DISTORSIONI PRIMARIE - I GIORNALISTI “TESTANO” IL MECCANISMO: FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI - SI RIESCE A VOTARE PIU’ VOLTE SENZA PROBLEMI, ANCHE NELLO STESSO SEGGIO - PUR DI GONFIARE IL TOTALE DEI PARTECIPANTI, I PRESIDENTI DI SEGGIO NON FANNO COMPLIMENTI - A RENZI I CONTI NON TORNANO - REGOLE COLABRODO, E DOMENICA PROSSIMA AI GAZEBO SI DECIDE (FORSE) IL PROSSIMO PREMIER MA DI SICURO SI DECIDE IL FUTURO DEL PD…

Franco Bechis per "Libero"

Un giornalista di Libero ha votato tre volte in poche ore alle primarie del Pd. Una volta a Monza e due volte nello stesso seggio, in via Borgogna 3 a Milano. Lo hanno fatto votare senza nemmeno chiedere la tessera elettorale, solo grazie a una pre-iscrizione via mail. La terza volta - la seconda nello stesso seggio - è bastato semplicemente ripresentarsi e versare il maledetto obolo da due euro: nessuno ha detto bah, e ha rivotato.

Era il tardo pomeriggio di domenica, e ormai tutta l'organizzazione del Pd era in trip da record di affluenza. Un giornalista de Linkiesta ha votato due volte. Ha provato a votare ancora: qualche presidente di seggio l'ha respinto, perché non aveva la residenza in zona. Qualcun altro però non si voleva perdere l'occasione ghiotta: «Vada al suo seggio, se poi c'è troppa fila, torni qui e faremo uno strappo alle regole».

REGOLE AGGIRABILI
Un regolamento rigido come il burro nel forno a microonde. L'importante era dire che si arrivava sempre più su, con tanto di codazzo di giornali e telegiornali pronti a celebrare il successo: un milione di votanti di primo mattino, poi due, poi tre, domenica sera già si assaporava quota 4 milioni. Poi si è dovuti tornare indietro con le cifre ufficiali, perché anche in alto ci si era accorti di avere un po' esagerato con la propaganda. Certo, ai seggi c'erano file in tutta Italia.

Le ho viste con i miei occhi, ed è vera la voglia di partecipazione degli italiani. Se qualcosa in palio c'è per mettere fine a questo anno orribile dei tecnici, si capisce bene il desiderio di muoversi e di provare a contare qualcosa. Fino a domenica scorsa le elezioni primarie erano state solo un gioco: servivano a impalmare il leader politico già scelto dalla nomenclatura, e in pista senza avversari degni di quel nome.

Così è capitato a Romano Prodi, così a Walter Veltroni, appena un po' più combattuta la scelta di Pier Luigi Bersani segretario del Pd. Questa volta lo scontro Renzi-Bersani è stato reale, entrambi avevano nomenclature di peso alle spalle, la battaglia aveva un senso.

Era l'occasione buona per fare una cosa seria, ben fatta, all'americana. Magari per spingere a una legge che le codificasse per tutti, che non lasciasse margini di interpretazione alle satrapie locali, che chiudesse le porte a giochi e giochini, ne regolasse anche i profili economici senza l'ipocrisia che le ha sempre accompagnate (si sono messi tetti di spesa ridicoli che ovviamente hanno sfondato i big, poi mescolando le carte). Poi certo, anche in elezioni serissime ci sono brogli e irregolarità: l'esistenza di fanfaroni e mezzi delinquenti non si può abolire per legge, ma punire sì.

CONTEGGI ALLA CARLONA
I due casi citati dei giornalisti che più volte hanno votato domenica non devono essere tanto isolati, visto che di brogli e conteggi alla carlona parlano apertamente i collaboratori di Renzi. Il conteggio ufficiale dice che il sindaco di Firenze è dietro di nove punti a Bersani. Il conto dei suoi rappresentanti di lista dice un'altra cosa: la distanza sarebbe intorno ai cinque punti.

E chi ha ragione? C'è un garante super partes di queste primarie? No, che non c'è. Quindi, botte da orbi. In Toscana, dove quello forte e potente era Renzi, ha sbancato in molte province. Quelli dell'altro fronte lo accusano di irregolarità e soprattutto di avere chiesto il soccorso delle truppe di centrodestra, che secondo i bersaniani sono arrivate in massa ad esempio a Lucca.

Piccole beghe, e pazienza visto che il turno domenicale ha deciso poco o nulla. Ma con il ballottaggio quel voto così permeabile a trucchi di ogni tipo dovrebbe decidere il candidato alla presidenza del Consiglio del centrosinistra italiano. E visto che con l'attuale legge elettorale quel signore potrebbe arrivare sul serio a palazzo Chigi anche con il voto di meno di un italiano su 3, la regolarità di quelle primarie non è disputa da sezione di provincia, ma tema serio per tutti gli italiani.

Prima di farle solo perché sono di moda, bisognerebbe codificarle. Altrimenti, inutile lamentarsi delle truppe cammellate che le infiltrano per mettere in crisi il partito avversario. Non è manco detto che sia così. Magari ci sono molti italiani come il cantante Pupo, che ieri ha candidamente spiegato di non votare Pd, ma di essere andato a votare Renzi e di esser pronto ad andare a votare Alfano alle primarie del Pdl. Perché? Semplicemente perché gli piace potere avere l'alternativa a marzo fra due giovani. In assenza di regole, è giusto che ognuno si costruisca così il suo bel giochino...

 

PRIMARIE PD I CANDIDATI COME POWER RANGERS PRIMARIE PD CANDIDATI VERSIONE TRAINSPOTTING jpegprimarie pdprimarie pdrenzi, vendola, bersaniprimarie

Ultimi Dagoreport

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?