SIOR GALAN BRONTOLON - MULLER SE LA PIGLIA CON ROMA E NEANCHE DUE GIORNI DOPO IL MINISTRO FA SAPERE CHE TAGLIERÀ I 260MILA EURO (ARGENT DE POCHE) CHE IL MIBAC ELARGISCE AL FESTIVAL - UNA PICCOLA RIPICCA, MA L’ARCI-VENETO HA FATTO DELLA SFIDA A ROMA UN PUNTO D'ORGOGLIO - E LO SCONTRO È TUTTO NEL CENTRODESTRA (ALE-DANNO E RENATONA SONO FURIOSI): IL FESTIVAL, UN TEMPO DETESTATO PERCHÉ VELTRONIANO, È OGGETTO DI APPETITI, RESE DEI CONTI E PICCOLE VANITÀ…

Michele Anselmi per "il Riformista"


Sarà solo un caso? Domenica scorsa a fine Mostra, buttandola lì perché arrivasse alle orecchie del ministro Giancarlo Galan, il direttore Marco Müller ha maliziosamente ricordato ai giornalisti che il Festival di Roma paga viaggio e trasferta ai "buyers" stranieri ospiti del mercato. Per un importo di circa 250 mila euro.

Due giorni dopo, cioè martedì, il direttore generale della kermesse capitolina, Francesca Via, ha ricevuto ufficiosamente da via del Collegio Romano la notizia che quest'anno i Beni culturali non scuciranno i 260 mila euro, o giù di lì, probabilmente meno, tradizionalmente riservati, in forma di progetto speciale, a quello stesso mercato, detto Business Street.

In pratica, neanche un aiutino al Festival di Roma. «Che si arrangino da soli, da me non avranno un soldo» avrebbe tagliato corto Galan, provocando un comprensibile dispiacere ai vertici del Festival.

«Un film già visto, la solita solfa» ironizza Dagospia. In effetti, sembra un dispetto meschinello, anche inutile, giacché non saranno quei 260 mila euro a incidere più di tanto sull'assetto generale della sesta edizione, il cui costo generale, comprensivo delle attività permanenti, si aggira sui 13 milioni di euro, per un 70 per cento proveniente dagli sponsor e per un 30 da enti locali e soci fondatori.

Eppure il taglio ventilato sta agitando le acque nel centrodestra, perché è soprattutto lì che si gioca la partita sul futuro del Festival, visto che il sindaco Alemanno, il ministro Galan e la governatrice Polverini aderiscono (ancora?) allo stesso partito, il Pdl.

«Sono in corso contatti con il governo, è stato anche impegnato il sottosegretario Gianni Letta, spero di recuperare la situazione» ha fatto sapere il primo cittadino di Roma con diplomatico aplomb. Di tenore simile le dichiarazioni della Polverini. Ma non è un segreto che siano imbufaliti entrambi col titolare dei Beni culturali, il quale, sin dalla prima intervista concessa nel giorno dell'insediamento, rinnovò il tormentone contro la rassegna romana invece di cercarsi altri nemici.

Purtroppo Galan parla spesso a vanvera, non conosce le cose, e tuttavia, da arci-veneto, gli piace sfruculiare i colleghi romani della sua maggioranza. Per lui il Festival dovrebbe chiudere bottega o ridursi a una cosetta: senza concorso, possibilmente anche senza film, magari solo star in passerella e un po' di mercato. Un'idea in buona misura condivisa, curiosamente, anche dal consigliere Michele Lo Foco, che pure dovrebbe essere espressione del Comune nel cda della Fondazione Cinema per Roma.

Del resto, la confusione regna sovrana, ad ogni livello, nel centrodestra, e non sorprende che anche il Festival di Roma, un tempo detestato perché veltroniano e oggi difeso per puro spirito municipalistico, sia oggetto di appetiti, rese dei conti e piccole vanità. Tanto più considerando che al termine della sesta edizione (27 ottobre-4 novembre) scadranno i mandati sia del direttore Piera Detassis sia del presidente Gian Luigi Rondi.

«Le esternazioni del ministro Galan rientrano in un gioco delle parti infruttuoso. Se il tema è quello della diversificazione tra le due manifestazioni, posso dire che ci è molto chiaro sin dall'inizio» ha spiegato a "Repubblica" la direttrice, peraltro molto apprezzata in Mondadori da quando pilota "Ciak".

Ma Galan sembra ormai deciso a rompere: difficilmente si farà vedere all'Auditorium e il catalogo, salvo sorprese, dovrà fare a meno del tradizionale saluto ministeriale.

Da sinistra, il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, protesta così: «Bloccare il finanziamento di 260 mila euro a pochi giorni dall'inizio è davvero un atto di ostilità, astio e ripicca, tipico di questo governo, nei confronti della Capitale».

Magari esagera un po', ma certo, a fronte dei sacrosanti 7 milioni e 100 mila euro che Galan ha appena riservato alla Mostra veneziana, lo "strappo" ai danni del Festival romano suona come un gesto infantile, insensato, umorale.

 

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