ASSURDO ITALIANO: CON LA FIRMA DI MATTARELLA AL “MELONELLUM”, ABBIAMO LA SESTE RIFORMA ELETTORALE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI – L’OK DEL PRESIDENTE HA SPIAZZATO I COSTITUZIONALISTI DEL COMITATO REFERENDARIO CHE PREPARA I RICORSI CONTRO LA LEGGE: PENSANO CHE MATTARELLA AVREBBE POTUTO RISPEDIRE ALLE CAMERE IL TESTO INVECE DI FAVORIRNE LA CORREZIONE DURANTE I LAVORI PARLAMENTARI – UGO MAGRI: “CHI PRETENDE CHE MATTARELLA SI SOSTITUISCA ALLA CORTE, NON CONOSCE L'ABC DELLE REGOLE. MESSAGGIO RIVOLTO A SINISTRA E AI SUOI COLLEGHI GIURISTI PIU’ CRITICI. TUTTO CIÒ CHE POTEVA RAGIONEVOLMENTE FARE, IL PRESIDENTE LO HA FATTO. CIÒ CHE INVECE NON AMMETTEREBBERO MAI, NEMMENO SOTTO TORTURA, È CHE LA PROMULGAZIONE COSÌ IMMEDIATA IN FONDO AGEVOLA LA VALANGA DI RICORSI CONTRO LA NUOVA LEGGE; CONCEDE PIÙ TEMPO AI GIUDICI PER ESAMINARLI UNO PER UNO PRIMA CHE SULLA LEGISLATURA POSSA ABBATTERSI LA MANNAIA DI ELEZIONI ANTICIPATE. SE MATTARELLA AVESSE RINVIATO LA LEGGE ALLE CAMERE..."
Estratto dell’articolo di Ugo Magri,Ilario Lombardo per “la Stampa”
giorgia meloni - sergio mattarella - foto lapresse
La sesta riforma elettorale dell'ultimo trentennio è stata promulgata intorno alle sette di ieri sera. Ne ha dato notizia un asciutto comunicato del Colle: Sergio Mattarella ha messo la firma e stop. Nessun rinvio della nuova legge alle Camere e nemmeno una letterina di accompagnamento, come talvolta era accaduto in passato, per segnalare criticità o marcare pubblicamente un dissenso.
Agli occhi del presidente il Melonellum non presenta profili di incostituzionalità talmente chiari ed evidenti da impedirne il varo. Certe forzature, le più vistose, erano già state corrette durante l'iter parlamentare anche grazie alla moral suasion quirinalizia.
[…] Questa firma lampo ha spiazzato anche i costituzionalisti del comitato già pronto a depositare i ricorsi in tutte le 29 Corti d'Appello del Paese. Lunedì, alla Camera, ci sarà la presentazione alla presenza dell'avvocato Pietro Adami e i professori Enrico Grosso e Roberto Zaccaria, esponenti della Rete per un voto libero e uguale, che puntano a replicare l'enorme mobilitazione del No al referendum sulla giustizia.
GIORGIA MELONI - SERGIO MATTARELLA - CINQUE MINUTI
Pd, M5S, Avs, Più Europa saranno in prima fila nella campagna contro la legge, nella speranza che la Consulta si esprima prima del voto. Ieri è stato il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, in un'intervista al Corriere della Sera, a dare una rassicurazione sul dimezzamento dei tempi per arrivare a una decisione, che i partiti ipotizzano tra gennaio e febbraio. Una coincidenza con il via libera del Colle che fa immaginare una convergenza tra istituzioni. Ma che non trova d'accordo tutti i costituzionalisti.
Diversi tra coloro che compongono il comitato pensano – senza volersi esporre - che Mattarella avrebbe anche potuto rispedire alla Camera il testo, invece di favorirne la correzione di alcuni punti attraverso la moral suasion durante i lavori parlamentari. Il professore Antonio D'Andrea, docente di Diritto costituzionale all'Università di Brescia, è rimasto molto colpito, dice, «dalla solerzia del presidente».
sergio mattarella giorgia meloni
E spiega il suo punto di vista: «Il rinvio avrebbe messo le Camere nelle condizioni di tenere conto dei suoi rilievi. Perché rinunciare a un contributo costituzionale in una materia così delicata come la legge elettorale? Come se ci fosse una preoccupazione di non andare allo scontro con il governo». Il clima è già rovente. Il "popolo del referendum" potrebbe ritrovarsi per questa nuova battaglia democratica.
O almeno questa è la scommessa di Zaccaria e di tutti i costituzionalisti, dei partiti del campo largo e degli opinionisti, tra di loro alcuni che non risparmiano critiche anche al Capo dello Stato. «Pure se avesse voluto favorire un esame il più rapido possibile dei ricorsi – chiude D'Andrea – vorrebbe dire ragionare in termini di una convenienza che francamente non considero apprezzabile».
Se i dubbi di costituzionalità rimangono (e certamente ce ne sono parecchi) a scioglierli sarà la Consulta, il cui compito consiste proprio nel vagliare le leggi. Chi pretende che Mattarella si sostituisca alla Corte, è convinzione sul Colle dove arriva l'eco di certe critiche, non conosce l'Abc delle regole. Messaggio rivolto specie a sinistra, area politica da cui proviene il presidente, e alla parte più critica dei suoi colleghi giuristi. Tutto ciò che poteva ragionevolmente fare, assicurano dalle sue parti, il presidente lo ha fatto.
sergio mattarella giorgia meloni altare della patria 2 giugno 2025
Ciò che invece non ammetterebbero mai, nemmeno sotto tortura, è che la promulgazione così immediata in fondo agevola la valanga di ricorsi contro la nuova legge; concede infatti più tempo ai giudici per esaminarli uno per uno prima che sulla legislatura possa abbattersi la mannaia di eventuali elezioni anticipate; in altre parole, la firma di ieri è una garanzia che si possa tornare al voto con una riforma costituzionalmente ineccepibile. Se Mattarella avesse invece rinviato la legge alle Camere, nulla avrebbe impedito al Parlamento di riapprovarla tale e quale, o con qualche virgola di differenza, magari dopo un paio di mesi. Col risultato che il Capo dello Stato avrebbe avuto l'obbligo di promulgare la riforma perché così dispone l'articolo 74 della Carta repubblicana. Ma la Consulta non avrebbe avuto più il tempo di correggere le storture prima di tornare alle urne.
