berlusconi salvini meloni

IL SIRE DI "HARD-CORE" COLPISCE ANCORA! IL CONSIGLIO ANTI-M5S DI BERLUSCONI: “SUGGERISCO ALLE DONNE DI FARE CONTENTI I LORO MARITI, COSÌ QUANDO SI SARANNO SFOGATI SARANNO PIÙ SERENI E NON ANDRANNO A VOTARE DOMENICA I CINQUESTELLE”

berlusconi salvini meloni fitto

Ugo Magri per la Stampa

 

Magari non sarà più quello di una volta, eppure Silvio rimane bello ingombrante. I suoi alleati non sono ancora capaci di prescinderne; ma dove c' è lui, loro finiscono per fare le comparse perché Berlusconi si impadronisce dell' intera scena: mattatore, primadonna, regista, attor comico e, all' occorrenza, perfino guitto. Come ieri al Teatro Adriano. In teoria dovevano esserci quattro protagonisti (Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Raffaele Fitto per la prima volta a rappresentare Noi con l' Italia in una manifestazione comune e, ovviamente, il Cav);

 

in realtà se n' è visto uno soltanto perché gli altri tre nulla hanno potuto contro l' invadenza anche simpatica e divertente dell' ex premier. Dovevano per caso ribellarsi davanti a decine di telecamere, trasformando lo show di unità del centrodestra nel suo esatto contrario, per giunta a tre giorni dalle elezioni? Chiaramente non se la sono sentita, cosicché Silvio ne ha profittato alla maniera sua.

 

Consiglio alle signore Ha introdotto il dibattito e tirato le conclusioni. Dato e tolto la parola agli altri oratori, quasi fossero suoi ospiti, presentandoli al pubblico come usava alle convention di Mediaset, interrompendoli di continuo con la scusa di dar loro ragione, sovrapponendosi senza pietà con gag tipo il fazzolettone bianco passato sulla fronte di Salvini per asciugargli il sudore mentre il leader della Lega raccontava dei suoi 300 comizi e dei 15 mila chilometri su e giù per l' Italia.

BERLUSCONI SALVINI

 

Si è spinto ai confini della gaffe con la Meloni, colpevole peraltro di averlo scatenato con un' affermazione solo in apparenza innocua sul ruolo delle donne che consiste nel tenere unite le famiglie. «Ecco, a questo proposito», si è inserito di prepotenza Berlusconi, «suggerisco alle consorti qui presenti di fare contenti i loro mariti, così quando si saranno sfogati saranno più sereni e non andranno a votare domenica i Cinquestelle» (fa un po' il paio con l' uscita anti-lesbiche di Salvini, insorto pubblicamente qualche ora dopo contro l' ipotesi che Elsa, eroina di «Frozen, il regno di ghiaccio», possa diventare gay in una futura sequel: «Preparano il mondo al contrario, voglio intervenire prima»).

 

LUIGI DI MAIO

Furto con destrezza Nell' arco di un' ora e un quarto, Berlusconi si è tenuto il microfono per 50 minuti. Ha scippato alla Lega la flat tax come se fosse stata sempre un' idea sua, fin dai tempi del primo governo del '94, quando invece non le aveva mai dato concreto seguito ed è rimasta nel cassetto fino a quando Salvini ne ha fatto un cavallo di battaglia (su suggerimento dell' economista Armando Siri). Da ultimo Silvio ha letto un appello al voto così poco eccitante, talmente alla camomilla che nel pubblico ha causato mascelle lussate e brusii. Pare faccia parte di una strategia mediatica rassicurante decisa qualche sera fa ad Arcore, dove negano che la Lega sia vicina al sorpasso di Forza Italia, e che i grillini vadano forte al Sud. Un consiglio di guerra ha deciso di tenere bassi i toni, ignorando le sirene d' allarme.

Baci e abbracci Stoica la pazienza degli alleati.

 

Salvini è arrivato per primo puntualissimo, un attimo dopo Fitto e poi la Meloni. Silvio li ha fatti attendere il quarto d' ora accademico. Al suo arrivo, un gruppo di ragazzotti ha intonato, versione Guantanamera, «c' è un presidente, c' è solo un presidente», quando l' intesa era di non portarsi appresso la claque. Ha messo fretta a Giorgia, «vieni qua!», per la foto con le mani unite. «Non ci eravamo visti finora però abbiamo contatti telefonici quotidiani», ha finto cordialità quando tutti sanno che è stata la Meloni a pretendere un' iniziativa comune anti-inciucio, con la solenne promessa di restare uniti nella buona e perfino nella cattiva sorte. Mentre il Cav spiegava in che modo l' Italia rifiorirebbe, se si applicasse la «sua» flat tax, Salvini e gli altri si scambiavano sguardi con un mix di stupore e rassegnazione, come si fa con il nonno quando parla della guerra d' Africa. Alla fine Berlusconi se li è abbracciati uno a uno, con più calore la Meloni, con meno trasporto Fitto e con due baci stampati sulle guance a Salvini. Per le pugnalate ci sarà tempo, dopo il 5 marzo.

SALVINI BERLUSCONI MELONI

 

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