei non capisce nulla di politica". Ieri ha aggiunto: "Lui è rimasto affascinato dal modo di gestire la situazione, ed è stata una tentazione troppo forte quella di poterlo criticare. Appena ho visto che c'era la possibilità, l'ho fatto. Gli ho detto che gente come Lupi, la Minetti, Capezzone non vanno bene".

Poi lunedì B. ha incontrato la Santanché e l'ha incoraggiata nel suo progetto civico dell'antipolitica, che potrebbe sfociare anche in una rete di liste a tema. Tipo quella animalista della Brambilla (ieri Martino ha detto: "Preferisco gli animali all'animalismo"). Infine, il Cavaliere è arrivato a Roma e ha smentito se stesso, rassicurando Alfano. Deve essere stato decisivo l'intervento di Fedele Confalonieri, supremo guardiano di Mediaset e del conflitto d'interessi, che ha partecipato al sinedrio del Pdl.

A Confalonieri il movimentismo di B. non piace, non foss'altro che ribalterebbe il tavolo di una tranquilla fuoriuscita dal berlusconismo con ampie garanzie sulla roba e sui processi. Oggi è giovedì e B. potrebbe tornare a fare il grillino. Chissà. Dipende dai consigli che gli danno. E a Roma, a contare molto, è la fedelissima Mariarosaria Rossi, punto di riferimento a Palazzo Grazioli. Magari ripensa a Forza Gnocca.

 

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