CONSIGLIO DI STATO O CONSIGLIO DI MANTOVANO? – IL CONSIGLIERE TOGATO ETTORE MANCA, CHE CON IL SUO VOTO È STATO DETERMINANTE PER FAR SALTARE LA NOMINA A PRESIDENTE DI LUIGI CARBONE, HA LEGAMI FORTI E CONSOLIDATI CON IL SOTTOSEGRETARIO ALFREDO MANTOVANO. MANCA, OLTRE A DISTINGUERSI PER UNA APERTA CAMPAGNA PER IL SÌ AL REFERENDUM, DALL’11 SETTEMBRE 2024 È STATO NOMINATO “ESPERTO” NELL’UFFICIO DI DIRETTA COLLABORAZIONE DEL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI”. OVVERO, PRESSO L’UFFICIO DI MANTOVANO…
IL GOVERNO VUOLE METTERE LE MANI ANCHE AL CONSIGLIO DI STATO, LA FUCINA DEI GRAND COMMIS: IL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO, EX MAGISTRATO, VORREBBE “PILOTARE” LA NOMINA AL VERTICE DELL’ISTITUZIONE – FINORA IL PRESIDENTE È SEMPRE STATO ELETTO SULLA BASE DEL CRITERIO DI ANZIANITÀ DI RUOLO, MA IL CANDIDATO NATURALE, LUIGI CARBONE, È STATO BOCCIATO CON UN VOTO SEGRETO “SOSPETTO” – CARBONE HA PRESO SETTE VOTI A FAVORE E SEI CONTRARI, TRA CUI QUELLO DI ETTORE MANCA, SOPRANNOMINATO IL “QUINTO LAICO”, MAGISTRATO DEL TAR DI LECCE, CITTÀ DI MANTOVANO. SUL SESTO VOTO NEGATIVO, QUALCUNO SOSPETTA DEL PRESIDENTE LUIGI MARUOTTI, CHE IL GIORNO PRIMA DEL VOTO SAREBBE STATO CONVOCATO A PALAZZO CHIGI PER UN COLLOQUIO CON MANTOVANO...
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Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per “Domani”
Nelle stanze del Consiglio di Stato l’aria è rovente: la bocciatura della nomina a presidente aggiunto di Luigi Carbone – il più anziano in ruolo e dunque per prassi il più titolato - ha lasciato strascichi e soprattutto interrogativi su molti livelli.
Soprattutto, come raccontato da Domani, ha alimentato sospetti su una volontà di palazzo Chigi di condizionare la giustizia amministrativa, che è anche giudice di tutte le nomine del Csm, la cui riforma è stata bocciata dal referendum costituzionale.
[…] Il nodo dell’indipendenza del Consiglio di Stato, infatti, è nevralgico e investe anche il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (l’equivalente del Csm), su cui si sono addensate ombre dopo la mossa per superare il principio di anzianità, che renderebbe le nomine discrezionali per il plenum.
alfredo mantovano voto al senato sulla riforma della corte dei conti foto lapresse 1
In particolare, è emerso il legame di alcuni dei suoi membri – “sospettati” di aver affossato Carbone – con il sottosegretario Alfredo Mantovano, che è anche autorità delegata da palazzo Chigi ad «esercitare le funzioni inerenti alla gestione amministrativa del Consiglio di Stato».
A lui sono vicini per provenienza politica i tre laici Giovanni Doria, Eva Sala e Francesco Urraro, che in Consiglio si erano espressi contro l’automatismo per Carbone. Meno evidente ma più rilevante, invece, è il rapporto che lega il sottosegretario al consigliere togato Ettore Manca, che anche per questo è stato soprannominato il “quinto laico”.
[…] Magistrato amministrativo del Tar Lecce (città di Mantovano) ed eletto al Cpga nel 2022 con il gruppo moderato “Rinnovamento”, Manca si è distinto per una aperta campagna per il Sì al referendum.
A saltare agli occhi però è soprattutto l’incarico che ha assunto, con autorizzazione del Cpga datata 11 settembre 2024: «Esperto per il monitoraggio della giurisprudenza unionale e per i rapporti con le autorità indipendenti nell’ambito dell’ufficio di diretta collaborazione del sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio dei ministri». Ovvero, presso l’ufficio di Mantovano.
L'incarico viene svolto a titolo gratuito e colloca Manca - in qualità di esperto di diritto dell’Unione europea - proprio nella stanza dei bottoni del sottosegretario delegato ai rapporti con il Consiglio di Stato, di cui sempre Manca siede come membro togato nell’organo di autogoverno.
Un cortocircuito lecito perché non esistono incompatibilità ma comunque un cortocircuito, che solleva per lo meno questioni di opportunità. Sentito da questo giornale, Manca ha sottolineato come «l’oggetto dell’incarico con il sottosegretario è del tutto avulso dalle questioni di cui ci occupiamo in autogoverno». Se non altro, però, denota la contiguità tra il consigliere e Mantovano che, secondo fonti del Consiglio di Stato, sarebbe stato il regista dell’operazione in Cpga per far saltare il criterio di anzianità.
[…]
nicole minetti e grazia ricevuta da sergio mattarella - vignetta by vukic
Ricordando come esista un orientamento giurisprudenziale in contrasto con la prassi dell’anzianità, Manca ha anche ribadito che «la nomina del presidente aggiunto è procedimento del tutto estraneo alle competenze del governo», che pure «ha un ruolo centrale nella nomina del presidente del Consiglio di Stato, su cui il Cpga rende solo un parere». Vero, sulla carta: la nomina del presidente spetta al Quirinale dopo la deliberazione del cdm su proposta del presidente del Consiglio, con parere del Cpga.
Secondo prassi consolidata, però, viene nominato presidente l’aggiunto con maggior anzianità di servizio.
Tradotto: la nomina “sabotata” di Carbone a presidente aggiunto con sei voti contrari e due astenuti quasi certamente gli impedirà anche di diventare presidente dopo il pensionamento dell’attuale vertice, Luigi Maruotti.
A meno che la commissione non riproponga il suo nome al plenum, seguendo il principio dell’anzianità come criterio utile anche a evitare le ingerenze della politica.
L’incertezza su questo però regna sovrana. Oggi si riunisce di nuovo il plenum ma la questione non sarà di nuovo affrontata: prima dovrà essere approvato il verbale della precedente seduta e solo dopo l’argomento potrà tornare in commissione.
Con un interrogativo che nemmeno i più fini giuristi sanno risolvere: la terza commissione potrà ripresentare Carbone al plenum, oppure la bocciatura lo impedisce? In assenza di precedenti, spetterà ai membri decidere il da farsi.
SERGIO MATTARELLA E IL 25 APRILE 2026 A SAN SEVERINO MARCHE
Con un elemento, però, che almeno indirettamente peserà: l’assemblea di lunedì in cui per la prima volta si sono riunite le due associazioni di consiglieri di Stato e Tar ha restituito il sentiment interno, compatto nel ritenere il criterio dell’anzianità di ruolo «il parametro imprescindibile per le nomine», «a garanzia dell’indipendenza, interna ed esterna, della giurisdizione amministrativa».




