COM’È FRAGILINO ANDREA PUCCI: DAVANTI ALLE CRITICHE S’È CACATO SOTTO (ALTRO CHE “HATER”) – IL COMICO PER MANCANZA DI BATTUTE RINUNCIA A SANREMO PER UNA PRESUNTA “ONDA MEDIATICA NEGATIVA”, MA L’UNICA PRESA DI POSIZIONE POLITICA È STATA QUELLA DEI COMPONENTI DEL PD IN COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI: “I VERTICI SPIEGHINO LA SCELTA DI UN COMICO PALESEMENTE DI DESTRA, OMOFOBO E FASCISTA”. E LUI, INDIRETTAMENTE, CONFERMA QUEST’ULTIMO APPELLATIVO, AGGIUNGENDO CHE “NEL 2026 IL TERMINE ‘FASCISTA’ NON DOVREBBE ESISTERE PIÙ”. CIOÈ NON IL FASCISMO, MA IL TERMINE…
PUCCI INDIETRO TUTTA
Estratto dell'articolo di flavia amabile per "la Stampa"
il post di Andrea Pucci per annunciare la presenza a sanremo
Mancano due settimane all'apertura del teatro Ariston di Sanremo ma intorno al Festival è scoppiata già la prima polemica con l'usuale contorno di scontro politico. A creare il caso è stata la rinuncia del comico Andrea Pucci alla co-conduzione della terza serata.
L'invito di Carlo Conti ad affiancarlo il 26 febbraio, aveva suscitato critiche da parte delle opposizioni per le sue battute spesso sotto accusa per omofobia, misoginia, fascismo, razzismo e body shaming. Di fronte alle critiche Pucci non è riuscito a reggere la pressione e ha preferito fare un passo indietro. Una scelta che ha sorpreso molti e provocato una nuova ondata di polemiche.
Per spiegare il rifiuto, ha dato la colpa agli insulti «incomprensibili e inaccettabili» arrivati a lui e alla famiglia e a «un'onda mediatica negativa» che «altera il patto fondamentale che c'è tra me ed il pubblico» e ha spiegato che - «il termine fascista non dovrebbe esistere più, esiste l'uomo di destra e l'uomo di sinistra che la pensano in modo differente ma che si confrontano in un ordinamento democratico che per fortuna governa il nostro amato Paese! Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno». […]
andrea pucci fotomontaggio con donald trump
PUCCI RINUNCIA AL FESTIVAL E ACCUSA DESTRA IN CAMPO PER DIFENDERLO
Estratto dell’articolo di Matteo Pucciarelli per “la Repubblica”
Tutto era cominciato ieri all'ora di pranzo con una nota del comico Andrea Pucci: «Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant'altro ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili e inaccettabili», una «onda mediatica negativa» che altera «il patto fondamentale» con il pubblico.
Da qui la scelta del passo indietro dalla conduzione di Sanremo, aggiungendo che «nel 2026 il termine "fascista" non dovrebbe esistere più. Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano, io non ho mai odiato nessuno».
Va detto che da venerdì, dopo l'annuncio del suo ingaggio per il festival, a livello politico si era fatta registrare solo una (di numero) presa di posizione politica, da parte dei componenti del Pd in commissione di Vigilanza Rai. «I vertici Rai spieghino la scelta del comico Pucci, palesemente di destra, fascista e omofobo, già sulle cronache per aver preso in giro un ragazzo dello spettacolo per essere omosessuale. Un tripudio di volgarità mista a razzismo», recitava il comunicato del partito di opposizione. Stop, una richiesta di spiegazioni e nulla di più. Con la politica non c'entra nulla, ma anche il Codacons si era domandato se la scelta fosse opportuna.
Comunque, subito dopo il forfait di Pucci, immediata è partita la batteria di agenzie da parte del centrodestra, la grancassa delle occasioni importanti. Nel giro di un paio d'ore sono intervenuti: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio La Russa, i vicepresidenti del Consiglio Matteo Salvini e Antonio Tajani, presidenti di regione, svariati ministri eccetera.
E infine la Rai. Tutti commenti conditi da una sorta di allarme democratico: «Deriva illiberale spaventosa della sinistra», «clima di intimidazione e odio», «atteggiamento fascista e nazista della sinistra», «sinistra isterica», «imposto il pensiero unico», «volto da soviet della sinistra», «l'ennesima prova dell'intolleranza e dell'antidemocrazia della sinistra» e via discorrendo, in un crescendo rossiniano.
La Russa fa sapere di aver tentato di convincere Pucci a ripensarci, il leader di Forza Italia riflette come «difendere la libertà significa anche difendere quella di espressione e di parola, artistica e culturale. Non è accettabile che qualcuno voglia imporre un pensiero unico». Alla fine intervengono anche i vertici Rai che parlano di «preoccupazione per il clima d'intolleranza e di violenza verbale generato nei confronti di un artista». [...]



