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1. DOVE VA L’ITALIA 2015: SCOPPIA LA RIVOLTA A QUINTO DI TREVISO PER L’ARRIVO DI 101 PROFUGHI (DICASI: 101) DISTRIBUITI IN DUE PALAZZINE COSTRUITE ANNI FA E RIMASTE INVENDUTE 2. ROGO IN PIAZZA CON I MOBILI E DIVANI, INCENDIATI TELEVISORI E DECODER PORTATI DALLA COOP NEGLI APPARTAMENTI, MENTRE IL RESTO DEL MATERIALE CONSEGNATO (MATERASSI, RETI, SAPONI, CARTA IGIENICA E PERFINO SIGARETTE) VIENE AMMASSATO IN UN ANGOLO DAI VENETI

1. IRRUZIONE NELLE CASE PER I MIGRANTI “NON VOGLIAMO CHE ABITINO QUI”

Eleonora Vallin per “la Stampa”

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Ventiquattrore di tensione a Quinto di Treviso per l’arrivo di un centinaio di profughi distribuiti in due palazzine tra i residenti. E non è ancora finita. Il prefetto Maria Augusta Marrosu promette denunce ai residenti sul piede di guerra, ma il governatore Luca Zaia, pur non avallando la violenza, sta con i veneti: «I cittadini hanno ragione e noi siamo con loro. E’ una situazione intollerabile. Stiamo africanizzando il Veneto». Sul “caso Treviso” è intervenuto ieri anche il segretario della Lega, Matteo Salvini, che espresso la sua solidarietà alle famiglie. Salvini sarà a Quinto domani pomeriggio. 
 

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Tutto inizia mercoledì mattina, 15 luglio, sotto il sole rovente: arrivano, nel complesso residenziale ex Guaraldo di via Legnago, 101 profughi che vengono distribuiti in una trentina di appartamenti divisi tra due palazzine costruite anni fa e rimaste invendute. Si tratta di migranti già ospitati dalla ex Treviso Servizi, a cui si sono aggiunti quelli scaricati da un tir a Villorba (Tv) il giorno prima. La prefettura li ha portati con due corriere a Quinto, concedendo gli alloggi in affitto alla cooperativa Xenia di Grosseto. Ma alle 9, le dieci famiglie italiane residenti nelle palazzine con le altre che vivono nel complesso, scendono in strada a protestare.
 

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I timori
Si teme per la sicurezza, il degrado dell’area, il contagio di malattie sconosciute; qualcuno minaccia di andarsene: «Hanno trasformato le nostre case in un campo profughi». Una donna si sente male e viene portata in ospedale in ambulanza. 

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Alle 14 esplode la rabbia: i residenti imbracciano cartelli, montano per strada le tende con l’intenzione di non tornare più in casa. Alle 16 arrivano le forze della polizia, ma la protesta continua e alle 20.30 va in onda la diretta sulle reti Mediaset. Alle 22 i residenti decidono di dormire fuori. Alle 4 avvampa il primo rogo con i mobili e divani, verranno incendiati anche i televisori e i decoder portati dalla Coop negli appartamenti, mentre il resto del materiale consegnato (materassi, reti, saponi, carta igienica e perfino sigarette) viene ammassato in un angolo. 
 

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I residenti ci scrivono sopra: «Aiuti per Dolo e Mira», ovvero per gli sfollati veneziani colpiti dal tornado. Ieri mattina la situazione degenera per l’infiltrazione di alcuni militanti di Forza Nuova che boicottano la consegna del cibo e affrontano di petto la polizia. Verso le 13 la situazione va fuori controllo, serva una pattuglia fissa per placare risse e tafferugli (un volontario resta ferito).
 

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Il confronto
«I residenti che hanno fatto danneggiamenti verranno denunciati» promette il prefetto Maria Augusta Marrosu, «chi si è comportato male sono gli italiani, non gli stranieri». Ma contro di lei si alza la voce del sindaco Pd di Treviso, Giovanni Manildo, in polemica sulle modalità con cui si sta gestendo l’emergenza. «Le Prefetture dimostrano la loro inefficacia, a spese dei cittadini» dice. Proprio ieri si è tenuto un nuovo incontro per fare il punto mentre dalla Sicilia arrivava un altro contingente di 28 africani destinati alla parrocchia di Ponzano (Tv). «Quella di Quinto è la più grande vergogna nella gestione dei migranti: scaricare clandestini in appartamenti sfitti in mezzo a chi già vi abita da tempo è una indecenza che va subito sanata» ha tuonato Zaia, dichiarando «guerra al prefetto» durante la sua visita a Quinto. 
 

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In serata l’Ulss 9 di Treviso ha fatto un sopralluogo negli appartamenti interessati indicando «la presenza di condizioni di inabitabilità». Non ci sono nè l’allacciamento alla rete elettrica né il rifornimento di gas metano; mancano anche le aree cottura, i lavelli e i rubinetti. I residenti in rivolta hanno passato la notte in strada davanti al presidio della polizia. 

 

2. ZAIA: “DUE SU TRE NON SONO PROFUGHI IL VENETO SI STA AFRICANIZZANDO”

Marco Bresolin per “la Stampa”

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«Ciò che è successo a Quinto è il nostro 9 novembre».


In che senso?
«Come il Muro di Berlino, che è rimasto lì per anni, ma poi una notte i ragazzi sono andati a buttarlo giù. Ecco, quello che è successo a Quinto è un punto di non ritorno. Abbiamo toccato il fondo. C’è stato il big bang».
 

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Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ieri mattina è corso a Quinto, dove c’è stata una rivolta dei residenti contro l’arrivo di 101 profughi nelle loro palazzine. «Ma vi rendete conto? Lì abitano famiglie, molte delle quali con bambini piccoli. Gente che paga un mutuo. E la prefettura, senza avvisare nessuno, senza alcuna verifica sullo stato dell’arte, manda lì 101 profughi. È comprensibile che si siano incaz…. Ma adesso basta, noi siamo pronti a una guerra gandhiana».
 

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Quello che è successo di notte non è molto gandhiano…
«Vi spiego io come è andata. I residenti hanno fatto un presidio, hanno montato delle tende davanti all’ingresso delle palazzine e si sono piazzati lì per rivendicare il loro diritto a vivere in pace».
 

Poi però qualcuno è andato oltre…
«Non credo sia colpa dei residenti. Durante la notte è successo che è arrivato qualcuno, è entrato negli appartamenti al piano terra, dove erano stipati materassi e altri mobili. E poi hanno fatto un bel falò…».
 

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Un bel falò? Presidente, non vorrà mica giustificare quegli episodi…
«Non dico che li voglio giustificare, ci mancherebbe. E non mi risulta nemmeno che tra gli autori ci siano i residenti. Dico solo che la tensione è alta perché queste persone sono esasperate. Fino a due giorni fa erano felici, facevano i barbecue, i bambini giocavano in cortile… Oggi vivono con le camionette della celere».
 

Se ci sono le forze dell’ordine è perché sono scoppiati i disordini. E come dice il prefetto, «sono gli italiani che si sono comportati male, non gli stranieri».
«Se c’è qualcuno che getta benzina sul fuoco io dico che bisognerebbe evitare di far scattare la scintilla».
 

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Ma perché queste persone danno così fastidio? Che hanno fatto di male?
«Io dico solo che, stando ai dati del ministero dell’Interno, due richiedenti su tre non avranno riconosciuto lo status di rifugiato. Se uno fugge da una guerra, bene. Ma mi sembra che gran parte di questi immigrati non porti i segni di fame e malnutrizione…».


Presidente, tra di loro c’è gente che fugge dalle guerre, dalla disperazione.
«Due su tre non sono profughi. Punto. Sono clandestini che vanno rimpatriati, ma che nessuno rispedirà mai a casa loro».
 

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E con i «veri» profughi che facciamo? Li lasciamo per strada?
«Bisogna fare dei campi in Africa e verificare lì lo status di rifugiato».


Davvero crede che per l’Italia sia possibile gestire una simile operazione?
«Deve intervenire la comunità internazionale».


Fosse semplice…
«Ma non possiamo pagare noi le conseguenze degli errori e dei bombardamenti altrui… I nostri governi sono quattro anni che dormono. E intanto qui stiamo africanizzando il Veneto».


Prego?
«Sì, il Veneto rischia di diventare un lembo d’Africa».

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Guardi che molti di questi immigrati arrivano dalla Siria, dal Pakistan...
«Sì, ma in Africa sta passando l’idea che tutti possono arrivare ed essere accolti in Italia. Ma non è così: nella mia regione ci sono 517 mila immigrati. Di questi, 42 mila sono senza lavoro. Non c’è più posto, basta. Abbiamo già dato».

 

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