DOVE SI TROVA IL TESORO DI MATACENA? DALLA LIBERIA AL LUSSEMBURGO, IL PM SONO A CACCIA PER CAPIRE QUALI INTERESSI RUOTANO ATTORNO ALL’ARMATORE CALABRESE E PERCHE’ SI SONO MOSSI PER LUI SIA LE ‘NDRINE CHE LA RETE DI SCAJOLA

Giuseppe Baldessarro e Carlo Bonini per "la Repubblica"

Quali ricchezze custodisce la cassaforte del latitante Amedeo Matacena? E dove è nascosta? Dei molti fili che l'indagine della Procura di Reggio Calabria ha afferrato, quello che il pm Giuseppe Lombardo e il sostituto della Direzione nazionale antimafia Francesco Curcio hanno deciso di tirare con decisione è quello che porta al denaro. Movimenti di capitali, fusioni societarie, beni immobili.

Perché è lì - ne sono ragionevolmente convinti gli inquirenti - che potrebbero trovare risposta almeno due delle questioni chiave dell'indagine: le ragioni e gli interessi per i quali intorno alla figura e al destino dell'armatore calabrese si siano mosse insieme la ‘ndrangheta (che in Matacena, per dirla con gli inquirenti, avrebbe avuto la sua "interfaccia" e potenziale canale di riciclaggio) e il network di colletti bianchi che aveva nell'ex ministro Claudio Scajola il suo perno.

Sono per questo pronte a partire da Reggio due rogatorie internazionali. La prima ha come destinazione il Lussemburgo, dove hanno sede legale la "Seafuture sa" e la "Xilo sa", due delle società in cui è frazionata la holding dell'armatore. La seconda raggiungerà invece la Liberia, dove risultano iscritte al registro delle imprese la "Amju International tanker ltd." e la "Athoschia International ltd", l'una e l'altra partecipate della "Amadeus", società per azioni della famiglia con sede legale a Roma e uffici amministrativi a Reggio di cui è presidente Antonio Chillemi (uno degli indagati agli arresti domiciliari da giovedì scorso).

Nella ricerca della Procura - così come nella sistematicità con cui la scorsa settimana sono stati messi i sigilli a beni per 50 milioni di euro e tra questi alle società "Amadeus" e "Solemar" (a sua volta partecipata da "Ulisse shipping srl", Lidico srl.", "Seafuture sa", "New Life Unipersonale srl" e "Xilo sa") - c'è un metodo e una consapevolezza acquisita durante le indagini della Dia.

Di cui è traccia nell'ordinanza di custodia cautelare di Olga Tarsia, gip di Reggio Calabria. Vale a dire, che il sistema di scatole societarie concepito da Matacena sia servito nel tempo ora a dissimulare i flussi di denaro, ora la reale titolarità dei beni. Per impedirne evidentemente il sequestro, ma anche per evitare di individuare possibili soci occulti o comunque inconfessabili dell'armatore.

Ne sarebbe prova, nel giugno del 2013, il progetto di fusione per incorporazione della "Solemar srl" nella "Amadeus", società controllata al 100 per cento (una cosiddetta "fusione inversa"), «logico completamento - scrive il gip - di un percorso di occultamento delle reali disponibilità della famiglia Matacena».

Insomma, «dopo una prima fase in cui i membri della famiglia Matacena ricoprivano incarichi diretti in ambito societario - scrive ancora il gip - si è passati ad una fase successiva, caratterizzata dalla operatività anche di imprese di diritto estero e dalla presenza di continui progetti di fusione finalizzati a schermare gli effettivi titolari e, quindi, i reali beneficiari degli utili prodotti dalle società che, alla luce delle indagini in corso, sono da individuarsi in Amedeo Matacena e nei suoi prossimi congiunti».

Una dissimulazione certosina con cui andrebbe letta anche la «separazione» di Amedeo Matacena dalla moglie Chiara Rizzo (da lui stesso resa nota nell'intervista a Repubblica da Dubai la scorsa settimana). Una "messa in scena" giuridicamente necessaria a rendere non aggredibile parte dei beni della famiglia. La prova indicata dal gip è in alcune intercettazioni telefoniche. In una, del 30 settembre 2013, la Rizzo parla con la ex moglie del fratello di Matacena, che «si congratula con Chiara per la decisione di separarsi da Amedeo».

«Chiara - scrive il magistrato - mostrandosi esterrefatta rispetto al fatto che tale informazione sia in possesso della sua interlocutrice, replica prontamente precisando che, "in effetti, non si tratta di una separazione" ». E ancora: lo stesso giorno la Rizzo chiama Martino Politi, un altro degli arrestati, con cui «si lamenta del fatto che qualcuno ha fatto circolare la notizia della separazione con Amedeo. Nella circostanza, Chiara alquanto seccata e nervosa per le voci diffuse, si rivolge a Martino: «... Ma poi non hanno capito della gravità se questa cosa si sa in giro!?».

Per restare alle carte, c'è un ultimo dettaglio. Quantomeno singolare come ogni circostanza che nella vicenda di Matacena incrocia il denaro e la politica. L'armatore disponeva ancora un conto corrente bancario a doppia firma con la moglie presso la tesoreria della Camera (acceso nel periodo in cui era stato deputato) che, secondo gli investigatori, sarebbe servito per far transitare la liquidità necessaria alla sua latitanza.

A Dubai, prima e, in previsione, in Libano. In un'intercettazione telefonica del 5 febbraio scorso, Scajola lo chiede proprio a Chiara Rizzo: «Amedeo ha un conto corrente presso la tesoreria della Camera? ». E lei: «Si, l'ultima volta ho pagato versando ad Amedeo là». «Perfetto - è la conclusione dell'ex ministro - Risolveranno tutto in questo modo».

 

CHIARA MATACENA CON LA FIGLIASchermata alle CHIARA RIZZO E AMEDEO MATACENANDRANGHETAARRESTO CLAUDIO SCAJOLA

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO