bagnai siri

ECONOMISTI O CASINISTI? - GLI IDEOLOGI DELLA LEGA, BAGNAI E SIRI, LITIGANO SULLA FLAT TAX: IL PRIMO SPOSTA AL 2020 L’ORIZZONTE DELLA TASSA MENTRE IL SECONDO E’ CONVINTO DI PARTIRE GIA’ IL PRIMO GENNAIO 2019 - L’OSTACOLO PRINCIPALE SONO LE COPERTURE: COSTEREBBE OLTRE 30 MILIARDI DI EURO - OCCORRE TROVARE RISORSE PER MEZZO DI TAGLI O NUOVE ENTRATE, E NON È POSSIBILE INTERVENIRE IN DEFICIT

Nicola Lillo per “la Stampa”

alberto bagnai

 

Non è ancora partita ma sulla Flat Tax è già scontro. E nella stessa Lega ci si divide tra chi pensa di farla partire per le famiglie dal prossimo gennaio e chi invece propone di farla slittare al 2020. Così in serata è dovuto intervenire direttamente Matteo Salvini . Il segretario ha messo al primo punto il condono: «Sulla flat tax vale quello che c’è scritto sul contratto. Il primo intervento sarà la chiusura delle liti tra italiani ed Equitalia. Il secondo intervento sarà sulle imprese, dall’anno prossimo interverremo sulle famiglie».

 

alberto bagnai matteo salvini

Di fatto Salvini sposa quanto aveva detto in mattinata Alberto Bagnai. L’economista della Lega e possibile sottosegretario al ministero dell’Economia si era detto convinto che da gennaio partirà la flat tax solo per le imprese, mentre da quello successivo sarà applicata anche alle famiglie. Una tesi che invece sempre ieri non era stata condivisa dal collega di partito Armando Siri, ideologo della nuova tassa.  Siri aveva assicurato che imprese e famiglie potranno beneficiare di questa «rivoluzione fiscale» già dal primo di gennaio.

 

IL PROBLEMA DELLE COPERTURE

Al di là delle interpretazioni diverse su cui ha fatto luce in serata Salvini, resta il fatto che l’ostacolo principale è il tema delle coperture, visto che la flat tax costerebbe oltre 30 miliardi di euro. Per questa misura occorre dunque trovare risorse per mezzo di tagli o nuove entrate, e non è possibile intervenire in deficit. Il rinvio di un anno sarebbe dovuto alla volontà di incamerare risorse con la cosiddetta «pace fiscale» di cui parla Salvini.

ARMANDO SIRI

 

L’ipotesi ora più credibile è quindi quella di una flat tax a velocità diverse: a favore di imprese da gennaio, per coinvolgere tutti i cittadini dal 2020. I due scaglioni L’impostazione della tassa, uno dei punti cardini del programma giallo-verde, comunque rimane quella prevista dal contratto di governo tra M5S e Lega, cioè due aliquote secche, al 15% per i redditi familiari fino a 80 mila euro e al 20% per quelli superiori, con alcune deduzioni per i redditi più bassi: una deduzione fissa di 3 mila euro sulla base del reddito familiare da applicare per ogni componente del nucleo fino a 35 mila euro, solo ai familiari a carico nella fascia 35-50 mila euro e nessuna invece per i redditi superiori.

FLAT TAX

 

No ad aumenti dell’Iva L’intenzione comunque non sarebbe quella di far aumentare l’Iva per trovare risorse utili a coprire questa operazione. Dalla Lega spiegano infatti che c’è la volontà di non far scattare le clausole di salvaguardia, nonostante prima della nascita del governo fosse stato proprio l’attuale ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ad ipotizzare la possibilità di aumenti dell’Iva per coprire la flat tax. Ipotesi questa che sarebbe stata però accantonata.

 

Tommaso Nannicini

Non ci sono solo i litigi interni alla Lega. L’incertezza del Carroccio (e il silenzio del M5s) su una misura che è stata il cavallo di battaglia nel corso della campagna elettorale ha dato infatti spazio alle critiche dell’opposizione, dal Pd a Forza Italia.

 

Soprattutto perché - a detta dei dem Tommaso Nannicini e Luigi Marattin - «la flat tax per le imprese esiste già». Il riferimento è all’Ires per le società di capitali, abbassata dal governo Renzi dal 27,5 al 24%, e l’Iri per le piccole imprese, sempre al 24%, ma che si applica solo sul reddito reinvestito. «Noi però - spiega Siri - vogliamo abbassare queste tasse al 15%».

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