MA FACCE RIDE! - DOPO AVER PORTATO L’ACQUA CON LE ORECCHIE AL RIGOR MONTIS, PROVA A RIENTRARE IN GIOCO PERFINO CULATELLO BERSANELLO SPAVENTANDO COSÌ LE AGENZIE DI RATING: “MONTI HA FATTO UN GRAN LAVORO, MA È UNA PARENTESI NON RIPETIBILE. IL PD È PRONTO A GOVERNARE” – BUM! “C’È UNA CAMPAGNA CONTRO NAPOLITANO: ESISTE UN FILONE POPULISTA, IN CERTE AREE DELLA POLITICA E DEL GIORNALISMO, CHE FORSE HA ANCHE UN DISEGNO IN TESTA. MA NON PASSERÀ”…

Massimo Giannini per Repubblica

«sento in giro molte preoccupazioni sul dopo Monti. Allora chiariamo subito un punto: qualunque ragionamento sul prossimo futuro deve partire dal presupposto che non vengano abolite le elezioni, magari su suggerimento di Moody's. Se in Italia passasse l'idea che la politica non è in grado di tirarci fuori dalla crisi, noi ci porremmo automaticamente al margine delle democrazie del mondo».

Finite le brevi ferie d'agosto, Pierluigi Bersani torna in campo e detta a Monti le condizioni dell'autunno. Il leader del Pd considera quella del governo tecnico una «parentesi non ripetibile». «Perché vede - spiega - il limite della soluzione tecnica non sta nel governo Monti, che pure ha fatto un gran lavoro, ma nella mancanza di univocità di una maggioranza che ha opinioni diverse, perché in natura esistono una destra e una sinistra alternative l'una all'altra. E se a Bruxelles o sui mercati si ha paura per la tenuta del rigore in Italia, io voglio credere che ci si riferisca a un rischio Berlusconi o a un pericolo populista, non al
centrosinistra».

Eppure, segretario, l'impressione è che cancellerie e Borse non si fidino neanche di voi...
«Noi abbiamo fatto la moneta unica, con Prodi, D'Alema e Amato abbiamo raggiunto accordi storici con la Ue e la Nato, io ho lavorato con Ciampi e Padoa- Schioppa. I mercati e le cancellerie non possono far finta di non conoscerci. Se ci sono manovre interessate per dire che nell'Italia del dopo Monti non c'è un presidio credibile, noi siamo qui, con la nostra storia, a dimostrare che non è vero».

Quindi lei fin da ora dice no a un Monti bis e dice no a una Grande Coalizione?
«Io dico che in un Paese maturo si fronteggiano un centrodestra, un centrosinistra ed eventualmente una posizione centrale che da una legislatura all'altra può dare flessibilità al sistema.
Chi vince, governa. Questo è il vero tema, non quanti tecnici ci sono nel governo. E questo significa che non si può andare al voto proponendo una Grande Coalizione. Non esiste proprio».

Perciò, Bersani va al voto con il suo programma e le sue alleanze, e se vince va a Palazzo Chigi. Giusto?
«Così funziona, nelle democrazie normali. E poi, hai visto mai, può succedere che una figura come Monti non riesce a portare a casa una legge contro la corruzione, e invece Bersani ci riesce».

Il Pd è sempre più insofferente col governo. Oggi c'è il primo Consiglio dei ministri dopo le ferie. Cosa chiede a Monti?
«A Monti chiedo un cambio di passo. Non sono d'accordo su come stanno andando le cose. È ora di riscrivere l'agenda. Per noi progressisti è il momento di rompere l'avvitamento tra austerità e recessione. Il rigore non va abbandonato. Ma è ora di aprire gli occhi. Lo dico anche al Consiglio dei ministri che si riunisce oggi: date finalmente uno sguardo alla realtà».

Perché finora il premier e i ministri non l'hanno fatto?
«Non sto dicendo questo. Dico che ora ci sono due problemi da affrontare. Il primo è europeo: a settembre il messaggio dell'Ue sulla stabilizzazione degli spread non deve più essere un oggetto da Sibilla Cumana, ma deve diventare operativo. A proposito di battere i pugni sul tavolo, questa è l'occasione. Il secondo è italiano. Sento parlare di via d'uscita dalla crisi. Io credo nella possibilità di uno spiraglio, ma ancora non lo vedo. E ho l'impressione che il governo finora non abbia percepito lo scivolamento dell'economia reale. C'è un crollo della produzione industriale, un segno meno nei consumi, lavorano 22 milioni di italiani su 60. Io chiedo: come affrontiamo queste emergenze?».

E cosa si aspetta che le risponda, Monti?
«Per me il rigore è la condizione necessaria, ma non è l'obiettivo. Il vero obiettivo, qui ed ora, è il sostegno all'economia reale. Leggo di piani energetici, di piani per gli aeroporti. Per carità, va tutto benissimo. Ma i problemi di famiglie e imprese, in questo momento, sono altri. Per esempio: il prezzo della benzina si può ridurre? I pagamenti della Pubblica Amministrazione sono stati sbloccati? E che facciamo di fronte alle crisi industriali, dalla Fiat a Finmeccanica all'Alcoa? Le eventuali operazioni di alienazione del patrimonio pubblico possono essere destinate a politiche industriali e allo stimolo all'economia reale? In agenda io vorrei queste priorità. Attenzione a messaggi troppo astratti, che non generano fiducia ma semmai scollamento».

Da mesi si critica il governo perché non fa niente sulla crescita, ora lei lo critica perché prova a fare qualcosa?
«Io non lo critico, ma dico che non bisogna passare dal niente al troppo. Sento parlare di una defiscalizzazione del-l'Iva sulle infrastrutture, praticamente senza copertura. Bene, ma perché da mesi si dice no alla sterilizzazione dell'Iva sulle accise per la benzina? Ci sono cose che il governo può fare subito. Rafforzi gli sgravi fiscali sulle ristrutturazioni immobiliari in funzione antisismica e ambientale. Adotti misure di sburocratizzazione, eliminando passaggi burocratici o esternalizzandoli. Finanzi l'innovazione coi crediti d'imposta sulla ricerca e la defiscalizzazione degli investimenti. Introduca una vera Dual Income Tax».

Il nodo vero è la pressione fiscale. Lei pensa che Monti dovrebbe cominciare a rimodulare le aliquote Irpef?
«Senta, io non riesco a raccontare favole. È un obiettivo per il futuro, ma per ora non possiamo permettercelo. Dobbiamo scongiurare gli aumenti dell'Iva, questo sì. Ed è possibile farlo, aumentando il recupero dell'evasione fiscale, concludendo l'accordo con la Svizzera sulla tassazione dei capitali, lavorando realisticamente sugli incentivi alle imprese, e poi definendo meglio con gli enti locali la griglia della spending review».

Elsa Fornero ha detto che porterà il taglio del cuneo fiscale in Consiglio dei ministri. Lei è d'accordo?
«Certo, in prospettiva il cuneo fiscale va ridotto. Ma anche qui, non ci sono soluzioni miracolistiche. E poi serve uno schema pattizio: Prodi tagliò il cuneo fiscale di 5 punti, ma purtroppo questo non servì a rilanciare gli investimenti».

E la patrimoniale? La deve fare Monti, o la farete voi quando tornerete al governo?
«Noi proponemmo un'imposta sui grandi patrimoni immobiliari per alleggerire l'Imu. Non si fece allora, per me va fatta adesso. Quanto alla finanza, la ricchezza scappa e la povertà resta. Va rafforzata la tracciabilità dei capitali, anche su scala europea. Questo Monti può farlo, entro la fine della legislatura».

Lei parla di fine della legislatura. Ma tornano in ballo le elezioni anticipate a novembre.
«Le elezioni anticipate sono un'elucubrazione dannosa. Io non le auspico e non le vedo all'orizzonte, anche se è nostro dovere tenerci pronti a qualunque evenienza. Poi, lo dico una volta per tutte, non c'è alcun nesso tra voto anticipato e legge elettorale...».

Ma l'intesa col Pdl sulle modifiche al Porcellum c'è o no?
«Oggi un accordo non c'è ancora, ma da parte nostra c'è la disponibilità a chiudere in fretta. Naturalmente, non rinunciamo ai nostri due paletti. Primo: la sera in cui si chiudono le urne il mondo deve sapere chi governa, altrimenti ci travolge uno tsunami. Secondo: i cittadini devono scegliere chi mandare in Parlamento. In concreto, questo significa due cose. Ci vuole un premio di maggioranza ragionevole, e il 15% lo è, perché sarebbe curioso che il Pdl che nel 2005 ha introdotto una premialità sconosciuta in Occidente oggi dicesse no a una premialità decorosa. E poi ci vuole una quota significativa di collegi uninominali, per ricreare un legame tra elettori ed eletti».

Mi dica la verità, c'è imbarazzo nel Pd sul conflitto sollevato dal presidente Napolitano contro i pm di Palermo per le intercettazioni sulla trattativa Stato-mafia?
«Nessun imbarazzo. Napolitano ha fatto quel che doveva. Dopodichè, in un sistema costituzionale e democratico lo schema non è chi è d'accordo e chi no con il Capo dello Stato, ma chi lo rispetta e chi no. E allora, se il presidente ha chiesto alla Consulta di chiarire un punto cruciale che riguarda le sue prerogative, può anche essere criticato ma deve essere rispettato. E questo non sta avvenendo sempre. C'è una campagna contro Napolitano: esiste un filone populista, in certe aree della politica e del giornalismo, che forse ha anche un disegno in testa. Ma non passerà».

Ma lei e il Pd siete d'accordo con Monti e la Severino, che annunciano una nuova legge sulle intercettazioni?
«Per me in una democrazia liberale il diritto alla riservatezza di chi è al di fuori da un'indagine penale non è un optional. Ma attenzione: questo diritto si garantisce con un filtro rigoroso affidato alla magistratura, senza limiti alle indagini e bavagli all'informazione. Dunque, se il governo vuole presentare un ddl con queste caratteristiche, noi siamo pronti a discuterne. Ma la condizione è che ci sia un pacchetto complessivo di riforma della giustizia, con al primo posto le nuove norme contro la corruzione. E dopo, semmai, anche le intercettazioni».

Le primarie tornano a infuocare la vostra metà campo. Le farete, come e quando?
«Il percorso è chiaro. In autunno vareremo una carta di intenti, con regole d'ingaggio, criteri di partecipazione, impegni e responsabilità comuni. E tra novembre e dicembre faremo le primarie di coalizione, con la massima apertura alle forze politiche e alla società civile ».

Del rottamatore Matteo Renzi che mi dice?
«In questi mesi non ho mai alimentato polemiche, e continuerò a farlo. Siamo dentro la più grave crisi del dopoguerra. Ne usciamo solo se c'è condivisione
tra noi».

Sulle alleanze il quadro è problematico, tra Vendola e Casini. Riuscirete a vincere e a governare, mettendo insieme i centristi e i comunisti?
«Noi organizziamo un centrosinistra aperto a un incontro con forze politiche e sociali moderate. Entro ottobre saranno pronti 10-15 punti di programma, non 281 pagine. Sarà poi il candidato premier a fare il resto...».

Lei, presumibilmente...
«Se mi voteranno, sarò io. Sulla base di quel programma, il centrosinistra proporrà un'alleanza di legislatura alle forze liberali e moderate del Paese. Dentro questo perimetro non ci sono solo Vendola e Casini, ma ad esempio anche i socialisti».

Con Di Pietro è finita per sempre?
«Mi pare evidente che lui vuole star fuori. Il centrosinistra deve fare spesso i conti con le forze agite da questo istinto minoritario di auto-esclusione dalle responsabilità. Io, da riformista, lavoro perché questa maledizione finisca. Il Pd è pronto per governare, e sono convinto che governerà».

 

MONTI E BERSANI A CERNOBBIOANTONIO DI PIETRO DURANTE UN COMIZIO jpegMARCO TRAVAGLIO ANTONIO DI PIETROMARCO TRAVAGLIO NICOLA MANCINO E GIORGIO NAPOLITANO jpegPAOLA SEVERINO E MARIO MONTIMONTI SEVERINO PASSERA jpegMonti - ForneroELSA FORNERO

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