"MI RIVOLGO A TUTTI QUELLI CHE ME LO CHIEDONO, ANCHE A QUALCHE GRUPPO EDITORIALE: NON CI ALLEEREMO CON AFD" - FRIEDRICH MERZ MANDA UN "VAFFA" A CHI GLI CHIEDE, INCLUSO IL GRUPPO EDITORIALE "AXEL SPRINGER" (CHE PUBBLICA "WELT", "BILD", "POLITICO" E CHE ORA HA MESSO NEL CARRELLO ANCHE IL "TELEGRAPH"), DI APRIRE AI NAZISTELLI DI AFD - IL RIFERIMENTO E' ALL'EDITORIALE VERGATO DA ULF POSCHARD DOPO LE ELEZIONI NELLA REGIONE BADEN WUERTTEMBERG, IN CUI SI INCORAGGIAVA LA CDU A CERCARE IL DIALOGO CON LE SVASTICHELLE DI AFD (CHE HANNO SFIORATO IL 20%)
Estratto dell'articolo di Lisa Di Giuseppe per "Domani"
ALICE WEIDEL DI AFD SE LA RIDE DOPO IL NO DEL BUNDESTAG A FRIEDRICH MERZ
Eccoci tornati con il primo risultato elettorale del Superwahljahr da discutere: in Baden-Württemberg si è votato e il risultato ha dato materiale di riflessione anche ai politici berlinesi. Le elezioni hanno dato il la alle quattro consultazioni cruciali di quest’anno che rischiano di cambiare le carte in tavola anche per Friedrich Merz: nel frattempo, si guarda con preoccupazione anche al risultato di AfD che ha performato particolarmente bene anche in un Land dell’ovest.
Le elezioni regionale in un Land grande, popoloso e ricco hanno restituito nelle urne una conferma dello status quo: i Verdi governavano con il sostegno della Cdu e i Verdi continueranno a governare con il sostegno della Cdu. Cambia solo il governatore, il Minischderpräsidend, per dirla con l’accento tipico della zona, morbido e un po’ cantilenante. [...]
berlino manifestazione contro afd e merz 1foto lapresse
Piuttosto, Merz ha cercato di chiudere il discorso il prima possibile. E con l’occasione ha ribadito che non ha intenzione di fare cosa comune con AfD. Rivolgendosi a «tutti quelli che me lo chiedono, anche da qualche gruppo editoriale»: il riferimento è all’editoriale di Ulf Poschardt. Nei giorni scorsi, l’editore della Welt aveva incoraggiato la Cdu a cercare il dialogo con AfD in Baden-Württemberg per issare Manuel Hagel a governatore della regione nonostante il secondo posto.
Non è la prima volta che la galassia di Axel Springer appare favorevole a una convergenza tra cristianodemocratici ed estrema destra: la reazione di Merz però dimostra quanto i vertici di partito siano però sensibili alla questione in questo periodo.
gruppo editoriale axel springer
È vero, Stoccarda avrebbe dovuto dare il via a un trionfo negli altri tre Land che vanno al voto, e nonostante il tentativo del cancelliere di minimizzare, ribadire il fatto che alla fine Verdi e Cdu avranno lo stesso numero di seggi nel parlamentino e sottolineare come l’elettorato abbia apprezzato politica estera e riforme del governo berlinese, anche dentro il partito non sono tutti soddisfatti.
Axel Springer – che oltre a Welt edita anche Bild e Politico – è sotto la lente d’ingrandimento anche nel Regno Unito, dove la sua scalata al gruppo Telegraph è sotto la lente d’ingrandimento dell’autorità della ministra della Cultura. L’offerta è di quasi 665 milioni di euro e Lisa Nandy si è ripromessa di verificare che risponda alle norme che regolano il panorama mediatico britannico.
gruppo editoriale axel springer
La proposta del gruppo tedesco ha mandato in soffitta un’offerta concorrente del gruppo che edita il Daily Mail Dmgt. Non è la prima volta che Springer muove per conquistare il Telegraph: era già successo una ventina d’anni fa e ora il gruppo berlinese si propone di farne «il medium conservatore in lingua inglese più letto del mondo anglofono» ha spiegato il numero uno Matthias Döpfner.
Prendiamo come spunto l’editoriale di Robert Misik pubblicato sulla Taz per tornare su un tema fondamentale come la discussione sul futuro della Berlinale. Dopo che il vincitore dell’edizione di quest’anno, Abdalla Alkhatib, ha accusato la Germania di essere complice nel genocidio di Gaza, la direttrice è stata messa in discussione nel dibattito pubblico per le dichiarazioni anti-israeliane del regista siriano-palestinese.
Alla fine – a differenza di quanto era sembrato inizialmente – Tricia Tuttle rimarrà al suo posto, anche dopo la mobilitazione di un gran numero di intellettuali e artisti. Misik insiste però su quanto sia importante mettere dei paletti su cosa ancora “ci permettiamo” di dire: a fronte di un rischio sempre maggiore di ricevere attacchi da destra, sinistra, o anche dai moderati, intellettuali e artisti finiscono per autocensurarsi. E questa non è una scelta che può portare lontano.
A rendere la prospettiva particolarmente preoccupante, si legge nella Taz, è il fatto che a fare da arbitro nelle dispute culturali attualmente c’è Wolfram Weimer, un sottosegretario alla Cultura che tende più verso il Kulturkampf che la creazione di un ambiente in cui tutti si sentano liberi di dire la propria.
Lo scenario non è rassicurante, in Germania come in Italia: per Misik la strategia dell’evasione dal dibattito per non dover affrontare shit storm verbali e reputazionali rischia di essere però soltanto un’accelerazione verso il momento in cui «ci svegliamo in un mondo dei Trump o di nemici dell’arte antiliberali e autoritari come Weimer, che non esitano a dare alle fiamme anche il minimo sindacale di diritti civili». [...]
FRIEDRICH MERZ IN CINA
FRIEDRICH MERZ DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA
