DAL “ME NE FREGO!” AL “ME FREGO TUTTO!” - LA TRASHQUALLIDA PARABOLA DELLA DESTRA ROMANA, CHE HA CONQUISTATO PRIMA IL CAMPIDOGLIO CON ALE-DANNO E POI LA REGIONE CON LA POLVERINI - LA SINTESI DEGLI “IRRIDUCIBILI” FASCI DI COLLE OPPIO: “QUELLI DI SINISTRA SONO STATI ABITUATI SIN DA RAGAZZI A GESTIRE QUALCOSA, E PER CUI QUANDO RUBANO LO FANNO CON STILE, CON CONTEGNO, E NON RADONO AL SUOLO COME ABBIAMO FATTO NOI”…

Mattia Feltri per "la Stampa"

La mirabile di sintesi è di uno che ci è cresciuto in mezzo: «Sono passati dal me ne frego d'opposizione al me ne frego di tutto. Anzi, me frego tutto». Potrebbe essere finita qui la storia della destra romana arrivata a conquistare il Campidoglio (con Gianni Alemanno nell'aprile del 2008) e la Regione (con Renata Polverini nel marzo del 2010) dopo un'esistenza ai margini, non soltanto politica ma esistenziali.

Un'occasione irripetibile rottamata da sé in una gestione non indimenticabile della cosa pubblica e nello spettacolare e impadellato saccheggio dei denari regionali. Lo chiamavano sistema laziale, poiché il sindaco e la governatrice provengono dai ranghi missini, e c'era qualcosa di particolarmente evocativo - i colli fatali e paccottiglia giornalistica varia - e di particolarmente affascinante nella rivincita dei fuoriusciti dalle catacombe, grazie anche a Silvio Berlusconi allora benedicente da Palazzo Chigi. Ma se davvero era un sistema, e i dubbi abbondano, era un sistema basato su una persona: Andrea Augello.

Cinquantuno anni, prodotto del Movimento sociale, senatore del Pdl, gran galantuomo, gran conoscitore della capitale e della politica, Augello è stato l'organizzatore della campagna elettorale sia di Alemanno sia della Polverini. Oggi ci va giù con la schiettezza di chi è amareggiato: «Il sindaco non ha dato segnali di discontinuità reale».

E sui camerati di merende: «E' andato tutto ben al di là di quello che potevamo temere, conoscendo i personaggi. È un capitolo che conclude l'illusione di riprendere in mano la situazione con strumenti ordinari. Ne servono di straordinari, bisogna sospendere il presepe di cariche nel partito, formare una squadra stretta come in campagna elettorale, cercare di giocarsi la partita nel poco tempo che rimane, se basterà».

Non basterà, e lo sa anche Augello sebbene non lo dica. Negli occhi dei cittadini romani e laziali si riflette una classe dirigente crassa, sventata, volatile, famelica, inesperta. «Quelli di sinistra - dicono oggi i ragazzi della destra irriducibile di Colle Oppio - sono stati abituati sin da ragazzi a gestire qualcosa, e per cui quando rubano lo fanno con stile, con contegno, e non radono al suolo come abbiamo fatto noi».

La semina era cominciata a inizio anni Novanta in una convivenza anche aspre fra destra sociale e destra protagonista, due anime di pretesa durezza e purezza, e fiorita nel più classico e produttivo associazionismo, nelle periferie, all'università. Poi è arrivata la vendemmia, e s'è alzato il gomito. Questo popolo emarginato, e quindi pervaso di rabbia e senso d'inferiorità, ha dato sfogo a un bulimia monumentale, ha trasformato le occasioni conviviali - cioè la sede dell'affare e della congiura, da Giulio Cesare fino a LaRussa-Gasparri-Matteoli che si vedevano dal Caccolaro per tramare contro Gianfranco Fini - in una crapula liberatoria.

«Sembriamo quelli che uscivano dai campi di concentramento, digiuni da così tanto che s'abbuffavano fino a morire d'indigestione», dice un anonimo ex An. E non è stato nemmeno uno show sfavillante, tutta roba minore, foto su Parioli Poket, ristoranti del viterbese. Non gli pareva vero - spifferano in comune - di ricevere telefonate di amici degli amici che caldeggiavano Andrea Carandini («E' un piacere sapere che soffre»), uno da cui erano sempre stati snobbati. Un orizzonte semplicemente contenuto fra il senso di rivincita e lo champagne tracannato dalla scarpetta.

«No! Mi rifiuto! Quelli non sono di destra! Col cavolo! Sono solo ladri! Sapete quanto ci soffro?». L'ex governatore del Lazio, Francesco Storace, ora leader della Destra, se la cava così, sebbene Franco Fiorito fosse stato suo uomo. E non importa se lui fu il prequel del sistema Lazio conquistando la Regione, e un prequel finito con la storiaccia dello spionaggio su Alessandra Mussolini.

Storace rivendica la bontà (controversa) della sua presidenza, e della Polverini dice che è «un bravissimo governatore e l'altro giorno si è dimostrata tosta. Abbiamo tagliato venti milioni di spese in poche ore». È convinto sia un segnale importante. Anche per la destra «rovinata da Gianfranco Fini». Su Alemanno il giudizio è sanguinoso: «In quattro anni non si ricorda una sola sua opera degna di menzione». Forse perché il sistema Lazio non è mai cominciato. E intanto la destra romana sta finendo.

 

 

FIORITO LA CASA DI FRANCO FIORITO AL CIRCEO jpegSAMANTHA REALI EX FIDANZATA DI FRANCO FIORITO jpegLA CASA DI FRANCO FIORITO AL CIRCEO jpegLA CASA DI FRANCO FIORITO AL CIRCEO jpegFRANCO FIORITO E SAMANTHA REALI fiorito wan28 gianf fini fran storace

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…