luigi di maio beppe grillo davide casaleggio

GRILLO SI SPORCA LE MANI CON DI MAIO, MA SOLO DOVE SA CHE C’E’ IL “TUTTO ESAURITO” – E “GIGGINO” PENSA DI ESSERE A SANREMO: “NON MI AVETE FATTO NIENTE” – EPPURE LA STORIA DEGLI SCONTRINI HA SFREGIATO IL MOVIMENTO  DELL'"ONESTA'" – IL PAPA’ DEL CANDIDATO PREMIER STELLATO RIPETE: STAVO CON ALMIRANTE 

 

Gian Antonio Stella per il Corriere della Sera

 

BEPPE GRILLO LUIGI DI MAIO ALESSANDRO DI BATTISTA

«Vieni giù! Abbiamo bisogno di te!», ride Beppe Grillo levando gli occhi al cielo quando le campane della chiesa dell' Immacolata Concezione cominciano a suonare proprio durante il suo comizio in piazza a Torre del Greco. «Vieni giù, direttamente. Non mandarci tuo figlio bambino». I Marittimi per il Futuro che hanno convocato l' assemblea pubblica in piazza, furenti contro gli «armatori che non pagano le tasse e assumono il 98 per cento di marinai extracomunitari», si spellano le mani.

 

Grillo in comizio

Eccola, la zampata del Beppe Grillo di una volta. Pomigliano d' Arco, invece, non c' è manco bisogno di convocare il buon Dio severo e barbuto: basta «il bambino». Vale a dire «Giggino 'o presidente». Atteso nel palazzetto dello sport come un novello Messia sia pure mai capellone («Macché taglio da marine!», spiega il papà orgoglioso, «li ha sempre tenuti cortissimi perché siccome era sempre di corsa non aveva tempo per il phon») accolto da una folla così grande che vigili e poliziotti sono costretti a chiudere i cancelli lasciando fuori un sacco di tifosi. Giunti da ogni dove per festeggiare il guaglione di casa che rischia di finire a Palazzo Chigi .

 

LUIGI DI MAIO BACIA LA TECA DI SAN GENNARO

Guai a toccarglielo, il candidato grillino, ai compaesani venuti ad acclamare quello che Silvio Berlusconi chiama «una meteorina della politica» e che si presenta per la prima volta ai suoi concittadini nella veste di chi prova a contendere la vittoria alla destra e alla sinistra. Giornata dura, per il vicepresidente della Camera.

 

DI MAIO LONDRA1

Le polemiche sui rimborsi elettorali hanno allagato il web e lui stesso sa, come ha detto in piazza Santa Croce a Torre del Greco, che «è un momento molto difficile, per noi. Forse il più difficile. Dobbiamo essere uniti. E mettere in chiaro che non è vero che siamo tutti eguali. Da noi chi sbaglia non viene fatto ministro: viene buttato fuori». Ostenta comunque sicurezza. «Ce la faremo». E si impossessa della canzone che ha vinto a Sanremo: «Non mi avete fatto niente» .

 

ANTONIO DI MAIO

Confuso tra la folla c' è un signore composto. In giacca e cravatta. È il papà, Antonio Di Maio. Impresario edile. Assediato dagli amici. Spiega di non essere mai stato democristiano da sempre un uomo di destra: «A diciotto anni stavo con Giorgio Almirante. Poi con Gianfranco Fini. Quindi con il Popolo della libertà». Poi, per un po', ha smesso di votare. Trova nel Movimento 5 Stelle, racconta, i valori della vecchia destra: «La famiglia. Lo Stato, anche se noi preferivamo usare la parola nazione. La religione».

 

Oddio, non è che Giggino passi per uno così profondo, in fatto di fede Forse, dopo aver baciato la teca con il sangue sciolto di San Gennaro... «No, no: lui è sempre stato un cattolico. Magari non molto praticante, ma cattolico». Ma lo voterà, il 4 marzo? «Certo». Come già votò il figlio nel 2013. Confida però quando si candidò la prima volta alle comunali di Pomigliano, il voto non glielo diede: «Mi aveva detto che non sarebbe stato in lista, quindi mi ero già impegnato a votare un altro».

 

IL MEME SULLE PROMESSE ELETTORALI DI LUIGI DI MAIO

Per lui è una rivincita anche su Lello Russo, l' anziano sindaco che governa dal lontano 1980, prima come socialista, poi come berlusconiano, la città napoletana che un tempo era considerata una roccaforte rossa. Non piace, il ragazzo, al satrapo: «Lui primo ministro? Suvvia, non scherziamo. È uno che confonde il Cile di Pinochet con il Venezuela e sbaglia i congiuntivi. Sentite a me: il ragazzino si presenta bene, ma la sua è un' immagine costruita in laboratorio. Ed è una immagine venuta anche male» .

 

moro meta

«I congiuntivi! I congiuntivi! Lei non ha mai sbagliato un congiuntivo?», sbuffa Antonio Di Maio. Certo, anche lui avrebbe preferito che il figlio andasse avanti all' università: «Gli dicevo: se tu dedicassi allo studio un quinto del tempo che dedichi alla politica...». E così diceva a Gigino anche la madre, Paolina, docente di italiano e latino e oggi dirigente scolastica. Ma lui niente: matto per la politica.

 

«Ma che se ne fa uno come Luigi di una laurea? La laurea ce l' hanno tutti!», sbotta Raffaele Caliento, «Tutte 'ste polemiche! Senti a me: Giggino i migliori giornalisti, e dico i migliori giornalisti!, se li mette sotto i piedi. Cos' è, sta laurea? Un pezzo di carta dentro una cornice. Giggino ce ne ha dieci, di lauree! Le lauree da marciapiede!» .

 

E che dice, il babbo, di Beppe Grillo, l' uomo che ha preso il suo ragazzo e l' ha lanciato nel firmamento della politica nazionale? «Non lo conosco». È uno scherzo? «Mai visto in vita mia». Mai avuto la curiosità di farselo presentare dal figlio? «No. perché avrei dovuto?» Spiega anzi che a dire il vero non gli piaceva tanto.

 

Sgarbi Di Maio

Troppe parolacce? Abbozza una smorfia ironica Ma eccoli, finalmente, dopo una lunga attesa, il post-comico genovese fondatore del movimento e il suo discepolo. Ovazione. Che l' allievo prediletto del professor Antonio Cassese, l' insegnante di storia e filosofia, ricambia: «Voglio ringraziare i miei genitori per avermi cresciuto qui, per avermi fatto studiare in una terra che amo profondamente...».

 

Una battuta anche per l' avversario nel collegio: «Vi devo chiedere scusa, perché per colpa mia, visto che mi devo candidare qui, vi hanno paracadutato Sgarbi...» Un piccolo trionfo, se non fosse per tutti quei pensieri sui rimborsi elettorali.

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