LA CALDA ESTATE DEI GARANTISTI E DEI FORCAIOLI – “IL FOGLIO” INTERVISTA LA SEVERINO CHE SENTENZIA CHE “IL QUIRINALE NON È INTERCETTABILE. I GIORNALISTI? NON TUTTO IL PATTUME È DI INTERESSE PUBBLICO. LE INTERCETTAZIONI? LA LEGGE È PRONTA” E TRAVAGLIO SCATTA: “E SE VIENE DISTRUTTO UN ELEMENTO UTILE ALLA DIFESA, FACENDO CONDANNARE UN INNOCENTE? CHISSENEFREGA. E QUESTI SAREBBERO I GARANTISTI E NOI I FORCAIOLI? MA ANDATE A NASCONDERVI…”

1- LA CALDA ESTATE DEI GARANTISTI E DEI FORCAIOLI
Marco Travaglio per Il Fatto

Wow! Una mega-intervista della ministra Severino al Foglio! Se un'avvocatessa, garantista per definizione, parla con l'organo ufficiale dei garantisti all'italiana, non può che uscirne un concentrato di garantismo al cubo. E invece no, tutto il contrario. Un garantista non può derogare dal principio del contraddittorio, inserito nella Costituzione nel 1999 col nuovo art. 111, in base al quale la prova in ogni fase del processo si forma davanti al giudice sotto il controllo delle parti (pm e difensori).

Invece sia l'intervistatore, Salvatore Merlo, sia l'intervistata derogano eccome. La ministra parte bene: "Il presidente della Repubblica non è penalmente responsabile nell'esercizio delle sue funzioni salvo che per alto tradimento e attentato alla Costituzione". La Costituzione non dice altro: se i costituenti l'avessero voluto non intercettabile, l'avrebbero scritto, ma non lo scrissero.

Il perchè è semplice: se il capo dello Stato commette reati fuori dalle funzioni (una veranda abusiva, ammazzare la moglie, arrotare un passante con l'automobile, evadere le tasse), è penalmente responsabile e intercettabile come ogni altro cittadino. Idem il presidente del Consiglio, salvo che sia parlamentare (nel qual caso per intercettarlo occorre il permesso del Parlamento).

Invece stranamente la Severino sostiene, non si sa in base a quale norma, "il corollario della non intercettabilità" del capo dello Stato perchè "dai telefoni del Quirinale passano informazioni e segreti... di massima delicatezza come diplomazia internazionale o informazioni di intelligence". Ma i responsabili della diplomazia e dei servizi segreti sono i ministri, anch'essi intercettabili e indagabili senz'alcuna autorizzazione, salvo che siamo parlamentari.

In questo momento, le conversazioni dei ministri Terzi e Cancellieri sono ascoltabilissime dai magistrati anche direttamente, trattandosi di non parlamentari. Insomma l'assoluta inintercettabilità del Presidente non attacca: né quella diretta (se è indagato per reati estranei alle funzioni), né quella indiretta (se l'intercettato è un altro, tipo Mancino, che parla col Presidente, i magistrati valutano la rilevanza penale delle parole di Mancino, e pure di quelle del Presidente se esulano dalle sue funzioni).

Il perchè è semplice:qualsiasi telefonata può contenere informazioni utili non solo per l'accusa, ma anche per la difesa. Perciò il Codice, in ossequio al contraddittorio, dice che per distruggere le telefonate irrilevanti non basta il parere del gip, e nemmeno del pm: occorre che anche gli avvocati di tutte le parti (indagati e vittime) le ascoltino all'udienza stralcio e confermino che non servono ai loro assistiti.

Può capitare che, telefonando, uno confessi un reato commesso da una persona diversa da quella indagata per quel reato, o fornisca un alibi a un imputato: gli avvocati chiedono che sia trascritta e inserita agli atti, anche se il pm la vuole distruggere come inutile (nel qual caso il pm commette un reato, perchè il suo dovere è cercare la verità, non un colpevole purchessia). Invece Quirinale e Avvocatura dello Stato al seguito pretendono che i pm di Palermo distruggano le telefonate di Napolitano senza passare dal gip né dagli avvocati: cioè che commettano un reato.

Con tanti saluti ai diritti di difesa, al contraddittorio e al garantismo. Altri citano (a sproposito) la circolare del pm catanese Salvi, che manda al gip una busta sigillata con le telefonate illegittime o illegali perchè vengano bruciate all'insaputa degli avvocati, e che con quelle del Colle non c'entra nulla perchè esse sono legittime e legali. E' anche la linea Severino: "Il contenuto delle telefonate (del Presidente, ndr) non sia in alcun modo conoscibile da altri soggetti non tenuti al segreto". Cioè agli avvocati. E se viene distrutto un elemento utile alla difesa, facendo condannare un innocente perchè la prova a discarico sono state incenerite? Chissenefrega. E questi sarebbero i garantisti e noi i forcaioli? Ma andate a nascondervi.

2- SEVERINO CONTRO IL PARTITO DEGLI SFASCISTI
Salvatore Merlo per Il Foglio

Paola Severino aggrotta la fronte, si fa ripetere la domanda un paio di volte, poi ci riflette, prende un altro sorso di tè, e, mentre il cronista osserva il ritratto di Giorgio Napolitano che domina alle spalle della scrivania che forse fu di Palmiro Togliatti, il ministro risponde: "Io non ho avuto la percezione che le polemiche, anche molto aspre, intorno al Quirinale e alle intercettazioni della procura di Palermo fossero un attacco rivolto contro il governo tecnico".

Poi il ministro della Giustizia si abbandona, ma impercettibilmente, sullo schienale della sedia: "E anche se fosse, mi sembra che altri siano i parametri sui quali normalmente il paese giudica questo governo. Su di noi influisce il contesto della crisi economica, l'altalena dello spread che è storia di questi giorni, noi siamo valutati in base alla nostra capacità di portare a compimento le riforme e di mettere in sicurezza il paese". Ed è come se il ministro volesse dire che la politica si muove e si agita con i suoi schemi e il suo linguaggio ("spesso un linguaggio aspro, di forte contrapposizione verbale", dice Severino quando le si citano un paio di dichiarazioni di Antonio Di Pietro), ma i meccanismi di un tempo, in quest'era di eccezione e di crisi, non funzionano più: il destino si compie altrove, quello dell'Italia come quello di Monti.

Eppure tutte le forze intellettuali, giornalistiche e dunque politiche che in Italia hanno interesse a impedire anche la sola ipotesi che nel 2013 il governo Monti possa continuare sotto qualsiasi forma sono le stesse che hanno aggredito Loris D'Ambrosio e Napolitano utilizzando la storia dell'intercettazione con l'ex ministro Nicola Mancino. "Quello del dopo è il grande nodo da sciogliere", dice il ministro.

"All'estero si chiedono, e ci chiedono, se ci siamo posti il problema di cosa succederà nel 2013. Mi sono state rivolte molte domande preoccupate nelle occasioni in cui ho frequentato le istituzioni internazionali, sia al Fondo monetario sia alla Banca mondiale. Diciamo che, dopo aver espresso apprezzamento per le riforme e gli interventi del governo, tutti volevano sapere una sola cosa: che accadrà in Italia quando Monti lascerà Palazzo Chigi? Sarete capaci di continuare su questa strada? Ecco, a mio avviso, è questo il grande tema, sotto il profilo economico, della tenuta delle riforme, della capacità del paese di proseguire su una strada di maggiore efficienza.

L'Italia ha recuperato credibilità internazionale, ed è su questa strada che dovrà proseguire anche dopo e senza di noi. E infatti credo nell'importanza della riforma elettorale, un nuovo sistema che possa far emergere una maggioranza forte, legittimata e credibile. Il lavoro che abbiamo iniziato va continuato, ma per riuscirci la politica dovrà essere capace di uscire rinnovata da questa parentesi tecnocratica: la legge elettorale è un passaggio cruciale, irrinunciabile". Lei ha intenzione di restare in politica? "Tornerò a fare l'avvocato e il professore. Le due cose che mi piacciono di più".

Il ministro dunque non vede un nesso tra l'attacco al Quirinale, di cui ha scritto molto tra gli altri anche Eugenio Scalfari, e la capacità di tenuta del governo; malgrado il Guardasigilli sembra intuire, o forse temere, delle "resistenze" intorno alla riproposizione dell'agenda Monti, con o senza Monti a Palazzo Chigi, anche nel 2013. Le si chiede allora se in effetti c'è stato un attacco al Quirinale, le si chiede se è lecito intercettare il capo dello stato, come è stato fatto, seppure indirettamente, dai pm di Palermo. E la risposta è chiara:

"Le garanzie del capo dello stato sono coperte dalla Costituzione. Il presidente della Repubblica non è penalmente responsabile nell'esercizio delle sue funzioni fatto salvo che per alto tradimento e attentato alla Costituzione, e questo comporta il corollario della sua non intercettabilità. Le ragioni sono ovvie: attraverso i telefoni del Quirinale passano informazioni e segreti che fanno capo esclusivamente ai vertici dello stato, questioni della massima delicatezza come la diplomazia internazionale o le informazioni di intelligence. Per questo il livello di tutela delle garanzie del capo dello stato è doverosa e motivata dalle sue funzioni, ogni polemica al riguardo è certamente inopportuna".

 

 

PAOLA SEVERINO MARCO TRAVAGLIO NORDIO CALTAGIRONE E SEVERINO NICOLA MANCINO E GIORGIO NAPOLITANOMARIO MONTI GIULIO TERZI DI SANTAGATA ANNA MARIA CANCELLIERI ANTONIO DI PIETROGIORGIO NAPOLITANO E LORIS D'AMBROSIO SCALFARI NAPOLITANO

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