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"DOBBIAMO CREARE UN PROBLEMA UMANITARIO AFFINCHÉ EUROPA, EGITTO E TURCHIA SI PRENDANO I CITTADINI DI GAZA" - È UNA DELLE TANTE SPARATE DELLA COLONA ISRAELIANA DANIELLA WEISS, LEADER DEL GRUPPO DI ESTREMA DESTRA "NACHALA", CHE BOCCIA IL PIANO DI PACE DI TRUMP: "SIAMO CONTRARI. SAREBBE UN RICONOSCIMENTO PER HAMAS" - WEISS E GLI ALTRI COLONI, CHE GIRANO CON I MITRA IN SPALLA, HANNO STABILITO I LORO INSEDIAMENTI AL CONFINE DELLA STRISCIA PER FAR CAPIRE AI PALESTINESI CHE STANNO PER TORNARE - L'EVENTO ORGANIZZATO CON BEN GVIR DURANTE IL QUALE OGNI VOLTA CHE SI SENTIVA IL RUMORE DELLE ESPLOSIONI SU GAZA LA FOLLA APPLAUDIVA...

 

Estratto dell'articolo di Francesca Caferri per “la Repubblica” 

 

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Il rumore dei bombardamenti non turba la preghiera. Mentre su Gaza city, ben visibili a occhio nudo, si alzano colonne di fumo delle esplosioni, dall'altra parte del confine sotto una tenda bianca un gruppo di uomini con indosso il talled, lo scialle della preghiera, è intento a recitare la benedizione di Sukkot, la festa che ricorda la permanenza nel deserto degli ebrei in fuga dall'Egitto. «Loro sono tornati, lo faremo anche noi», ci dice Ayalet Schlussel. 

 

La signora Schlussel è la leader del gruppo di coloni appartenenti al movimento estremista Nachala che quest'anno hanno scelto di onorare la tradizione di mettere tende - tipica di Sukkot - a modo suo. Piantando le loro al confine fra Israele e Gaza, il più vicino possibile alla Striscia.

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Dal suo punto di vista, il luogo prescelto - il monumento Black Arrow accanto al kibbutz Mefalsim, dove tredici persone furono uccise dagli uomini di Hamas il 7 ottobre 2023 - è perfetto: la recinzione di confine da qui non dista più di un chilometro e mezzo, Gaza city qualcosa in più. Da questa collinetta i palazzi sventrati di quello che era il centro abitato più popoloso della Striscia si vedono a occhio nudo. I cumuli di macerie pure. 

 

[...] Schlussel era parte dei coloni di Gush Katif, il gruppo di 17 insediamenti ebraici i cui ottomila abitanti furono portati via con la forza da Gaza nel 2005, quando il premier Ariel Sharon decise l'evacuazione della Striscia. 

 

Da qualche anno il suo movimento, a lungo marginalizzato, è tornato al centro della scena: dapprima (era il settembre 2022) con l'arrivo al governo dei due rappresentanti dell'estrema destra espressione dei coloni, i ministri delle Finanze BezalelSmotrich e della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir.

 

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E, dopo il 7 ottobre 2023, con un'offensiva per tornare a Gaza politica e mediatica fortissima: conferenze, manifestazioni, proteste e continue apparizioni tv di Daniella Weiss, leader del gruppo. Qualche mese fa nei pressi di Sderot (la città principale di questa zona) a marciare verso la Striscia erano in 50mila, arrivati da tutti gli insediamenti della Cisgiordania.

 

Allora Weiss presentò il piano per la costruzione delle colonie sotto gli occhi di Ben Gvir: ogni volta che si sentiva il rumore delle esplosioni su Gaza la folla applaudiva. 

 

A quella marcia è seguita una conferenza a Gerusalemme con ospiti da tutto il mondo. E dibattiti alla Knesset, il parlamento. Ma poche iniziative hanno fatto rumore come quella delle tende di Sukkot con vista Gaza: per il luogo dove si tiene, certo. Ma anche perché dura per otto giorni: il segno che non si tratta di una mossa estemporanea, ma che è un piano concordato con le autorità, chiamate a offrire protezione a pochi chilometri da una zona di guerra attiva. «Siamo stati autorizzati dall'esercito e dalla polizia», conferma Schlussel. «Noi non ci nascondiamo. Ogni volta che organizziamo qualcosa, lo facciamo più vicino a Gaza. È il nostro modo per dire che torneremo». 

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A pensarla come lei sono una dozzina di famiglie radunate qui: le donne indossano gli abiti lunghi tipici delle colone e i loro grandi turbanti.  Gli uomini girano con le pistole in tasca e gli m16 di ordinanza a tracolla, i bambini – tanti, tantissimi – corrono scalzi fra gli alberi. Domenica a loro si uniranno migliaia di persone, con la presenza di parlamentari e forse anche di Ben Gvir e Smotrich. 

 

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La prospettiva dell'applicazione di un piano, quello di Trump, che prevede il ritiro dell'Idf e la possibilità per la gente di Gaza di restare, preoccupa la signora Schlussel e i suoi.  «Siamo contrari. Sarebbe un riconoscimento per Hamas – ci dice – se li premiamo lasciando la Striscia, per quale motivo non dovrebbero preparare un altro attacco? Tutti parlano degli ostaggi catturati il 7 ottobre, noi ci preoccupiamo degli ostaggi futuri. Quando ci costrinsero a lasciare le nostre case nel 2005, ci dissero che se fossimo andati via tutti saremmo stati più sicuri: abbiamo visto il risultato. Solo se Israele tornerà a Gaza potremo assicurarci che non ci sarà un altro 7 ottobre». [...]

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