1. CI MANCAVA DA QUALCHE MESE, LA FAMOSA “MACCHINA DEL FANGO” INVENTATA DA ‘’REPUBBLICA’’ PER MARCHIARE CON L’INFAMIA CHIUNQUE SI AZZARDI A RECAR DANNO, O A DARE NOTIZIE SGRADITE, AGLI AMICI DEL GIORNALE-PARTITO DI LARGO FOCHETTI. OGGI QUESTA MERAVIGLIOSA INVENZIONE RITORNA A PROPOSITO DEL CONFLITTO TRA ROBLEDO E BRUTI LIBERATI CHE STA SQUASSANDO L’AMATISSIMA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI MILANO. SCRIVE MASSIMO GIANNINI: “E’ UN FATTO CHE, DA QUANDO IL CASO È ESPLOSO, LA POLITICA ABBIA INIZIATO AD AZIONARE LA VECCHIA, CARA MACCHINA DEL FANGO” 2. ATTACCANO LO STIMATO BRUTI LIBERATI PERCHÉ SONO AL SOLDO DI BERLUSCONI E PAZIENZA SE ROBLEDO È NOTORIAMENTE UN MAGISTRATO CHE HA PERSEGUITO BERLUSCONI 3. LA SCOMPARSA DEI FATTI È COMPLETA. IL DENUNCIANTE FINISCE SUL BANCO DEGLI IMPUTATI. CHI VOLESSE PROVARE A PRENDERE LE PARTI DI ROBLEDO È DA OGGI AVVERTITO: È UN CORREO. SE TROVERÀ DEGLI ALLEATI, SARÀ “COMPLOTTO”. SE SI FARANNO SENTIRE SUI MASS MEDIA, SARÀ “INDEGNA GAZZARRA”. SE POLITICI, MAGISTRATI, GIORNALISTI DOVESSERO DOVESSERO DIFENDERE ROBLEDO E/O ACCUSARE BRUTI LIBERATI SARÀ “MACCHINA DEL FANGO”

Francesco Bonazzi per Dagospia

Ci mancava da qualche mese, la famosa "macchina del fango" inventata da Repubblica per marchiare con l'infamia chiunque si azzardi a recar danno, o a dare notizie sgradite, agli amici del giornale-partito di Largo Fochetti. Oggi questa meravigliosa invenzione ritorna al fondo della sesta colonna di una micidiale mattonata su due pagine che il giornale scaraventa sui suoi lettori, a proposito del conflitto che sta squassando l'amatissima procura della Repubblica di Milano.

Scrive Massimo Giannini: "E' un fatto che, da quando il caso è esploso, la politica abbia iniziato ad azionare la vecchia, cara macchina del fango". Seguono riferimenti vagamente fangosi a una serie di personaggi, dal giudice Antonello Racanelli al sottosegretario Cosimo Ferri, che si sarebbero schierati con Alfredo Robledo ("Mosso da motivazioni personali") e contro Edmondo Bruti Liberati. Vero, falso? Non è questo che ci interessa per ora. La colata di piombo di Repubblica ve la linkiamo qui sotto e poi ognuno si fa un'opinione.

Mettere in fila analoghe malizie contro i personaggi di questa storia preferiti da Repubblica (Bruti, Ilda Boccassini, Francesco Greco) non servirebbe a nulla. E neppure sarebbe utile puntare una pistola alla tempia di tutti coloro che non si sono ancora esposti, ma che alla fine decideranno le sorti di questo conflitto tra due toghe come Robledo e Bruti che, lo diciamo senza sarcasmo, per quello che hanno fatto nella vita meritano entrambe il massimo rispetto.

Questi decisori, in una prima fase, saranno Giorgio Napolitano, Michele Vietti e i consiglieri del Csm, che hanno tutti un nome, un cognome, una storia e, purtroppo, in massima parte anche una "appartenenza" più o meno politica. Poi, visto che per fortuna questo scontro fra magistrati non finirà di fronte al sinedrio interno della categoria, ci saranno le azioni disciplinari del Ministero e le sentenze del Tribunale di Brescia, competente per territorio sulle magagne dei magistrati di Milano.

Repubblica farebbe forse un buon servizio ai suoi lettori se provasse a indagare su come decideranno i decisori. Non lo fa perché sa benissimo che al Csm Robledo verrà piallato, che il capo dello Stato sulla giustizia ha idee e preferenze ben note e che lo stesso vale per Vietti.

Il maglio della magistratura di vertice si abbatterà sul magistrato più debole. Se a Robledo, che si è messo contro Md, Unicost e Anm andrà bene, sarà solo trasferito per incompatibilità ambientale. Se gli andrà male, visto che al ministero della Giustizia comandano i magistrati in distacco (secondo rigidi criteri di lottizzazione correntizia) e il ministro Andrea Orlando è espressione del Pd (con timbro di approvazione del Colle), il procuratore aggiunto di Milano si beccherà anche un bel procedimento disciplinare.

Repubblica però non scrive nulla di tutto ciò. Non si porta avanti, non tenta di spiegare - rischiando ovviamente di sbagliare, come stiamo facendo noi - che cosa sta accadendo realmente e come potrebbe andare a finire. Preferisce quello che le sue penne più colte chiamerebbero "fumisterie".

A Milano è successa una cosa molto grave, ma molto semplice. Proviamo a scriverla in repubblichese. Il cittadino R. ha denunciato lo stimato B.L. con un lungo e articolato elenco di sue presunte malefatte, che avrebbero leso il "bene giustizia" e dato vita a disparità di trattamento tra i cittadini di fronte alla legge penale. Lo stimato B.L. ha risposto con analogo elenco di giustificazioni e contro-deduzioni e ora entrambi sperano di avere giustizia dagli organi deputati.

In capo a pochi giorni dalla denuncia di R. succede che il denunciante diviene l'accusato e l'accusato viene presentato come il denunciante. Il culmine di questa inversione viene toccato quando lo stimato B.L. accusa il cittadino R. di aver messo a rischio una certa inchiesta con la sua denuncia.

E' favoloso: perché R. denuncia B.L di aver gestito scorrettamente anche quella inchiesta, ma evidentemente doveva tacere. Affinchè quell'inchiesta fosse gestita sempre peggio. Ad esempio, arrestando gli indagati prima che questi fossero ascoltati al telefono con ministri o politici di rango. Come è puntualmente successo, e in piena campagna elettorale.

Non faremo le "dieci domande" sull'inchiesta Expo e sulla sua tempistica. Non disegneremo la rete dei rapporti "occulti" e "innaturali" tra tutti coloro che si stringono a coorte intorno allo stimato B.L. Non siamo Repubblica. Non ci piace vivere in un paese di buoni e di cattivi, di luce e di ombre, di sommersi e di salvati.

Però non è normale che un giornale così importante, da giorni, in splendida solitudine (ma si eccitano così) faccia intendere al cittadino R. che farà una brutta fine. Sostenga in modo unilaterale che ha torto. E arrivi oggi a scrivere nero su bianco che, in sostanza, la procura di Milano retta dal trio B.L.-Greco-Boccassini è benemerita - e quindi intoccabile - perché ha istruito processi importanti e coraggiosi come quelli contro B. e Formigoni.

E se qualcuno prova non diciamo a difendere il cittadino R. - che comunque non viene difeso da nessuno, neppure dall'ultimo dei peones di Forza Italia - ma ad attaccare i "nemici" di R., ecco che si tratta di "macchina del fango". Attaccano lo stimato B.L. perché sono al soldo di B. E pazienza se R. è notoriamente un magistrato che ha perseguito B.

La scomparsa dei fatti è completa. Il denunciante finisce sul banco degli imputati. Chi volesse provare a prendere le parti del cittadino R. è da oggi avvertito: è un correo. Se troverà degli alleati, sarà "complotto". Se si faranno sentire sui mass media, sarà "canizza e "indegna gazzarra". Se politici, magistrati, giornalisti o poliziotti dovessero prendere le "difese di R. o accusare B.L., sarà "macchina del fango".

La macchina del fango non esiste. Neppure nel punto più basso del giornalismo di questi ultimi anni, il famoso "servizio televisivo" su quel giudice che diede torto a B. e fu denigrato per i calzini improbabili (non si trovò altra colpa, purtroppo), si può parlare di un'organizzazione tecnologicamente avanzata creata allo scopo di infangare una persona. Si trattava di un mix tragicomico di servilismo, ignoranza e stupidità. Tutto il resto, non era manco quello. A cominciare dalla famosa casa di Montecarlo di Fini, che era una storia vera e uno scoop vero.

Esiste invece, e oggi se ne ha una prova lampante, la Macchina della Purga. Funziona così: se una persona fa una cosa che "non deve fare", anche se sta esercitando un proprio diritto, e attacca una persona più potente di lui e più inserito nei cosiddetti gangli del sistema, questa persona va isolata, annichilita e punita. Non è una pratica propriamente laica, democratica e antifascista. Anzi, è una macchina un po' sinistra. E anche un po' di sinistra, tocca dire.

Anche noi di Dagospia siamo stati in passato accusati da un paio di poveri di spirito della Macchina della Purga di essere parte della Macchina del fango. Non era vero. Noi siamo oltre. Noi siamo parte della Superloggia che si muove dietro a Scajola, Dell'Utri e Frigerio. E per dimostrarlo, ecco in 10 punti il nostro nuovo

PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA
1 Separazione delle carriere dei magistrati.
2 Creazione, al fianco del Csm, di una Sezione disciplinare votata dai magistrati ma formata non da magistrati
3 Abolizione della piramide gerarchizzata delle Procure
4. Divieto di impiegare magistrati al ministero della Giustizia
5. Responsabilità civile dei magistrati, coperta finanziariamente dal ministero
6 Abolizione dei poteri ispettivi del ministero sui Tribunali
7. La prescrizione si ferma al momento del rinvio a giudizio
8. Abolizione della custodia cautelare se non per reati di sangue
9. Abolizione dei reati associativi e di opinione
10. Abolizione dell'ergastolo in quanto incostituzionale

Come si vede, si tratta di un programma di chiaro stampo fascista e golpista. Ma avendolo noi protervamente schiaffato su internet, speriamo di evitare le accuse di associazione segreta.

 

 

 

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