vittorio grilli lisa lowenstein

CHI CI RIPENSA E’ CORNUTO - IL PROCURATORE GENERALE DELLA CASSAZIONE CHIEDE CHE TORNI IL CRITERIO DEL TENORE DI VITA PER DETERMINARE L'AMMONTARE DELL’ASSEGNO DI DIVORZIO  - I GIUDICI DOVRANNO CONFERMARE O MENO IL "VERDETTO GRILLI" - LA DECISIONE SARA' DEPOSITATA TRA UN MESE...  

LISA LOWENSTEIN EX MOGLIE DI VITTORIO GRILLI.

 

1. LE RICHIESTE DEL PROCURATORE GENERALE

Da Ansa

 

Il criterio del tenore di vita goduto durante il matrimonio deve ancora essere preso a riferimento nelle cause di divorzio per valutare il diritto del coniuge più debole a ricevere l'assegno divorzile.

 

Lo ha chiesto il pg della Cassazione, Marcello Matera, alle sezioni unite della Suprema Corte che devono decidere se confermare o meno il verdetto 'Grilli' che ha archiviato il tenore di vita. La decisione degli ermellini sarà depositata tra circa un mese.

 

2. I DISTINGUO ED I PENTIMENTI

Val. Err. per il Messaggero

 

Alessia Ferruccio e Vittorio Grilli

Il nuovo e definitivo indirizzo ai Tribunali potrebbe arrivare già oggi, ma è più probabile che le Sezioni unite della Cassazione prendano il tempo canonico di trenta giorni per pronunciarsi. La questione è centrale in materia di divorzi, perché riguarda la giurisprudenza sull'assegno di mantenimento all'ex coniuge economicamente autonomo, un indirizzo invertito dalla cosiddetta sentenza Grilli.

 

Ossia il diritto o meno allo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio, tramite l'attribuzione di un emolumento divorzile, per le mogli che spesso, ma non più come un tempo, sono ancora il soggetto economicamente debole della coppia andata in frantumi.

 

Interpretazione che rimane controversa, visto che pochi giorni fa la corte d'appello di Genova è andata contro il nuovo corso sfornando una sentenza vecchio stile. In vista della camera di consiglio di oggi è arrivato anche un appello firmato da giuriste, sociologhe, giornaliste e avvocate che chiedono di non abolire il parametro dello stile di vita. 

 

LA SENTENZA

VITTORIO GRILLI jpeg

Con il verdetto prende il nome dall'ex ministro dell'Economia Vittorio Grilli i supremi giudici della prima sezione civile, nel maggio 2017, hanno messo fine al diritto per il coniuge con meno mezzi ed entrate ad essere mantenuto per sempre dall'altro, anche dopo il divorzio, assicurandogli più o meno lo stesso standard di vita.

 

La sentenza, che ha staccato la spina ai privilegi garantiti alle ex fin dal 90, afferma che il matrimonio non è più la «sistemazione definitiva»: sposarsi, per i supremi giudici, è un «atto di libertà e autoresponsabilità» e se le cose vanno male si torna ad essere «persone singole», senza rendite di posizione.

 

Anche perché dover versare un assegno «può tradursi in un ostacolo alla costituzione di una nuova famiglia» e questo in violazione del diritto a rifarsi una vita riconosciuto da Strasburgo e dalla Carta fondante dell'Ue.

 

LE SEZIONI UNITE

giovanni canzio

Lo scorso dicembre, era stato l'allora primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, con uno dei suoi ultimi decreti, a incaricare le Sezioni unite di pronunciarsi sul tema assegno di divorzio, ritenuta di «particolare importanza» ma sulla quale a dare il nuovo eclatante indirizzo era stata solo una sezione semplice.

 

Anche il procuratore generale presso la Suprema Corte, Riccardo Fuzio, nel corso della cerimonia inaugurale dell'anno giudiziario, aveva ricordato il «clamore» suscitato dal verdetto Grilli «sulla questione della spettanza e della funzione dell'assegno divorzile, a fronte di una giurisprudenza pacifica fondata su principi sanciti dalle Sezioni Unite sin dagli anni 90».

 

torta macabra di divorzio

Fuzio aveva poi sottolineato che la Procura della Suprema corte, «di fronte a questo mutamento di giurisprudenza» aveva «reiteratamente segnalato che, al di là della soluzione del nodo interpretativo, ovviamente sempre aperto all'ermeneutica e all'evoluzione che a essa è propria, appariva indispensabile nuovamente investire le Sezioni Unite dell'esegesi del sistema normativo di riferimento».

 

E il Pg aveva accolto la decisione di Canzio di dare spazio, nel massimo consesso degli ermellini, a una «rinnovata riflessione sul tema del permanere, o meno, del valore della solidarietà post-coniugale nella società odierna e della funzione da ascriversi all'assegno di divorzio».

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