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LA DUCETTA NON INTENDE FARE PRIGIONIERI – ORA CHE HA SPIANATO MATTEO SALVINI IN ABRUZZO, LA MELONI È TORNATA IN MODALITÀ “FASCIO TUTTO IO”: SULLE NOMINE DI PRIMAVERA VUOLE DETTARE LEGGE – L’OBIETTIVO DELLA PREMIER È BOCCIARE I CANDIDATI DI GIORGETTI A CDP, FS E ANAS (QUESTE ULTIME NELL’ORBITA DEL “CAPITONE”, IN QUANTO MINISTRO DEI TRASPORTI) – LA POSSIBILE CONFERMA DI DARIO SCANNAPIECO (MA SALVINI VUOLE DAFFINA), L'IPOTESI DEL FANTE E I MOVIMENTI NEI SERVIZI: IL FAVORITO DELLA SORA GIORGIA PER L'AISI RESTA DEL DEO...

1. EFFETTO ABRUZZO SULLE NOMINE, MELONI FA L’ASSO PIGLIATUTTO

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

giorgia meloni matteo salvini meme by edoardo baraldi

Nell’eterna sfida tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini si prepara un nuovo atto. Non sarà l’ultimo duello, ma rientrerà tra i più cruenti, nel senso politico del termine. La leader di Fratelli d’Italia vuole relegare all’angolo l’alleato-avversario.

 

Ci sono […] decine di consigli di amministrazione di società partecipate in scadenza. Qualche poltrona di istituti pubblici ancora da assegnare. E il puzzle dei servizi segreti, con l’imminente scadenza dei vertici che richiede una ricollocazione delle pedine. Le regionali in Abruzzo hanno provocato un effetto collaterale, ma non proprio secondario: il posizionamento in vista del prossimo giro di nomine, previste in primavera. E ogni operazione deve passare da Meloni.

 

giorgia meloni e giovanbattista fazzolari

La vittoria del fedelissimo, Marco Marsilio, è una spinta per le ambizioni della premier, determinata a decidere le sorti del cda e dell’intelligence, senza badare alle richieste degli alleati, Salvini in testa, confrontandosi solo con l’inner circle di palazzo Chigi: i sottosegretari, Giovanbattista Fazzolari, per la partita sulle partecipate statali, e Alfredo Mantovano, supervisore di ogni sommovimento nell’ambito dei servizi segreti.

 

[…] La Lega dovrà accontentarsi delle briciole per due motivi. I calcetti negli stinchi tirati dal suo segretario hanno infastidito molto Meloni. E poi le ultime tornate hanno ridimensionato la forza leghista. Chi invece ha intenzione di reclamare un posto d’onore al tavolo delle trattative è Antonio Tajani, ringalluzzito dalla performance di Forza Italia in Abruzzo, ora pronto a passare all’incasso in Basilicata con la conferma Vito Bardi alla presidenza della regione.

 

DARIO SCANNAPIECO

L’intreccio delle poltrone riguarda pure un fattore temporale: alla Lega conviene sbrigare la pratica prima del voto delle europee, mentre fonti qualificate non escludono un rinvio a dopo le elezioni con la mini-proroga degli organi in scadenza. Una soluzione-Armageddon per Meloni che conta di uscire ulteriormente rafforzata dalla tornata di giugno. E ammutolire i leghisti.

 

Una delle nomine più ambite è quella dell’ad di Cassa depositi e prestiti, forziere pubblico, prezioso per gestire le privatizzazioni e fondamentale per gli investimenti pubblici. Il dossier, durante la campagna elettorale abruzzese, è stato congelato.

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani atreju

 

Ma sta prendendo quota l’ipotesi della conferma dell’amministratore delegato uscente, Dario Scannapieco, voluto dal governo Draghi in una casella delicata. Alla chiusura delle urne, nel settembre 2022, il manager era nella lista nera della destra. In questo anno e mezzo, però, Meloni ha iniziato ad apprezzarlo e […] sta valutando di tenerlo.

 

[…]  L’opzione è un dito nell’occhio a Salvini, che vuole cancellare qualsiasi traccia riporti a Draghi, creando un’asse con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, scettico su Scannapieco.

 

Alessandro Daffina

Per questo il leader della Lega sta spingendo per Alessandro Daffina, proveniente dai vertici di Rothschild e quindi con il pedigree di uomo di banca d’affari. Il terzo incomodo potrebbe essere Stefano Donnarumma, ex ceo di Terna e da sempre vicino a FdI, rimasto scottato lo scorso anno, quando era il favorito per guidare Enel ed è stato sopravanzato da altri profili.

 

Il nome di Donnarumma si adatta un po’ a tutto: le indiscrezioni lo danno anche come possibile candidato alla poltrona di ad della holding di Ferrovie dello stato. Anche in questo caso, comunque, il ceo uscente, Luigi Ferraris, voluto da Draghi, non è dato per spacciato.

 

STEFANO DONNARUMMA

In materia di trasporti, Salvini vuole dire la sua da ministro, promuovendo Luigi Corradi, attuale ad di Trenitalia, con cui i rapporti si sono comunque raffreddati dopo la fermata ad hoc del treno per il ministro Francesco Lollobrigida. Meloni non vuole assecondare le richieste leghiste. La conferma di “tecnici” draghiani potrebbe accreditarla presso i mondi imprenditoriali.

 

Per Anas […] dalla Sardegna rimbalza l’ipotesi Christian Solinas, un “risarcimento” della mancata ricandidatura. Sembra un fanta-nomine, ma è sicuro che Salvini voglia una figura di fiducia che faccia da cinghia di trasmissione con il suo ministero. Forza Italia, però, valuta di prendersi quella posizione, forte del risultato in Abruzzo, in sinergia con FdI. Sui candidati è in corso una valutazione. E poi ci sono altre società ancora, per esempio Cinecittà, dove si gioca un match per interposte persone.

 

luigi corradi

La sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, salviniana doc, sponsorizza la “sua” Chiara Sbarigia, già presidente della società, come amministratrice delegata. Ma l’attuale ad Nicola Maccanico beneficia dei buoni uffici del ministro Gennaro Sangiuliano e punta alla conferma. […].

 

[…] Il voto in Abruzzo ha blindato la discussione sui vertici dei servizi. Meloni vuole fare da sola, si limita ad ascoltare giusto Mantovano, di cui si fida, ancora di più su un tema così delicato. La nomina a sherpa del G7 di Elisabetta Belloni, capa del Dis, ha confermato come palazzo Chigi si muova in autonomia.

 

Per l’Aisi (l’Agenzia per la sicurezza interna) il favorito resta Giuseppe Del Deo, […] con cui la premier vanta un rapporto eccellente, anche se il sottosegretario spinge per l’attuale numero due dell’Agenzia, Bruno Valensise. […] dal governo non è passato inosservato il pasticcio-Istat, rimasto paralizzato per l’inamovibilità di Salvini sul nome di Gian Carlo Blangiardo.  Adesso l’Istituto ha avviato una procedura di selezione. E al momento del dunque potrebbe arrivare […] un tecnico di area meloniana. Per far capire a Salvini che il tempo delle bizze è finito.

chiara sbarigia lucia borgonzoni foto di bacco

 

2. CDP-RAI SPRINT SULLE NOMINE

Estratto dell’articolo di Luca Monticelli per “la Stampa”

 

Con la nuova tornata di nomine che entrerà nel vivo tra maggio e giugno il governo di Giorgia Meloni si prepara a chiudere l'era Draghi. La premier è reduce l'anno scorso da tre conferme fatte in continuità con la strategia dell'ex banchiere che l'ha preceduta a Palazzo Chigi: Claudio Descalzi all'Eni, Roberto Cingolani a Leonardo e Matteo Del Fante a Poste. Ora, si cambia.

 

La presidente del Consiglio ha già detto di volersi muovere «libera da condizionamenti», soprattutto da chi «pensa ancora di dare le carte», messaggio criptico che qualcuno nel centrodestra ha pensato fosse rivolto a Gianni Letta.

 

Proprio Del Fante è in rampa di lancio per diventare il protagonista di uno scenario completamente nuovo che si verrebbe a creare nel mondo delle partecipate. Potrebbe essere lui, infatti, il sostituto di Dario Scannapieco, amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti nominato da Draghi […] .

 

MATTEO DEL FANTE

Si tratta comunque di un'ipotesi molto complicata, visto che Del Fante ha iniziato da soli 14 mesi il terzo mandato in Poste, società in prima fila nel piano delle privatizzazioni in quanto la quota nelle mani del Tesoro è pari al 29% del capitale. Ma quando c'è la volontà politica, tutto si può fare. C'è chi descrive il manager fiorentino «con le valigie in mano» – ha appena affidato a Giuseppe Lasco la direzione generale di Poste – ed è pronto a tornare nell'azienda simbolo del potere economico parastatale. […]

 

[…]  Se il nome di Del Fante sembra mettere d'accordo Meloni e Tajani, bisogna poi vedere quali e quante carte avrà in mano Matteo Salvini per incidere nella partita delle nomine. Il nodo Cdp è destinato a sciogliersi dopo le elezioni europee, con i partiti che si andranno a pesare in base al risultato delle urne. Il segretario della Lega per il vertice di via Goito spinge Alessandro Daffina, manager di Rotschild Italia, su cui c'è il veto di Meloni.

LUIGI FERRARIS AD FS

 

Daffina, con un passato da militante di destra, è un amico di Ignazio La Russa e di Marcello De Angelis, l'ex portavoce del governatore del Lazio Francesco Rocca.

Nonostante il ricambio alla Cassa sia molto allettante, a Palazzo Chigi non hanno scartato l'idea di tenere Scannapieco, anzi, lo status quo sembra la scelta consigliata da Giovanbattista Fazzolari, il sottosegretario più vicino a Giorgia Meloni.

 

Gli altri nomi della rosa per la successione a Cdp sono sul tavolo già da un po', come ad esempio Antonino Turicchi (presidente di Ita) e Gaetano Micciché di Intesa Sanpaolo.

 

matteo salvini e giorgia meloni

[…] Nel caso di Fs, c'è la volontà di mantenere saldo alla guida Luigi Ferraris, ritenuto il profilo migliore per gestire la privatizzazione di una parte della quota statale. Ma anche su questo capitolo Salvini punta i piedi, perché considera Ferrovie come un braccio esecutivo del suo ministero. […] Attenzione al ruolo che potrà giocare Luigi Corradi, attuale vertice di Trenitalia, che aveva fatto infuriare il Carroccio per aver organizzato il treno Roma-Sanremo che trasportava al festival dirigenti e giornalisti.

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI

GIUSEPPE LASCO elisabetta belloni foto di baccoinaugurazione frecciarossa roma pompei luigi ferraris giorgia meloni gennaro sangiuliano luigi corradi

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