DONALD, PERDONAMI! – AL G7 DI EVIAN MELONI È STATA VISTA SCHERZARE CON TRUMP, CHE SOLO POCHE SETTIMANE L’HA BOLLATA COME “INGRATA” PER IL MANCATO SOSTEGNO NELLA GUERRA ALL’IRAN – LA DUCETTA HA ASSICURATO AL TYCOON CHE L’ITALIA PARTECIPERÀ ALLA MISSIONE INTERNAZIONALE NELLO STRETTO DI HORMUZ E INVIERÀ DUE NAVI CACCIAMINE, MA HA CHIESTO AGLI USA “UNO SCUDO DI SICUREZZA” – RESTA IL NODO DELLE SPESE MILITARI: PALAZZO CHIGI AL MOMENTO NON PUÒ GARANTIRE L’AUMENTO DEI FONDI PER LA DIFESA CHE LA CASA BIANCA HA PRETESO DAGLI ALLEATI…
Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “la Stampa”
L'Italia farà parte della missione internazionale nello Stretto di Hormuz. Giorgia Meloni lo ha confermato con un comunicato, prima di arrivare al G7 di Evian, e poi, appena raggiunto l'hotel Royal che sovrasta il borgo francese, lo ha confermato personalmente a Donald Trump (con cui la premier è stata vista scherzare a margine dell'incontro) e a Emmanuel Macron.
Il capo dell'Eliseo non è solo il presidente di turno del summit dei Sette ma, soprattutto, assieme al britannico Keir Starmer il regista dell'operazione che dovrà garantire la sicurezza della navigazione commerciale di fronte all'Iran [...]
L'Italia, che con l'Olanda ha aderito immediatamente, invierà due cacciamine. Meloni ha però sin da subito precisato che dovranno realizzarsi due condizioni: il cessate il fuoco dovrà essere duraturo e il via libera sarà vincolato all'autorizzazione del Parlamento.
La speranza della premier è di non trovare insidie alle Camere, e di poter facilitare una presenza navale per lo sminamento, una delle specialità della Marina italiana, riconosciuta a livello mondiale. [...]
emmanuel macron giorgia meloni g7 evian foto lapresse
I cacciamine "Rimini" e "Crotone" in questo momento sono in attesa, nella base italiana a Gibuti, nodo strategico per le operazioni nel Mar Rosso e nel Golfo Persico. Le due navi, specializzate nella bonifica di mine e ordigni subacquei, erano state schierate in via precauzionale esattamente un mese fa, in attesa della tregua. In sei, sette giorni possono raggiungere l'area delle acque contese.
[...] anche Guido Crosetto, impegnato a Washington in un incontro bilaterale con il segretario alla Guerra Pete Hegseth, ha spiegato che servirà «un accordo implementato» e la volontà di Stati Uniti e Iran di accettare questa missione: «Perché non andiamo a fare la guerra – ha spiegato il ministro della Difesa –, andiamo a fare lo sminamento, quindi deve essere garantita da tutte e due le parti la pace».
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Crosetto e Meloni vogliono innanzitutto capire se, ovviamente, saranno gli americani a garantire uno scudo di sicurezza. Temono che nei lunghissimi sessanta giorni di trattative qualcuno potrebbe compromettere l'accordo e scatenare di nuovo i missili in Medio Oriente.
[...] Nel suo comunicato, successivo alla nota congiunta con Francia, Regno Unito e Germania, Meloni ha precisato che sarà «necessario» far «cessare le ostilità anche in Libano, dove l'Italia continuerà a lavorare per sostenere la sovranità libanese». Un preciso messaggio al governo di Tel Aviv.
Ieri è stato anche il giorno del primo incontro tra Meloni e Trump, otto mesi dopo lo show di Sharm el-Sheikh, il giorno del battesimo del Board of Gaza e delle lodi senza argine alla premier. Sembra un secolo fa: nel frattempo si è consumato uno strappo e Trump ha inserito anche l'amica sovranista tra gli ingrati d'Europa.
Nella prima serata del G7 di Evian, tra i due c'è stato un rapido saluto all'arrivo di Meloni (c'era la figlia Ginevra con lei) e dopo la passerella con Macron e la moglie Brigitte, prima della cena dei leader.
Fino a domani pomeriggio, quando si chiuderà il summit, avranno modo di parlare. I temi sarebbero tanti. Ma non è detto che entreranno nei dettagli delle spese militari, che l'Italia fatica a garantire nelle percentuali che pretende Trump.
Crosetto ne ha parlato con Hegseth, ma all'uscita dall'incontro ha tentato di raffreddare le polemiche degli ultimi giorni sul Safe, i prestiti europei per la Difesa che il ministro chiede da settimane e su cui ha rivelato di aver meditato le dimissioni: «Io sono un umile utilizzatore dei fondi che mi mette a disposizione il Parlamento e, prima ancora, di quelli che mette il ministro dell'Economia. Quando l'arbitro fischia c'è il rigore. Altrimenti – ha concluso con una battuta maliziosa – c'è solo il rigore».
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