giuseppe conte rocco casalino

CONTE E CASALINO, CHI L'HA VISTI? I PARTITI SI AZZUFFANO SULLA FINANZIARIA SENZA CHE CI SIA UNA LINEA CHIARA DA PARTE DI PALAZZO CHIGI. SEMPLICE DIMENTICANZA O STRATEGIA? LA SECONDA CHE HAI DETTO. CONTE LASCIA LITIGARE I LEADER DELLA MAGGIORANZA PER APPARIRE COME L'UOMO DEL FARE. MA SVOLTA È DIVERSO. E SE LA MAGGIORANZA AFFONDA GIUSEPPI SARÀ IL PRIMO A PAGARNE LE CONSEGUENZE

 

1. CONTE E CASALINO, CHI L'HA VISTI? I PARTITI SI AZZUFFANO SULLA FINANZIARIA SENZA CHE CI SIA UNA LINEA CHIARA DA PARTE DI PALAZZO CHIGI

Marco Antonellis per Dagospia

 

Da qualche giorno Conte e il suo guru della comunicazione Rocco Casalino sembrano spariti. I partiti si azzuffano sulla Finanziaria senza che ci sia una linea chiara da parte di Palazzo Chigi. Scelta o semplice dimenticanza? "Ma quale dimenticanza - dicono le malelingue in Transatlantico - è una precisa scelta. Stanno provando a ripetere lo schema dello scorso governo: Di Maio e Salvini litigavano ogni giorno, Conte stava di lato, faceva qualche inaugurazione ogni tanto  e così appariva l'uomo del fare e il suo gradimento saliva. Ma ora è diverso.

GIUSEPPE CONTE GIOCA CON I CANI

 

Ora i partiti al governo sono quattro, se il Presidente del Consiglio non fa una buona mediazione e, soprattutto, se non la comunica a dovere, si mette male. E Conte sarà il primo a pagarne le conseguenze. A Palazzo Chigi devono capire che il Conte Bis è completamente differente dal Conte I". D'altra parte, non fu lo stesso Quirinale in sede di formazione del governo a chiedere all'attuale Premier di svolgere anche un ruolo politico, di fare finalmente il "Presidente del Consiglio" e non soltanto il garante della coalizione?

 

 

2. CONTE SI CHIAMA FUORI DALLA RISSA: TRATTINO I PARTITI MA SALDI INVARIATI

Marco Conti per “il Messaggero”

 

Adesso che la manovra di bilancio è in Parlamento toccherà ai partiti difendere le misure dall'assalto dell'opposizione e dal possibile fuoco amico. Al netto delle possibili modifiche che il governo si è impegnato a fare su auto aziendali e plastica monouso, per Giuseppe Conte il governo giallorosso è riuscito laddove il precedente esecutivo non sarebbe arrivato.

 

L'ATTUALE

GIUSEPPE CONTE E ROCCO CASALINO

Lo schema delle misure immaginate dal precedente ministro dell'Economia Giovanni Tria, Conte le conserva ancora in un cassetto e ogni tanto le guarda per consolarsi rispetto a ciò che è riuscito a fare anche grazie ai margini di flessibilità concessi da Bruxelles. Eppure l'attuale maggioranza ha disseminato la manovra di distinguo e trappole che rischiano di trasformare in un Vietnam il percorso parlamentare. Se non fosse che per ogni possibile modifica di spesa deve essere indicata adeguata copertura.

 

Da giorni Pd e M5S fanno quadrato sul premier e difendono l'impianto della manovra ricordando i numerosi vertici che ci sono stati a palazzo Chigi per arrivare ad un'intesa. Completato il lavoro, con la consegna del complesso articolato a Palazzo Madama, palazzo Chigi considera chiusa la fase forse più complessa. Spetta ora ai gruppi di maggioranza, prima in Commissione e poi in Aula, difendere le misure, con il governo che si riserva la sintesi finale che prenderà forma con un maxi emendamento che assesterà provvedimenti e saldi.

Roberto Gualtieri e Giuseppe Conte al lavoro sul Def

 

Il più che probabile rinvio di un anno dell'aumento delle tasse per le auto aziendali e per la plastica monouso rischia di finire sul conto del Pd sotto forma di ulteriore slittamento dell'entrate in vigore del taglio del cuneo fiscale, anche se il ministro Gualtieri tenterà di contenere il danno, magari aumentando ancora un po' il deficit. E che la battaglia nelle commissioni di palazzo Madama non si annunci facile lo confermano i numeri, oltre che la presidenza del leghista Bagnai della Commissione Finanze, mentre il grillino Pesco guida la Commissione Bilancio.

 

In quest'ultima i due senatori renziani potrebbero risultare decisivi, salvo però dover convincere l'opposizione - Lega in testa - a votare per la cancellazione di Quota100. Le rassicurazioni arrivate da M5S, Pd e Leu, pronti a fare muro agli assalti dei renziani, tranquillizzano il presidente del Consiglio che da qualche giorno ha smesso di replicare agli affondi di IV tornando ad assumere il ruolo super partes in parte disperso in occasione del voto in Umbria.

giuseppe conte roberto gualtieri 8

 

L'avvicinarsi del voto in Emilia Romagna dovrebbe spingere la maggioranza ad evitare un mese di risse. Conte ne è convinto, ma - dopo l'esperienza umbra - lascia che siano i partiti a trarre le conseguenze. Anche perché una sconfitta in Emilia Romagna farebbe esplodere il Pd e metterebbe in serio rischio il governo. E' per questo che a palazzo Chigi si comprende poco la «terza via» di Di Maio e lo scontro a sinistra tra Pd e IV.

 

Non potendo, ma soprattutto non volendo, condizionare le scelte dei partiti, Conte si rimette alle loro valutazioni anche se ieri non son passate inosservate le affermazioni del senatore grillino Paragone che, in tv, ha fatto lo stesso ragionamento di Renzi distinguendo tra la durata della legislatura, certa, e quella dell'esecutivo Conte, a giudizio di Paragone molto meno probabile. L'esistenza di una pattuglia di grillini nostalgici dell'intesa con la Lega, non è una novità, ma se si salda alla ricerca della terza via di Di Maio rischia di diventare un problema.

 

goofy 7 alberto bagnai claudio borghi

La discesa in campo del ministro Gualtieri, che ieri al Tg3 ha difeso la manovra, conferma l'asse Pd-M5S. E dietro al Conte silente, che non replica alle quotidiane punzecchiature di Matteo Renzi, si scorge la regia di Dario Franceschini che ben conosce le tattiche dell'ex compagno di partito.

Ultimi Dagoreport

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?