COMI NON DETTO – NELLA SENTENZA DELLA CORTE DI APPELLO DI MILANO CHE HA ASSOLTO DALLE ACCUSE DI CORRUZIONE L’EX EUROPARLAMENTARE DI FORZA ITALIA, LARA COMI, È STATA DETERMINANTE L’ESCLUSIONE DELLE CHAT DELLA POLITICA CON GLI ALTRI IMPUTATI: PER I GIUDICI, L’“IMMUNITÀ” RICONOSCIUTA ALL’EUROPARLAMENTARE DEVE ESSERE APPLICATA ANCHE AI SUOI INTERLOCUTORI – PER LA CORTE, “SAREBBE ANOMALO INTRODURRE UNA SORTA DI ‘DOPPIO BINARIO’ RICOSTRUTTIVO CHE RITENGA LE CHAT INUTILIZZABILI VERSO IL PARLAMENTARE E PERÒ IMPIEGHI IL MEDESIMO MATERIALE A FINI DI PROVA NEI CONFRONTI DEI CONCORRENTI DEL PARLAMENTARE...”
Estratto dell’articolo di L. Fer. per il “Corriere della Sera”
Non parlamentari immuni dalle chat quasi per contagio dell’immunità dei parlamentari: non è una proposta della politica, ma è l’effetto di come la II Corte d’Appello di Milano motiva l’assoluzione in gennaio dell’ex eurodeputata Lara Comi dal reato di corruzione, con pena scesa così da 4 anni e 2 mesi a 1 anno per una residua truffa alla Ue.
«Determinanti» in primo grado sulla corruzione erano chat sui cellulari date spontaneamente dai suoi interlocutori ai pm nel 2019. All’epoca le chat erano «documenti», nel 2023 la Consulta le ritiene «corrispondenza», quindi tutelate dall’immunità dei parlamentari, inutilizzabili nei loro confronti senza richiesta dei magistrati di autorizzazione.
E senza chat, su Comi «consegue il deficit probatorio» a fronte degli argomenti difensivi dei legali Antonio Bana e Gianluca Varraso.
Ma la Corte spiega di aver assolto anche i non parlamentari interlocutori delle chat: «Sarebbe decisamente anomalo introdurre una sorta di “doppio binario” ricostruttivo che ritenga» le chat «inutilizzabili» verso il parlamentare «in quanto lesive di diritti fondamentali costituzionalmente tutelati», e però «impieghi il medesimo materiale a fini di prova nei confronti dei concorrenti del parlamentare», perché così si finirebbe per «esprimere pur sempre, implicitamente e surrettiziamente, un giudizio di responsabilità del parlamentare per aver posto in essere un tassello insostituibile del mosaico accusatorio, pur in assenza di condanna». [...]


