DIETRO L’ADDIO DI VANNACCI ALLA LEGA C’E’ LA REGIA DI STEVE BANNON, EX CONSIGLIERE DI TRUMP CHE VUOLE CREARE UN’INTERNAZIONALE SOVRANISTA. I CONTATTI TRA BENJAMIN HARNWELL, BRACCIO DESTRO DEL PARA-GURU MAGA, E GIULIO CURATELLA, DELEGATO PER IL SUD DELL’EX PARÀ – BANNON, CHE AVEVA DATO DELLA TRADITRICE A MELONI E AVEVA AVVICINATO SALVINI COME RISULTA DAGLI EPSTEIN FILES, PUNTA SUL GENERALE, CON UN PASSATO A MOSCA, PER UNA ALLEANZA CON L’AFD. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA, IMPLOSIONE DELL’UE -LA “COSA NERA” È IL GRANDE INCUBO DI FDI. SALVINI PROVA A RIDIMENSIONARE: “AVRÀ 80MILA VOTI”. E ASSICURA: “NON SARA’ IN COALIZIONE” - PER TAGLIARE FUORI VANNACCI, MELONI VUOLE ALZARE NELLA NUOVA LEGGE ELETTORALE LA SOGLIA DI SBARRAMENTO AL 4%. UN PROBLEMA PER CALENDA CHE LA DUCETTA VUOLE IMBARCARE IN MAGGIORANZA…
Ilario Lombardo per la Stampa - Estratti
Se uno imbocca la strada che è a destra della destra quasi certamente si imbatte in Steve Bannon. E così la storia di ripete. L’ideologo che ha plasmato nelle sue mani il primo Donald Trump, che ha dato spirito al popolo del “Make America Great Again” ha ancora voglia di terremotare l’Europa, e di farlo partendo dall’Italia.
Il cammino autonomo del generale Roberto Vannacci porta inevitabilmente a Bannon e al suo piano mai accantonato di creare un’internazionale sovranista affiliata alla dottrina Maga. E poiché le coincidenze in politica assomigliano agli indizi disseminati nella trama principale di un romanzo, ora siamo a un punto di svolta. Dove convergono destini e interessi.
L’11 febbraio il Tar del Lazio si esprimerà sul ricorso presentato da Benjamin Harnwell, socio e collega di Bannon, per la gestione della Certosa di Trisulti, il monastero in provincia di Frosinone dove il guru populista aveva immaginato di fondare la sua Accademia dei Gladiatori, una scuola dove apprendere arte e mestiere del bravo nazionalista.
Una storia giudiziaria lunga anni che è stata ricostruita da Harnwell in un’intervista su La Stampa due settimane fa.
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L’Utopia nera di Bannon immaginava a Trisulti la centrale di controllo della rete europea costruita pilotando alleanze e muovendosi come consigliere dei leader emergenti della destra estrema, come lui stesso confessa a Jeffrey Epstein, in una corrispondenza continua, di mail e messaggi, che proprio in queste ore sta emergendo dai documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano riguardanti il finanziere accusato di pedofilia e morto in carcere nel 2019.
Un’altra coincidenza, che dagli Epstein Files affiorino le manovre di Bannon, la ricerca di finanziamenti che lui dice essere destinati a Salvini e a Marine Le Pen, leader del Front National, in Francia. Eventi che si susseguono, come legati dal filo di un gomitolo: Bannon rilascia un’intervista a Repubblica in cui dà della traditrice a Meloni, ai suoi occhi «ormai diventata una globalista totale» succube «di Nato e Ue», e 72 ore dopo un ex parà, con un passato a Mosca, critico con il governo per gli aiuti all’Ucraina, teorico della remigrazione, lascia il partito, la Lega, su cui era salito come su un bus un po’ ammaccato, forse per scalarlo, sicuramente per farsi eleggere europarlamentare e costruire la sua rete di relazioni e di alleanze internazionali.
E chi meglio di Roberto Vannacci - che nella carta dei valori della sua nuova creatura, Futuro Nazionale, scrive: «Qui in Italia è nato l’impero romano, qui il cristianesimo ha il suo centro» - può incarnare il sogno ultraconservatore dei cadetti gladiatori di Bannon? Fa nulla che i cristiani perseguitati in realtà consideravano immorali gli spettacoli al Colosseo: tutto fa Italia, tutto fa storia, tradizione e costruzione di una mitologia.
Come nelle fantasie del Fascismo, che, tra provocazione e fascino per la X Mas, Vannacci cita di continuo. Dalla scuola di Trisulti passerebbe il programma di infiltrare l’Ue, come previsto da “Project 25” il manuale teorizzato dal think thank Heritage Foundation cui in parte si ispira la seconda presidenza Trump e la versione apocrifa della “Strategia americana di sicurezza” della Casa Bianca che punta ad allontanare Italia, Austria, Polonia, Ungheria dall’Ue.
Chi sarà l’apostolo del trumpismo in Italia: è la sfida lanciata da Vannacci e da Bannon, che inevitabilmente porterà a un rimescolamento a destra e che – a poco più di un anno dalle elezioni - preoccupa non poco non solo Salvini, ma anche Meloni.
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L’Afd alleato con Vannacci è la scommessa di Bannon. I punti nel programma sono gli stessi: remigrazione, fine del sostegno all’Ucraina. Più in generale: implosione dell’Unione europea. Un disegno che viene confermato a La Stampa da Giulio Curatella, responsabile per il Centro-Sud del direttivo nazionale de “Il Mondo al contrario”, l’associazione da cui sono stati generati i Team Vannacci e ora Futuro Nazionale. È lui a lavorare alla cucitura dei rapporti tra Bannon e Vannacci: «Io sono amico di Harnwell. Lui parla con Bannon, io con il generale. Auspico un suo viaggio, presto, negli Stati Uniti», spiega Curatella che nella vita fa l’agente finanziario e vive a Venosa, in Basilicata. «L’Ue è un cadavere» dice (e ha scritto sui social).
Si definisce «fan sfegatato di Trump dal primo minuto» e racconta con orgoglio cosa è successo la sera del supermartedì elettorale che ha incoronato il tycoon per la seconda volta: «Per assistere allo spoglio ho riempito un pub della mia città. E a un certo punto si è collegato con noi Rudolph Giuliani. Da Mar-a-Lago». Giuliani? Ma come ha fatto? «Relazioni».
Curatella uscirà a breve con un libro che parlerà proprio di questo legame: «Si intitola Patriots Project-Da Trump a Vannacci». È anche il nome del suo blog. Appena si apre l’home page spuntano i Patriots: sono lui stesso, Vannacci e Harnwell. È quest’ultimo, che con Bannon co-conduce il podcast War Room, ad aver ospitato nella sua trasmissione una canzone creata da Curatella con il computer in memoria di Charlie Kirk, l’attivista ucciso e divenuto martire dei Maga: «Strimpello qualcosa sì: ho scritto anche canzoni su altro».
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DUBBI FDI SULL’ALLEANZA, VETO DEL CARROCCIO
Lorenzo De Cicco per repubblica.it
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La “cosa nera” è il grande incubo di FdI, che finora ha governato le dinamiche della coalizione con una strategia che ricalca il motto dei comunisti francesi anni ‘30, rovesciato: pas d’ennemis à droite, niente nemici a destra.
Matteo Salvini è il primo a essere consapevole che il caso Vannacci va gestito in una dinamica di maggioranza e non solo di partito. Per questo il segretario del Carroccio, lunedì sera, appena terminato il faccia a faccia con il generale del “Mondo al contrario” (incontro al Mit, con una coda di messaggini e chiamate via via meno cordiali) ha avvisato subito Giorgia Meloni. Per informarla: ci ho provato fino all’ultimo, ma Vannacci se ne va. Riservatamente, il leghista prova a ridimensionare la portata dei rischi: «Ma quali 500 mila voti suoi... Ne ha presi tanti perché l’abbiamo sostenuto noi. Di suo ne avrà 80mila».
A destra ora tocca decidere che fare con il partito che sta mettendo su l’ex parà approdato all’Eurocamera, seggio che non ha intenzione di lasciare. FdI vorrebbe evitare di imbarcarlo in coalizione, ma per ora evita di intestarsi il diniego: preferisce che sia la Lega a mettere il veto. Aspetto già chiarito ieri sera dallo stesso Salvini: «Vannacci non sarà in coalizione». FdI non si espone.
Dettaglio: ieri pomeriggio, camminando in Transatlantico mentre lo psicodramma leghista era in pieno svolgimento, Giovanni Donzelli a domanda diretta — Vannacci sarà mai un alleato? — replicava sibillino: «Non lo so, vediamo». Una risposta simile arriva da FI, per bocca del portavoce, Raffaele Nevi: «Vi deve essere compatibilità di valori e programmi. Vedremo, ma chiunque spacca il centrodestra è solo un fiancheggiatore della sinistra». L’unico netto tra gli alleati di Salvini è Maurizio Lupi: «Le provocazioni di Vannacci sono incompatibili con la coalizione».
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C’è chi cita il precedente di Alternativa sociale nel 2006, il partitino di Alessandra Mussolini, appaiato pur tra mille trambusti alla coalizione di Silvio Berlusconi: quello 0,7% servì (quasi) a pareggiare contro Romano Prodi.
Per i prossimi giorni tra i partiti del centrodestra circola l’idea di commissionare un sondaggio riservato per ponderare il peso reale del generale. Anche in chiave legge elettorale: se Vannacci davvero resterà fuori dal centrodestra, come pretende la Lega, la soglia di sbarramento per chi non si coalizza sarà portata al 4%. Un problema per Carlo Calenda che però, a maggior ragione, Meloni vuole attrarre nell’orbita della maggioranza. Il sogno è un patto elettorale con FI, ipotesi che non spiace ai Berlusconi.






