“QUESTA DESTRA STRUMENTALIZZA QUANTO AVVENUTO A TORINO PER AVALLARE SCORCIATOIE AUTORITARIE” - IL NO DELL’OPPOSIZIONE ALLA MOZIONE UNITARIA SULLA SICUREZZA: “È TUTTO UN BLUFF” - LA RUSSA PROVA A MEDIARE SUL TESTO MA TROVA UN MURO DA PARTE DI PD, M5S, AVS E ITALIA VIVA - “UNA VERGOGNA: SFRUTTANO QUEI FATTI PER DARE UNA STRETTA ALLE LIBERTÀ CIVILI E AI DIRITTI GARANTITI DALLA COSTITUZIONE” – LA SCHLEIN TUONA: “LA GESTIONE DELL’ORDINE PUBBLICO SPETTA AL VIMINALE. I REATI SONO AUMENTATI. LA SICUREZZA È IL PIÙ GRANDE FALLIMENTO DEL GOVERNO MELONI”
Giovanna Vitale per la Repubblica – Estratti
Ce l’ha messa tutta, Ignazio La Russa: fino all’ultimo ha provato a lisciare le opposizioni pur di raggiungere il suo scopo. Prima della riunione dei capigruppo, fissata per integrare il calendario dei lavori e consentire di approvare — oggi in aula — la risoluzione unitaria auspicata dalla premier, la seconda carica dello Stato ha invitato a pranzo tutti i presidenti dei gruppi senatoriali. Per raffreddare il clima.
giorgia meloni poliziotto torino
Creare le condizioni, complice il banchetto allestito al piano nobile di palazzo Giustiniani, per «votare insieme un testo che non anticipasse in alcun modo eventuali contenuti del decreto sicurezza, ma fosse di principio», spiegherà lui stesso alla fine. Bozza sottoposta ai commensali, fra una portata e l’altra, per scongiurare la battaglia della maggioranza contro la minoranza.
Sforzo vano, tuttavia. «Questa destra strumentalizza quanto avvenuto a Torino per avallare scorciatoie autoritarie», accuseranno Pd, M5S, Avs e Iv dopo un intero pomeriggio alla pugna: «Ma», aggiungono, «salva dalle loro responsabilità Musumeci e Schifani», rei della «tragica situazione di Niscemi, Sicilia e Calabria». Una chiusura netta, che rammarica La Russa: «Purtroppo non c’è stata la possibilità di trovare un’intesa».
ELLY SCHLEIN REPLICA A GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - FOTO LAPRESSE
Andiamo con ordine. A tavola, i compagni del centrosinistra rifiutano di discutere il documento illustrato dal presidente del Senato. Rimandando il confronto «alla sede deputata». Dove, alle 15, si ritrovano tutti, più indispettiti che mai. Nel frattempo, alla Camera, il ministro Piantedosi è intervenuto sugli scontri di sabato con accenti incendiari.
«È la conferma che l’appello di Meloni all’unità era un bluff», tuona la renziana Paita. «Una vergogna: sfruttano quei fatti per dare una stretta alle libertà civili e ai diritti garantiti dalla Costituzione», rincara il rossoverde De Cristofaro. «Usano la clava contro le opposizioni, piegando le violenze a una brutta propaganda politica», fa eco il dem Boccia. Tutti d’accordo sulla contromossa: chiedere alla maggioranza di trasformare la prevista informativa del ministro per il Sud sulle devastazioni dell’uragano Harry in comunicazioni, così da consentire il voto su una o più risoluzioni.
Esattamente lo stesso schema che il centrodestra propone di fare con il titolare del Viminale sulla sicurezza. La risposta di FdI, FI e Lega è però durissima: «Non è il momento, se ne parlerà in una delle prossime sedute».
(…) Furiosa, la segretaria del Pd, per la «gravissima strumentalizzazione da parte della destra e di Piantedosi contro le opposizioni e contro i giudici per quel che è accaduto a Torino. La gestione dell’ordine pubblico spetta al Viminale. I reati sono aumentati. La sicurezza è il più grande fallimento del governo Meloni».
Intanto in Senato si susseguono riunioni, telefonate e conciliaboli. I progressisti si chiudono in una stanza per provare a concordare una bozza di risoluzione comune. Dimostrebbe che il tentativo della premier di dividere il campo largo è andato a vuoto. Ma non tutti ci stanno, tanto più che per regolamento si vota prima il testo della maggioranza: se approvato, il resto decade. Si deciderà stamattina, dopo il dibattito nei rispettivi gruppi parlamentari.
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