matteo renzi aereo di stato

COME BUTTIAMO VIA I SOLDI - L'“AIR FORCE RENZI” FU PAGATO 26 VOLTE IL PREZZO NORMALE - IL “FATTO” SCODELLA LE CARTE DEL MANAGER GAETANO INTRIERI CHE BLOCCÒ L'AFFARE: DUE I CONTRATTI TRA ETIHAD, ALITALIA E IL MINISTERO DELLA DIFESA - LE TRE IPOTESI SU COME SONO ANDATE LE COSE...

Daniele Martini per il “Fatto quotidiano”

 

aereo renzi

Le ipotesi sono tre e nessuna di esse è edificante. Prima ipotesi: ci sarebbero strani giri di danaro sulle capienti ali dell' Air Force One caparbiamente voluto da Matteo Renzi quando era capo del governo. Qualcuno ad Abu Dhabi, che era il Paese fornitore dell' aereo, o in Italia o in entrambi i luoghi, potrebbe essersi messo in tasca un bel po' di soldi.

 

Seconda ipotesi: i quattrini per il pagamento dello stratosferico contratto di leasing (168 milioni di euro per 8 anni di esercizio) rientrerebbero in una specie di scambio di favori tra Alitalia - che a quel tempo era privata - e una delle parti firmatarie del contratto, Etihad, la compagnia dell' Emiro di Abu Dhabi diventata socia della stessa Alitalia grazie soprattutto all' intervento di Renzi.

renzi a319

 

Poco tempo prima della stipula dell' accordo per l' Air Force, la compagnia di Fiumicino aveva emesso un' obbligazione per un importo quasi identico a quello del leasing, circa 200 milioni di dollari, interamente sottoscritti da Etihad. L' affare dell' aereo sarebbe stato un modo "creativo" per consentire ad Alitalia di restituire agli arabi il sostegno ricevuto facendolo pagare dai contribuenti italiani. Tanto questi ultimi non si sarebbero accorti del giochetto essendo il contratto dell' Air Force inspiegabilmente classificato come segreto di Stato.

 

renzi a345

La terza e ultima ipotesi è ancora più avvilente: coloro che a Roma trattarono la partita con il fiato sul collo del capo del governo, in particolare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, e il consigliere militare di Renzi, generale Carlo Magrassi, non riuscirono a impedire che Etihad facesse un facilissimo gol a porta vuota.

Gaetano Intrieri fu il manager aeronautico che due anni dopo, nel 2018, bloccò l'affare facendo risparmiare allo Stato italiano 118 milioni di euro essendo già stati pagati 50 milioni per il leasing.

 

Lavorando per il vicecapo del governo, Luigi Di Maio, e del ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, entrambi 5 Stelle, egli si imbatté in quella faccenda accorgendosi subito che era un bidone. A distanza di un anno Intrieri ha deciso di mettere a disposizione del Fatto Quotidiano la documentazione e gli appunti degli incontri riservati su quella vicenda.

 

renzi a319 4

Il manager scoprì che i contratti in realtà erano due: uno tra Alitalia ed Etihad; il secondo tra Alitalia da una parte e dall'altra il ministero della Difesa, il Segretariato generale della Difesa e Armaereo (la Direzione degli armamenti aeronautici). Di fatto la società privata Alitalia agiva da intermediario tra Etihad e lo Stato italiano tramite un contratto pubblico che però veniva secretato.

 

Lavorando per un lessor (locatore di aerei) americano, Intrieri aveva ricevuto in quel periodo tramite la società inglese EAL l'offerta di due Airbus A340-500 Etihad, proprio lo stesso modello di quello di Renzi, tra cui uno in configurazione Vip prodotto nello stesso anno dell'Air Force. Prezzo: circa 7 milioni di dollari ciascuno (6,4 milioni di euro), cioè la bellezza di 26 volte meno di quello che Etihad stava incassando dallo Stato italiano per l'affitto dell' aereo di Renzi.

renzi a319 3

 

Il contratto di leasing operativo dell'Air Force prevedeva inoltre un prepagamento anch'esso assolutamente fuori mercato di 25 milioni di dollari, che Etihad fatturò ad Alitalia (foto in pagina). Attraverso le sue conoscenze negli ambienti aeronautici internazionali, compresi i vertici di Etihad, Intrieri venne a sapere che parte di quella somma era servita alla stessa Etihad per diventare proprietaria dell' Airbus che fino a quel momento la compagnia di Abu Dhabi aveva solo in leasing. Di fatto lo Stato italiano aveva versato tramite Alitalia quattrini dei contribuenti a una società estera perché quest' ultima acquistasse un aereo che poi sarebbe stato preso in affitto e usato dal capo del governo italiano.

 

a319 renzi

Il contratto prevedeva inoltre una serie di "Prestazioni programmate" non comprese nel prezzo e sottratte alla competenza di Armaereo. Per queste prestazioni Alitalia stava fatturando al ministero della Difesa prezzi superiori fino a 3 volte quelli di mercato. Il solo servizio di manutenzione di linea aveva un extracosto per l' erario di 380 mila euro l' anno mentre la semplice custodia dell' aeromobile costava più di 100 mila euro al mese.

 

Intrieri constatò che per l' aereo non era stata bandita alcuna gara internazionale e che era stato sottoposto a una registrazione civile e non militare, al contrario della norma. A quel punto il manager fece capire a tutti che considerava la faccenda un' enorme truffa con l' aggravio dell' aiuto di Stato a favore di Alitalia (così come poi accertato dalla Corte dei Conti).

 

renzi a 319 2

Poco dopo alcuni giornali cominciarono ad attaccarlo mentre in Parlamento furono presentate 4 interrogazioni a raffica, tutte di esponenti Pd, compresa quella di Enza Bruno Bossio poi indagata per corruzione in Calabria dalla Direzione distrettuale antimafia insieme al presidente Pd della Regione. Anche i dirigenti di Etihad si allarmarono.

Il 9 agosto 2018 il capo della flotta della compagnia araba, Andrew Fisher, volle incontrare Intrieri. La riunione si svolse all' hotel St. George di via Giulia a Roma, presente anche il sottosegretario Andrea Cioffi (5 Stelle).

 

airbus a340 nuovo aereo blu di renzi 6

Nelle email di preparazione della riunione, Fisher insistette molto perché fosse presente il generale Magrassi con cui Etihad aveva trattato l' affare in precedenza, ma Magrassi non si presentò. Tentando di parare le obiezioni di Intrieri e volendo evitare in extremis la rescissione del contratto, il dirigente della compagnia araba propose di ridurre di oltre sei volte l' importo del leasing, da una rata di 800 mila euro al mese a 120 mila. Toninelli a quel punto decise di annullare il contratto.

 

Le ultime resistenze contro la rescissione ci furono da parte del capo staff Alitalia, Carlo Nardello, e poi durante un incontro che si tenne il 10 settembre al ministero di Di Maio da parte del capo di gabinetto, Vito Cozzoli. Nonostante tutto, alla fine il contratto fu finalmente annullato. Ora su di esso indagano la Procura della Repubblica di Civitavecchia e la Corte dei Conti.

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