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DAGOREPORT - DOVE DIAVOLO È FINITO L’ATTEGGIAMENTO CRITICO FINO AL DISPREZZO DI GIORGIA MELONI SULLA ‘’COALIZIONE DEI VOLENTEROSI”? - OGGI LA RITROVIAMO VISPA E QUERULA POSIZIONATA SULL'ASSE FRANCO-TEDESCO-BRITANNICO, SEMPRE PRECISANDO DI “CONTINUARE A LAVORARE AL FIANCO DEGLI USA” - CHE IL CAMALEONTISMO SIA UNA MALATTIA INFANTILE DEL MELONISMO SONO PIENE LE CRONACHE: IERI ANDAVA DA BIDEN E FACEVA L’ANTI TRUMP, POI VOLA DA MACRON E FA L’ANTI LE PEN, ARRIVA A BRUXELLES E FA L’ANTI ORBÁN, INCONTRA CON MERZ E FA L’ANTI AFD, VA A TUNISI E FA L’ANTI SALVINI. UNA, NESSUNA, CENTOMILA - A MANTENERE OGNI GIORNO IL VOLUME ALTO DELLA GRANCASSA DELLA “NARRAZIONE MULTI-TASKING” DELLA STATISTA DELLA GARBATELLA, OLTRE AI FOGLI DI DESTRA, CORRONO IN SOCCORSO LE PAGINE DI POLITICA INTERNA DEL “CORRIERE DELLA SERA”: ‘’PARE CHE IERI MACRON SI SIA INALBERATO DI FRONTE ALL’IPOTESI DI UN SUMMIT A ROMA, PROPONENDO SEMMAI GINEVRA. MELONI CON UNA BATTUTA LO AVREBBE CALMATO” - SÌ, C’È SCRITTO PROPRIO COSÌ: “CON UNA BATTUTA LO AVREBBE CALMATO”, MANCO AVESSE DAVANTI UN LOLLOBRIGIDA QUALSIASI ANZICHÉ IL PRESIDENTE DELL’UNICA POTENZA NUCLEARE EUROPEA E MEMBRO PERMANENTE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL'ONU (CINA, FRANCIA, RUSSIA, REGNO UNITO E USA) - RIUSCIRÀ STASERA L’EROINA DAI MILLE VOLTI A COMPIERE IL MIRACOLO DELLA ‘’SIRINGA PIENA E MOGLIE DROGATA’’, FACENDO FELICI TRUMP E MACRON?

DAGOREPORT

giorgia meloni alla casa bianca foto lapresse

Ma dove diavolo è finito l’atteggiamento critico fino al disprezzo di Giorgia Meloni sulla "Coalizione dei Volenterosi”?

 

Oggi la ritroviamo vispa e querula posizionata sull'asse franco-tedesco-britannico ma precisando di “continuare a lavorare al fianco degli Usa”, partecipando alla videoconferenza che ha preceduto la partenza per Washington dove insieme ai “Volenterosi”, la presidente Ue von der Leyen, il capo della Nato Rutte scorteranno Zelensky per non farsi corcare di nuovo dai teppisti Trump e Vance.

DONALD TUSK - EMMANUEL MACRON - KEIR STARMER - FRIEDRICH MERZ - INCONTRO A TIRANA

 

Sul camaleontismo della premier è già stato scritto di tutto: ieri andava da Biden e faceva l’anti Trump, vola da Macron e fa l’anti Le Pen, arriva a Bruxelles e fa l’anti Orbán, incontra con Merz e fa l’anti AfD, va a Tunisi e fa l’anti Salvini. Una, nessuna, centomila, Pirandello docet.

 

A mantenere ogni giorno il volume alto della grancassa della “narrazione multi-tasking” della Statista della Garbatella, oltre ai fogli di destra, corrono in soccorso le pagine di politica interna del “Corriere della Sera”.

PAOLA DI CARO

Sentite che sviolinata arriva oggi dall’articolo di Paola Di Caro. A proposito di Trump: “Sicuramente, come dice ai suoi Meloni, al momento non si può fare altro che accompagnare i suoi sforzi con pazienza e tenacia, senza attaccarlo, anche quando la voglia verrebbe meno per certi toni troppo amichevoli che ha usato con Putin.

 

Ma, anche ieri, agli altri leader, la premier lo ha detto: il rischio è che Trump, se attaccato, faccia saltare tutto e di fatto dica che l’Ucraina non vuole la pace, l’Europa non collabora, e allora facciano come gli pare perché gli americani si accorderanno direttamente con i Russi. Un disastro, che lascerebbe l’Europa al palo. Per cui, si tesse con il filo che si ha”. 

 

meloni biden

“E dunque, con che posizione l’Italia va a Washington?”, si domanda retoricamente la penna svenuta di via Solferino.

 

La risposta è in modalità granchio: un passo avanti con i “Volenterosi”, due indietro con Trump, più un colpo di chele al detestato Macron; pezzo perfetto per far felice il capo della comunicazione di Palazzo Chigi, Fazzo dei Fazzolari.

 

 

De Caro al lavoro: "Detto che la premier non dà un grande peso alle call dove troppi Paesi partecipano senza arrivare a una conclusione se non quella, commentano i suoi, di accontentare Macron che vuole dimostrare «di essere lui il vero leader dell’Europa», in una nota Meloni scrive che nella discussione «è stata ribadita l’importanza di continuare a lavorare con gli Stati Uniti per porre fine al conflitto e raggiungere una pace che assicuri la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina, che dovrà essere coinvolta in ogni decisione”.

 

meloni macron

Che il camaleontismo sia una malattia infantile del melonismo ne abbiamo una prova seguendo le giravolte degli ultimi mesi della Ducetta.

 

Correva il 14 marzo 2025 quando l’Ansa batté la seguente notizia: “Nell'agenda ufficiale, a sera, l'appuntamento ancora non c'è. Perché Giorgia Meloni alla vigilia non avrebbe ancora deciso definitivamente se partecipare o meno alla riunione dei "volenterosi" convocata dal primo ministro inglese Keir Starmer”.

 

giorgia meloni punto stampa a washington 1

Il giorno dopo, 15 marzo, “La 'Coalizione dei Volenterosi' annuncia il passaggio alla fase "operativa" del piano per le garanzie di sicurezza a Kiev, compresa la missione di peacekeeping da inviare in Ucraina se e quando cesseranno le ostilità con Mosca… 

 

Giorgia Meloni, presente alla call dopo qualche esitazione, chiarisce senza mezzi termini che l'Italia al momento si chiama fuori da qualunque invio di truppe” (Ansa).

 

Due mesi dopo, 16 maggio, arriva il giorno più nero della “Giorgia dei Due Mondi”. Dopo il viaggio a Kiev di Macron, Starmer, Merz e Tusk, a Tirana i quattro “Volenterosi” si concedono un bis. Accade a margine del vertice della Comunità Politica Europea.

 

DONALD TUSK - VOLODYMYR ZELENSKY - EMMANUEL MACRON - KEIR STARMER - FRIEDRICH MERZ - INCONTRO A TIRANA

In Albania c'è anche Zelensky e i leader di Francia, Regno Unito, Germania e Polonia si riuniscono con il presidente ucraino e tutti e cinque sentono Donald Trump.

 

La foto del loro incontro rimbalza ovunque, come quella di Kiev. E la “pontiera” della Garbatella tra Europa e Usa non c'è.

 

Subito sbertucciata sulla sua “special relationship” con l’Idiota della Casa Bianca, la Signorina di Palazzo Chigi sbotta dichiarando che "L'Italia ha da tempo dichiarato che non è disponibile a inviare truppe in Ucraina e non avrebbe senso partecipare a formati che hanno degli obiettivi sui quali non abbiamo dichiarato la nostra disponibilità. Credo sia un fatto di coerenza e chiarezza".

 

giovanbattista fazzolari giorgia meloni - foto lapresse

Non l’avesse mai detto: Macron non aspettava altro per dirle in faccia di essere nient’altro che una Ballista di Stato. 

 

Smentendo che si sia parlato di invio delle truppe (Germania e Polonia sono contrari), sia a Tirana sia nell'incontro con Zelensky a Kiev, il primo galletto di Francia si scatena: "La discussione è sul cessate il fuoco, guardiamoci dal divulgare false informazioni, ce ne sono a sufficienza di quelle russe".

 

Finita in un angolo, in aiuto della poverina interviene, il giorno dopo, direttamente Kaiser Fazzolari: “Non si capisce bene cosa sia questo cosiddetto 'Format ristretto dei volenterosi' per l’Ucraina e quale sia la sua utilità, al netto di un po’ di forzata visibilità per qualcuno (Macron, ndr)".

jd vance bacia giorgia meloni

 

 

E chiude in bellezza: "Qual è il senso e l’utilità di un format come quello che indebolisce l’Unione europea e mina l’unità occidentale?".  

 

 

Testarda come un mulo, la Ducetta non ci sta a farsi dare della cazzara in mondovisione, vuole avere la “rivincita” su Macron, e improvvisa un trilaterale con Jd Vance e Ursula von der Leyen a Palazzo Chigi, dopo la messa di intronizzazione di Papa Leone XIV, per far vedere che conta ancora qualcosa. 

 

volodymyr zelensky keir starmer emmanuel macron foto lapresse

Non è finita. Il 20 maggio Meloni alza il telefono e implora il suo Donaldino di includerla nei successivi “contatti” sulla questione Ucraina.

 

Trump, che nei giorni precedenti l’aveva ignorata, preferendo parlare con chi conta qualcosa (Macron, Starmer, Merz), la accontenta come si fa con un bambino viziato per farlo stare zitto. E così la premier verticalmente svantaggiata viene inclusa nella telefonata in vista del colloquio con Putin, con somma irritazione francese e tedesca.

 

Donald Tusk Keir Starmer Volodymyr Zelensky Olena Zelenska Emanuel Macron Friedrich Merz – foto lapresse

Finita nel cul de sac dell’irrilevanza, la Camaleonte ci mette poco a cambiar pelle.

 

Eccola che il 10 luglio riciccia in un call dei Volenterosi, con una parte dei leader che partecipano da Londra e una parte dalla Conferenza sulla ripresa dell'Ucraina.

 

E si presenta con la sua immarcescibile faccia tosta, dicendo: “Come potete vedere dalla conferenza di oggi, potete contare sempre sull'Italia a 360 gradi’’.

 

Malgrado che i Volenterosi, Macron in testa, hanno preso a calci ‘’il piano “inventato da noi”, come ripete la premier” (copy De Caro), di estendere l’applicazione dell’articolo 5 della Nato in modo che se l’Ucraina venisse attaccata sarebbe difesa dall’alleanza, pur non facendone strutturalmente parte, ‘’ma anche qui il braccio di ferro è in atto: pare che ieri Macron si sia inalberato di fronte all’ipotesi (di un summit a Roma), proponendo semmai Ginevra. Meloni con una battuta lo avrebbe calmato. Non è questo il momento di dividersi”. 

 

macron meloni

Sì, c’è scritto proprio così: “con una battuta lo avrebbe calmato”, manco avesse davanti un Lollobrigida qualsiasi anziché il presidente dell’unica potenza nucleare europea e membro permanente del consiglio sicurezza dell’Onu. (Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti), che godono del diritto di veto.

 

Non è un caso, che "Macron e Merz, poco dopo mezzogiorno, hanno annunciato venti minuti prima di Meloni che sarebbero andati in America. Non c'è stato coordinamento. Saranno sfumature, ma rivelano comunque una discrepanza”, ha rilevato “Repubblica”.

 

Riuscirà stasera l’eroina dai mille volti a compiere il miracolo della ‘’siringa piena e moglie drogata’’, facendo felici Macron e Trump?

LA FACCIA DI GIORGIA MELONI MENTRE PARLA EMMANUEL MACRON

donald tustk keir starmer emmanuel macron e Friedrich Merz e volodymyr zelensky a kiev

giorgia meloni punto stampa a washington 3

meloni biden

FOTO DI GRUPPO AL G7 DI KAnanaskis IN CANADADonald Tusk Keir Starmer Volodymyr Zelensky Olena Zelenska Emanuel Macron Friedrich Merz – foto lapresseKeir Starmer Emmanuel Macron e Friedrich Merz sul treno verso Kiev DONALD TUSK - VOLODYMYR ZELENSKY - EMMANUEL MACRON - KEIR STARMER - FRIEDRICH MERZ - INCONTRO A TIRANA

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