1- COSTA CARA A RIGOR MONTIS SBANCARE LA RAI CON DUE BANCHIERI ASSEGNANDO A TARANTOLA E GUBITOSI POTERI DI FIRMA TALI DA FAR FUORI TUTTI I PARTITI DA VIALE MAZZINI 2- LA STAMPA DI DESTRA, “LIBERO” E “IL GIORNALE” UCCELLANO IL NEOPRESIDENTE TARANTOLA 3- SALLUSTI: LADY RAI È INDAGATA A TRANI DAI PM "GIUSTIZIERI" CON L’ACCUSA DI NON AVER SANZIONATO BANCA INTESA SAN PAOLO PER LA DIFFUSIONE DI PRODOTTI FINANZIARI DERIVATI SU CUI SI SONO SCOTTATI LE MANI CIRCA 200 IMPRENDITORI PUGLIESI 4- BECHIS: DAL ’85 AL 2003 L’EX FURBETTO DELLA POPOLARE DI LODI, CARO AD ANTONIO FAZIO, GIAMPIERO FIORANI HA INONDATO DI REGALI UN PO’ IMBARAZZANTI ANNA MARIA TARANTOLA 5- NELL’ELENCO CHE FU SEQUESTRATO DAGLI INQUIRENTI C’È DI TUTTO: SERVIZI DA TÈ, PIATTI, CIOTOLE, VASSOI E POSATE IN ARGENTO CHE NEMMENO IN UNA LISTA DI NOZZE SE NE SAREBBE RACCOLTE TANTE. NEGLI ULTIMI ANNI, MAN MANO CHE LA TARANTOLA PROGREDIVA NELLA CARRIERA, ANCHE QUALCHE MONILE PIÙ IMPORTANTE: UN BRACCIALE DI POMELLATO, UNO DI TIFFANY, UN PREZIOSO ED ELEGANTE OROLOGIO NERO DI CARTIER

1- ARGENTO, GIOIELLI E CHAMPAGNE I DONI DI FIORANI ALLA TARANTOLA
Franco Bechis per Libero

Una settimana fa entrata con una giornalista in ascensore al quarto piano di palazzo San Macuto, dove hanno sede le commissioni parlamentari bicamerali, Anna Maria Tarantola, si è fermata al secondo piano. La porta si è aperta e nell'ascensore è entrato un imbarazzatissimo senatore dell'Idv, Elio Lannutti.

Lui non ha spiaccicato parola, lei ha sfoderato un sorriso larghissimo: "Buongiorno caro senatore, come sta?", facendo finta di nulla. Eppure non era un incontro qualsiasi: Lannutti è il nemico numero uno della Tarantola. Basta che sui giornali filtrasse una sua promozione, che lui sfoderava una interrogazione parlamentare velenosa per fermarla. In questa legislatura se ne contano già 22. Dense di notiziole filtrate dall'interno della Banca d'Italia, dove non tutti amavano questa manager in carriera. E talvolta con notizie costruite con sapienza mettendo insieme ritagli di giornale e perfino qualche documento giudiziario.

Il più velenoso, quello che più scalfisce l'immagine aurea della superdirigente Bankitalia ora proiettata da Mario Monti alla presidenza Rai per farne una casa di vetro e di indipendenza modello via Nazionale, viene dalle carte dell'inchiesta sulla scalata all'Antonveneta.

E' l'elenco dei regali che l'allora numero uno della Banca popolare di Lodi, Gianpiero Fiorani, ogni Natale inviava ad alti dirigenti della banca centrale. E a scorrerlo sembra che la sua preferita fosse proprio la Tarantola. Che Fiorani ha inondato di regali un po' imbarazzanti per un funzionario della banca centrale, senza mai scordarsi un Natale fra il 1985 e il 2003.

Nell'elenco che fu sequestrato dagli inquirenti e che fu al centro di uno scandalizzato editoriale del Wall Street Journal nel 1995, c'è di tutto: servizi da tè, piatti, ciotole, vassoi e posate in argento che nemmeno in una lista di nozze se ne sarebbe raccolte tante. Negli ultimi anni, man mano che la Tarantola progrediva nella carriera, anche qualche monile più importante: un bracciale di Pomellato, uno di Tiffany, un prezioso ed elegante orologio nero di Cartier.

Regali che crescevano di importanza pari agli scatti di carriera della Tarantola. Che Lannutti nelle sue interrogazioni ripercorre passo dopo passo infilandoci una malizia ad ogni salto di grado: dai primi passi mossi all'ombra di Alfio Noto nella mitica filiale di Milano della Banca d'Italia, al primo salto del 1993 quando diventa direttore della vigilanza nella piazza finanziaria, alla sua firma che accompagna le prime mosse e acquisizioni di un Fiorani con cui aveva radici comune (entrambi originari del lodigiano), al breve esilio di Varese, agli interessi bancari del signor Tarantola: Carlo Ronchi, legittimo consorte.

Poi direttrice della filiale di Varese, ancora di Milano, di Brescia (altra piazza fondamentale per le banche), fino al gran salto a Roma dove divenne funzionario generale e grazie a Mario Draghi prima ragioniere generale e poi vicedirettore generale, carica che ancora oggi ha prima di sbarcare in viale Mazzini.

Quell'elenco di regali di Natale - che accomuna la Tarantola ad altri alti funzionari della banca centrale - ha sollevato per la prima volta dubbi sulla reale indipendenza dei funzionari della banca centrale, anche se si è trattato solo di un problema etico-comportamentale e mai è stato ipotizzato alcun tipo di reato.

La lista Fiorani è saltata fuori per l'inchiesta: il banchiere era esuberante, e con la Tarantola aveva un rapporto di comunanza territoriale se non proprio di amicizia. Possibile che abbia esagerato un po' alle feste comandate. Anche possibile però che Fiorani non fosse l'unico così' generoso, e che altri banchieri avessero l'abitudine di relazioni pubbliche con i loro vigilanti un po' sopra le righe e molto al di sopra della sobrietà.

Così proprio il caso Fiorani ha costretto la Banca d'Italia a varare un codice etico per vietare ai propri dirigenti e funzionari di accettare regali di qualsiasi natura dai banchieri vigilati. Piccola guerra che così anche Lannutti ha potuto vincere. Perderà uno degli altri suoi cavalli di battaglia: l'emolumento riservato alla Tarantola, secondo lui eccessivo: 441 mila euro. In Rai non verrà ridotto: il suo predecessore, Paolo Garimberti, prendeva infatti 448 mila euro, 7 mila in più.


2- IL SEGRETO DI LADY RAI: È INDAGATA A TRANI DAI PM "GIUSTIZIERI" CON L'ACCUSA DI NON AVER SANZIONATO IL GRUPPO INTESA PER LA DIFFUSIONE DI PRODOTTI FINANZIARI DERIVATI SU CUI SI SONO SCOTTATI LE MANI CIRCA 200 IMPRENDITORI PUGLIESI
Fabrizio De Feo per Il Giornale

Dall'evocazione del «metodo Bankitalia», all'investitura come presidente della Rai di Anna Maria Tarantola, attuale vicedirettore di Palazzo Koch. Mario Monti esce dall'angolo e parte al contrattacco, piazzando un banchiere alla guida di Viale Mazzini, una personalità dall'ottimo curriculum ma priva di qualsiasi esperienza nel campo radiotelevisivo.

Il blitz accende i dubbi e le perplessità dei partiti sia sul metodo che sul merito della nomina. Se da una parte, infatti, Monti ha forzato la legge indicando in anticipo Luigi Gubitosi come direttore generale non attendendo il voto del cda - dall'altra ha scelto di puntare tutto su una «aliena» che avrà come principale missione quella di lanciare una offensiva contro l'evasione da canone, promuovere una riorganizzazione aziendale (i direttori che rispondono al dg sono più di cinquanta) e mettere mano al bilancio.

Sotto voce c'è anche chi fa notare come questa nomina dimostri il livello di «doppiopesismo» riservato a dirigenti e candidati, a secondo della loro provenienza. Non è, infatti, passato inosservato come quasi nessuno abbia citato il fatto che Anna Maria Tarantola sia stata iscritta nel registro degli indagati da parte della Procura di Trani con l'accusa di non aver sanzionato il gruppo Intesa per la diffusione di prodotti finanziari derivati su cui si sono scottati le mani circa 200 imprenditori pugliesi.

Una meritevole prova di garantismo, se non fosse che uguale trattamento non venne riservato a un'altra indagine della stessa Procura quando furono tirati in ballo per presunte pressioni ai danni della trasmissione Annozero, con tanto di intercettazioni finite sulle prima pagine di tutti i giornali, Silvio Berlusconi, Augusto Minzolini e l'ex commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi.

A questo punto il neo-presidente dovrà passare attraverso le forche caudine della Vigilanza Rai dove dovrà ottenere i due terzi dei voti. Per gli altri consiglieri - sono sette - si esprimerà sempre la Vigilanza, ma senza il contributo del Pd che chiede da tempo una riforma della legge sulla Rai.

Monti con questo ticket sembra aver tracciato la strada per una modifica di fatto della governance dell'azienda: più poteri a presidente e dg, meno al cda. In pratica un commissariamento.

È nel Pdl che si annida la quota maggiore di malumore rispetto alle scelte compiute dall'esecutivo. E le perplessità non restano confinate nelle segrete stanze del partito. «I nomi sono ottimi e non abbiamo nulla da obiettare » spiega Angelino Alfano. «Mi chiedo però perché sia stata sostituita la dottoressa Lei che aveva ottenuto ottimi risultati. Un'azienda si misura per i risultati».

«È un'ingerenza gravissima - attacca Paolo Romani - il direttore generale deve essere nominato dal Cda, espressione del Parlamento. Tale ingerenza è ancora più grave in quanto Monti non ha superato alcun vaglio elettorale».

Per l'esecutivo la replica è affidata a Corrado Passera. Una banchiera alla Rai? «Può garantire capacità di governance e indipendenza e tirar fuori energie non valorizzate pienamente ». Auspici destinati ad affondare nella palude e nei bizantinismi di un'azienda impermeabile ai buoni propositi degli outsider.

 

 

TARANTOLA GUBITOSICAROSIO VISCO LA VIA TARANTOLA SACCOMANNI ALL ASSEMBLEA DI BANKITALIA bechis Luigi Bisignani con Franco BechisMONTI-TARANTOLATARANTOLAfiorani sardegna2007 CHI 03j fiorani cristina fazio GENTEANNA MARIA TARANTOLA SALLUSTI Berluschinoj fazio fiorani GENTELORENZO ORNAGHI ANNA MARIA TARANTOLA ANNA MARIA TARANTOLA pc billio08 gianpiero fiorani villa morapc billio03 gianpiero fiorani costantino vitaglianoANNA MARIA TARANTOLA ANNA FEDERICI ROBERTO DAGOSTINO

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