giovanni salvi marta cartabia

E FINALMENTE SI SVEGLIA MARTA CARTABIA - IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CHIAMA IL PROCURATORE GENERALE DELLA CASSAZIONE, GIOVANNI SALVI, SULLO SCANDALO DEI VERBALI DI AMARA CHE HA INVESTITO IL CSM - SARA' LA PROCURA GENERALE A VALUTARE ORA INIZIATIVE DISCIPLINARI, GIÀ PREANNUNCIATE - BELPIETRO: "MARTA CARTABIA NON TROVA NULLA DA DIRE NÉ DA FARE, RINUNCIANDO ANCHE ALLA PIÙ PICCOLA ISPEZIONE, E MATTARELLA, CHE È ANCHE CAPO DEL CSM, È COLUI CHE IN QUALCHE MODO È STATO INFORMATO DI QUEL CHE ACCADEVA A MILANO…"

MARTA CARTABIA

1 - CSM, FONTI VIA ARENULA 'TELEFONATA CARTABIA-SALVI'

(ANSA) - Telefonata ieri sera tra la Ministra della Giustizia e il Procuratore Generale della Cassazione sulla nuova bufera che ha investito il Csm. Marta Cartabia e Giovanni Salvi hanno fatto il punto della situazione e convenuto che sia la Procura Generale a valutare ora iniziative disciplinari, già preannunciate.

 

2 - IL COLLE E IL MINISTRO CARTABIA NON HANNO NULLA DA DIRE SULLA GUERRIGLIA TRA TOGHE?

Maurizio Belpietro per "la Verità"

 

david ermini giovanni salvi

Con quasi due anni di ritardo, la Procura di Milano ha annunciato di aver iscritto nel registro degli indagati, per il reato di associazione segreta, l'avvocato Piero Amara. I lettori già sanno chi sia costui, perché ne abbiamo parlato in più occasioni. Prima nei resoconti del processo Eni, quello che dopo aver ipotizzato una tangente miliardaria in Nigeria si è concluso con un flop e l'assoluzione di tutti gli accusati. Poi per le accuse nei confronti del presidente del Consiglio di Stato, ossia di colui che deve giudicare la legittimità della nomina ai vertici della Procura di Roma.

 

Infine, per l' ultima perla, ovvero per le rivelazioni su una presunta loggia massonica che avrebbe condizionato le nomine negli uffici giudiziari e nelle istituzioni. Ecco, è proprio la «confessione» che riguarda l' esistenza di una specie di P2 ad aver portato all' iscrizione di Amara nel registro degli indagati. Un atto dovuto, diremmo, dato che l' ex legale dell' Eni si è in pratica denunciato, raccontando di aver fatto parte di un oscuro gruppo di pressione denominato «Ungheria». Ma anche un atto compiuto inspiegabilmente con grande lentezza, cioè dopo mesi dalla verbalizzazione di un interrogatorio davanti a due pm di Milano.

Marta cartabia al Meeting di Comunione e liberazione

 

L' innaturale ritardo può avere molte ragioni. Forse la procura del capoluogo lombardo è sotto organico. Forse i pubblici ministeri meneghini sono sotto stress. Forse erano distratti o in altre faccende affaccendati. Sta di fatto che, essendo obbligatoria l' azione penale, una volta ricevuta una notizia di reato la magistratura ha il dovere di appurare i fatti, indagando le persone coinvolte e, nel caso le accuse risultassero false, procedendo contro il teste per calunnia. Invece, per quasi due anni, niente di tutto ciò è accaduto.

 

giovanni salvi foto di bacco (1)

A Milano se la sono presa comoda, anche perché il medesimo Amara che parlava di associazione segreta era anche un testimone dell' accusa nel processo Eni e forse non si voleva mettere troppa carne al fuoco o, forse, non si voleva che un' indagine per calunnia potesse demolirne la credibilità nel processo al cane a sei zampe.

 

Sta di fatto che il verbale con accuse che coinvolgono magistrati, esponenti delle forze dell' ordine, alti dirigenti dello Stato e alcuni imprenditori - in tutto quasi 40 persone - per un anno e mezzo dorme in procura, fino a che un pm passa le carte a Piercamillo Davigo, ex pm di Mani pulite divenuto capopopolo di una corrente della magistratura e approdato al Csm, ossia all' organo che vigila - si fa per dire - sui giudici.

PIERO AMARA

 

Da qui in poi, cioè da quando il fascicolo arriva nelle mani di un signore che formalmente non ha ragione di averlo, la faccenda si fa, se possibile, ancora più oscura. Davigo dice di averne parlato con David Ermini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, ossia con il vice di Sergio Mattarella, al quale la Costituzione assegna lo scranno più importante dell' organismo che soprintende a carriere e provvedimenti disciplinari delle toghe.

 

Piercamillo probabilmente ne parla anche con Giovanni Salvi, ossia con il procuratore generale della Cassazione, vale a dire il magistrato che ha la possibilità di avviare l' azione disciplinare. La questione a quanto pare arriva anche alle orecchie - e agli occhi - del Quirinale, non si capisce se direttamente, cioè per tramite di Davigo, o indirettamente grazie a Ermini.

david ermini

 

Sta di fatto che dai primi di dicembre del 2019, ma forse anche prima, di fronte a un tizio che svela trame oscure all' ombra della Repubblica, nessuno fa un plissé. Il pg Giovanni Salvi pare abbia telefonato al procuratore capo di Milano, ma la faccenda è morta lì. Ermini dice che pensava toccasse all' altro muoversi. Il Colle non si sa bene che cosa abbia detto e fatto, probabilmente niente.

 

Insomma, davanti a un tizio ritenuto credibile, tanto da indurre i pm a portare sul banco degli imputati alcuni manager, ma evidentemente poco attendibile quando parla d' altro, nessuno si muove, se non quando tornano d' attualità le accuse al presidente del Consiglio di Stato. Tutto normale? Tutto nella prassi degli uffici giudiziari?

 

PAOLO STORARI

A quanto pare no, perché alla fine, di fronte a tanta inattività, una manina comincia a spedire le copie a destra e a manca. Anzi: solo a manca, cioè alle redazioni di Repubblica e del Fatto quotidiano e qui i verbali, invece che in pagina - come sarebbe stato logico aspettarsi visto che sono stati mandati in stampa pure i sospiri in camera da letto - finiscono in Procura. Ma non quella che si era dimenticata l' iscrizione nel registro degli indagati, in quella di Roma da cui, per la verità, era partito tutto, perché sono i pm della Capitale che, dopo averlo spremuto per altre faccende, passano ai pm di Milano il presunto pentito, cioè Amara. In questo bailamme vi siete persi il filo conduttore?

 

Abbiate pazienza, perché non è finita. Oltre a Roma, apre un fascicolo anche Perugia, competente a indagare sulla procura capitolina e, dopo la scoperta che a passare le carte a Davigo è stato un pm in forza nel capoluogo lombardo, anche la Procura di Brescia, a cui spetta la competenza su quella meneghina. In pratica, siamo alla guerra delle toghe, con annessa guerra fra vari poteri dello Stato e istituzioni.

 

francesco greco

In tutto ciò, si segnalano per la loro assenza il ministro della Giustizia Marta Cartabia, che non trova nulla da dire né da fare, rinunciando anche alla più piccola ispezione, e il capo dello Stato, il quale oltre a essere presidente del Csm, è colui che in qualche modo è stato informato di quel che accadeva a Milano. E, meglio ricordarlo, colui che ha tenuto in piedi l' attuale Consiglio superiore della magistratura dopo lo scandalo Palamara, lasciando al suo posto un signore come David Ermini, che degli accordi politici rimproverati allo stesso Palamara era il frutto. C'è altro da aggiungere? Sì: un cittadino normale come fa a fidarsi della Giustizia dopo aver letto tutto ciò?

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