big casaleggio di maio

5 STELLE IN CIELO - DAVIDE CASALEGGIO E LUIGI DI MAIO IERI SONO RIMASTI SOLI, PER ORE, DOPO LA MORTE DI GIANROBERTO. ERA DI MAIO IL “PREDILETTO” DEL GURU: CON DI BATTISTA E FICO POTREBBE FORMARE IL TRIUMVIRATO DEL POST. MA LA GUERRA INTERNA INCOMBE

Annalisa Cuzzocrea e Matteo Pucciarelli per “la Repubblica

 

GIANROBERTO CASALEGGIO E IL FIGLIO DAVIDEGIANROBERTO CASALEGGIO E IL FIGLIO DAVIDE

La paura è il caos. Il timore, all’interno del direttorio e nel girone più vicino ai prescelti da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, è che la morte del cofondatore del Movimento - dopo i giorni del commiato e del dolore - lasci in eredità una guerra per bande impossibile da gestire per chi rimane.

 

«Beppe deve tornare al suo posto, almeno per un po’», dice una delle parlamentari più vicine ai vertici. Sottovoce, facendo attenzione che nessuno la ascolti. La direttiva impartita dall’ufficio di comunicazione - da quel Rocco Casalino il cui posto ora è pesantemente in bilico - è non parlare, non dare interviste.

 

«Non c’è alternativa - racconta lei - Davide Casaleggio può avere un ruolo tecnico, ma non è come il padre. E certo, Di Maio potrebbe essere la guida politica o far parte di un triumvirato insieme a Roberto Fico e Alessandro Di Battista, ma tutto questo deve passare da un voto. Gianroberto li aveva scelti come coordinatori, la rete li aveva ratificati, ora ci dev’essere un nuovo passaggio per dare autorevolezza a quei nomi».

 

GIANROBERTO E DAVIDE CASALEGGIO A ROMAGIANROBERTO E DAVIDE CASALEGGIO A ROMA

A turno, si invocano il ruolo della rete o il ritorno a pieno ritmo del garante. Perché - come ha detto Dario Fo nel suo commiato sul blog - la scomparsa di Casaleggio «è una perdita gigantesca per il Movimento e non so immaginare quali conseguenze possano verificarsi». Nessuno sa quel che potrà accadere, perché in campo ci sono almeno quattro schieramenti.

 

Il figlio Davide che lavora col padre dal 2009 e che negli ultimi due anni è stato coinvolto in tutte le decisioni importanti - può contare sulla fedeltà della struttura. Il fantomatico staff dell’azienda.

 

DAVIDE CASALEGGIO DAVIDE CASALEGGIO

Coloro che hanno le chiavi del server, le password per farlo funzionare e nelle cui mani sono le votazioni on line e tutta l’organizzazione mediatica dei 5 stelle (non ce n’è un’altra, quella sul territorio è stata chiesta invano da un sindaco come Federico Pizzarotti le cui istanze sono sempre state fatte cadere nel vuoto).

 

luigi di maio alessandro di battista roberto ficoluigi di maio alessandro di battista roberto fico

E per questo viene temuto. Chi lo conosce, lo racconta come uno «duro», molto più del genitore. Un trentanovenne laureato alla Bocconi, esperto di web marketing e teoria delle reti. Sempre accanto al padre negli ultimi anni - era lui a sostenerlo nei primi passi della marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza, la primavera scorsa, senza mai dire una parola - incarna la linea ortodossa cui fanno riferimento parlamentari rimasti in ombra negli ultimi mesi come Vito Crimi e Roberta Lombardi.

 

Dall’altra parte c’è un carattere opposto: il pragmatico Luigi Di Maio, il primo ad arrivare ieri in ospedale a Milano. Quando i suoi colleghi a Montecitorio ancora singhiozzavano attoniti, lui era già sul treno. Luigi e Davide. Ci sono stati solo loro, per ore. Prima dell’arrivo di Roberto Fico insieme a Beppe Grillo. Ben prima di Alessandro Di Battista. Proprio quest’ultimo è uno degli uomini ormai schierati con Di Maio.

MARIO MICHELE GIARRUSSO MARIO MICHELE GIARRUSSO

 

Che lo ha aiutato nell’ascesa della sua favorita a Roma, Virginia Raggi, contro il candidato preferito dalla Lombardi, Marcello De Vito. Così come con Di Maio sono i “lealisti” Danilo Toninelli e Alfonso Bonafede, capifila della cordata che nei 5 stelle la maggior parte considera vincente. Contro di lui, c’è quell’”asse del nord” che - bloccato da Casaleggio - aveva tentato di cacciare la responsabile della comunicazione alla Camera Ilaria Loquenzi.

 

E che considera lo spazio dato all’”enfant prodige” eccessivo in un Movimento in cui doveva vigere la regola “uno vale uno”. Sono Giorgio Sorial, Laura Castelli, Federico D’Incà, Silvia Benedetti. Che spesso hanno unito i loro sfoghi a quelli di altri deputati scontenti come Federica Daga e Patrizia Terzoni, ma senza mai organizzare il dissenso . Impossibile, finché c’era Casaleggio a imporre la sua volontà.

 

nicola morra (2)nicola morra (2)

Ma ora? Cosa accadrà adesso che nessuno potrà più dire «Decide Gianroberto», com’è stato per la sostituzione di Patrizia Bedori a Milano o per la scelta di non correre in città con meet up litigiosi come Ravenna, Salerno, Latina. Per non parlare della decisione - promossa in realtà da Di Maio, ma coperta dal fondatore - di non votare il supercanguro al Senato sulle unioni civili affossando la stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner nella coppia omosessuale.

 

VITO CRIMI E ROBERTA LOMBARDIVITO CRIMI E ROBERTA LOMBARDI

Tra gli scontenti dell’ascesa di Di Maio, ci sono poi alcuni senatori: Nicola Morra, Mario Giarrusso, tutti coloro che avrebbero aspirato a ruoli maggiori. Con l’avvento del sistema operativo Rousseau (per prendere ogni decisione interna), varato ieri un’ora dopo la morte del guru come una specie di eredità, Morra, Paola Taverna, Nunzia Catalfo, avranno - insieme ad altri - dei ruoli di raccordo sulle leggi da scrivere e le informazioni da condividere, ma è poca cosa rispetto al “triumvirato”.

PIZZAROTTIPIZZAROTTI

 

E insomma, anche il loro scontento potrebbe tornare a farsi sentire. Resta in disparte Roberto Fico, sempre attento a non tradire le origini che ancora pochi giorni fa Casaleggio ricordava sul blog dicendo «io non mollo». Quel «non ci sono capi» che vale oggi come testamento (in attesa che si sappia se ce n’è davvero uno reale, che magari lascia disposizioni precise sulla proprietà del blog e su quella del simbolo).

 

«Quello di oggi è un dispiacere immenso per un amico prima di tutto e poi per una persona che non accettava lo stato delle cose e voleva cambiarle - dice Fico dopo il suo arrivo a Milano  - non si è mai arreso e non lo farà ora».

elisa bulgarellielisa bulgarelli

 

C’è un ulteriore schieramento ed è quello di chi - come il sindaco di Parma Federico Pizzarotti (seguito al Senato da Elisa Bulgarelli e in Europa da Marco Affronte) chiede un congresso in cui si discutano ruoli e obiettivi. E una struttura che dia loro forma. Anche loro - davanti a un vuoto di potere - torneranno a farsi sentire con più forza.

 

Negli ultimi mesi il “samurai” (soprannome del fondatore) stava lavorando a un nuovo modello di struttura dove «più che il potere, venissero distribuite le responsabilità», spiega un consigliere che con il guru parlava spesso.

rocco casalino grillo rocco casalino grillo

 

«Il marchio del M5S probabilmente verrà donato a tutto il Movimento e la Casaleggio Associati tornerà a fare ciò che faceva con Antonio Di Pietro: un servizio di consulenza, regolato da un contratto». Questo però è solo quello che sperano gli eletti. E non da ieri.

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