ARIA DI GUERRA - MIGLIAIA DI CINESI IN FUGA DAL VIETNAM DOPO LE PROTESTE CHE HANNO CAUSATO 2 MORTI E CENTINAIA DI FERITI - PECHINO CAVALCA L’ONDATA XENOFOBA E NAZIONALISTICA

Giampaolo Visetti per ‘La Repubblica'

Riesplode in Asia la guerra dei nazionalismi e la Cina allarga il fronte dello scontro nel Sudest. A dieci giorni dai primi assalti in fabbriche e negozi cinesi, Pechino ha scelto ieri uno spettacolare rimpatrio dei connazionali in Vietnam, rilanciando accuse e minacce contro Hanoi. Tivù di Stato e media governativi per tutto il giorno hanno seguito in diretta la maxi-evacuazione dei cinesi dai principali distretti produttivi vietnamiti, effettuata con navi e aerei militari.

Secondo la propaganda i rimpatriati sono già 3 mila e in queste ore cinque navi stanno portando in salvo altre migliaia di operai ed emigrati, obbiettivo delle ritorsioni dei vietnamiti insorti contro l'installazione di una piattaforma petrolifera di Pechino nell'arcipelago conteso delle Paracels. Finora le vittime cinesi sono state ufficialmente due, oltre cento i feriti.

I sedici cinesi con le lesioni più gravi sono stati prelevati da aerei-ambulanza e ricoverati negli ospedali di Pechino, accolti come reduci-eroi di un conflitto. Tra mercoledì e ieri però i cinesi fuggiti dal Vietnam, a piedi o con mezzi di fortuna, sono migliaia. La maggioranza è riuscita a passare il confine con la Cambogia, costruendo campiprofughi lungo la frontiera. Non si può ancora parlare di una guerra aperta, ma tra Vietnam e Cina la tensione non era così alta da quarant'anni.

Nel 1974, mentre gli Usa si ritiravano dal Vietnam del Sud, le truppe di Pechino tentarono un blitz issando già la propria bandiera sulle isole Paracels. A sud di Hanoi, tra Ho Chi Min City e il distretto industriale di Ha Tinh, squadre di vietnamiti nei giorni scorsi hanno distrutto e incendiato decine di aziende, proprietà di Cina, Taiwan e Singapore.

Gli operai cinesi sono stati aggrediti e pestati dai loro stessi colleghi del Vietnam, colpevoli di essere nati nella super-potenza che torna a minacciare il territorio di Hanoi. Nella serata di ieri l'annuncio della prima ritorsione cinese: scambi bilaterali, per decine di milioni di dollari, sono stati sospesi. Hanoi assicura che 600 saccheggiatori sono stati arrestati, che gli assassini dei cinesi.

Navi vietnamite e cinesi continuano però a fronteggiarsi attorno alle Paracels e la minima provocazione può far sfuggire la situazione di mano ai rispettivi governi. La piattaforma petrolifera galleggiante Haiyang Shiyou 981, scintilla degli scontri, ha costi di manutenzione proibitivi e non può dunque rimanere inattiva a lungo.

Il Vietnam, sostenuto dagli Usa, è deciso a impedire la ripresa delle trivellazioni su fondali che considera propri, mentre la Cina è decisa a usare gli interessi economici ed energetici per ridisegnare i confini nel Mar cinese meridionale. Vecchi rancori e nuovi affari soffiano in particolare sui crescenti nazionalismi: Pechino sfrutta la caccia ai cinesi in Vietnam per sviare l'attenzione interna dal rallentamento della crescita e dal dilagare della corruzione nel partito, ma pure Tokyo, Hanoi e Manila cavalcano l'odio xenofobo per consolidare il potere. Toccati gli orgogli patriottici, nessuno può permettersi un passo indietro. Farne un altro in avanti, come un secolo fa, minaccia però di far riesplodere il Pacifico.

 

CINESI IN PARTENZA DAL VIETNAM.xi jinping hollande joe biden e xi jinping proteste contro la cina in vietnam proteste contro la cina in vietnam

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