MORS TUA, VITALIZIO MIO - ECCO PERCHE’ SDERENATA NON FIRMA LE DIMISSIONI: SE SI ARRIVA A FINE OTTOBRE SCATTA LA PROCEDURA DEI VITALIZI, PREVISTO DOPO DUE ANNI E MEZZO, E TUTTI GLI ASSESSORI E CONSIGLIERI RESTANO ATTACCATI ALLA POLTRONA - INTANTO LA SPOLVERINA CONVOCA LA GIUNTA, PROLUNGA INCARICHI, MEDITA VENDETTE E POI VA A FARE LA MARTIRE IN TV…

Andrea Fabozzi per Il Manifesto

Renata Polverini non si è dimessa. Ha trovato il tempo per partecipare alla conferenza delle regioni dove, dice lei, il suo operato è stato apprezzato: «Abbiamo fatto scuola». Intendeva dire: in senso positivo. Poi, Renata Polverini, e con lei c'era anche Roberto Formigoni, è stata ricevuta al Quirinale per presentare una proposta di taglio ai costi delle regioni. Il presidente Napolitano, stavolta è ufficiale, ha «apprezzato».

Nel mezzo, Renata Polverini ha anche presieduto una riunione di giunta, la sua quella del Lazio, visto che non si è dimessa. Ha potuto così prolungare l'incarico ad alcuni direttori, compresi quelli che secondo il Tar non hanno i requisiti. E poi ha detto «basta». Lo ha detto ai giornalisti che le chiedevano quando effettivamente se ne sarebbe andata. «Tanto giorno più, giorno meno». Giorno più, giorno meno potrebbe fare la differenza.

Potrebbe farlo per la conquista da parte dei consiglieri e degli assessori del vitalizio. Quello che mentre alcune regioni hanno abolito, la giunta Polverini - la giunta che ha «fatto scuola» - ha invece mantenuto per la legislatura in corso e addirittura esteso agli assessori non consiglieri. Logico: si tratta di politici che erano rimasti fuori per la mancata presentazione della lista del Pdl e che per la presidente rappresentavano altrettante cambiali da pagare.

La legge regionale stabilisce che si ha diritto al vitalizio solo dopo cinque anni di mandato, anzi dopo quattro e mezzo. Anzi, dopo due anni e mezzo se il consigliere (o, adesso, l'assessore «tecnico») pagano i contributi di tasca loro per il periodo mancante. Un bel vantaggio, soprattutto se si può contare sui ricchi stipendi che continueranno a essere pagati fino alla nomina dei nuovi consiglieri. Bene, i due anni e mezzo di questo consiglio regionale scadono a fine ottobre. Resistere conviene.

Conviene anche perché, pur non dicendo nulla al riguardo lo statuto della regione Lazio, è pacifico che quando la giunta resterà in carica dopo le dimissioni di Polverini - se finalmente arriveranno davvero - per il disbrigo degli affari correnti, anche il consiglio non sarà mandato a casa. Quindi ogni giorno che passa prima dell'elezione dei nuovi consiglieri è un giorno in più di stipendio e di vitalizio per i vecchi. Lo stato certamente risparmierà qualcosa con l'election day, ma anche «Batman» Fiorito e tutti gli altri avranno il loro tornaconto. Anche i consiglieri di opposizione che non si sono più dimessi perché è Polverini che si è dimessa.

Ma Polverini in effetti non si è dimessa. Anzi, con l'annuncio di lunedì sera ha perfino evitato che il consiglio discutesse la mozione di sfiducia contro di lei. Poi è andata a «fare scuola» di correttezza in tv, dai colleghi presidenti di regione e pure al Quirinale e a palazzo Chigi. Correttezza per correttezza, pare che abbia trovato anche il sistema per regolare qualche conto politico. Ancora pienamente in carica, starebbe meditando di ritirare le deleghe ad alcuni assessori vicini a Tajani e ad Alemanno. Il manifesto lo ha scritto ieri, la decisione dovrebbe essere presa oggi.

Può sembrare una mossa strana, visto che «giorno più, giorno meno» Polverini sta per dimissionare se stessa e tutta la giunta. Diventa una mossa comprensibile guardando all'aspetto pratico della faccenda: gli assessori che decadono prima delle dimissioni del presidente perdono il diritto allo stipendio durante la prorogatio. E perdono soprattutto il diritto a mettere da parte il vitalizio (al quale si può aver diritto, ricordiamo, già a 50 anni).

Per gli assessori che non sono consiglieri è un bel problema. Che assume i contorni del dramma - da qui la vendetta - per quelli che sono alla prima consiliatura, dunque non hanno altre anzianità da sommare per il vitalizio. In queste condizioni sono almeno tre dei candidati all'epurazione last minute: Angela Birindelli, Marco Mattei e Francesco Lollobrigida. Un po' più tranquilli, ma sempre avviati a perdere lo stipendio, sono Fabio Armeni e Stefano Zappalà. Naturalmente la decisione avrebbe una veste presentabile: la governatrice anticiperebbe la riforma che taglia il numero degli assessori. Che brava. A questo sta pensando Renata Polverini, a questo e a dar lezioni in tv e al Quirinale, mentre ripete di aver «mandato a casa tutti quei cialtroni». E invece lei a casa ancora non va.

 

 

polverini Renata Polverini FRANCESCO BATTISTONI MARIO ABBRUZZESE jpegMANIFESTO ELETTORALE DI CARLO DE ROMANIS jpegLUCIANO CIOCCHETTI

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