giorgia meloni emmanuel macron donald trump voloydmyr zelensky

GIORGIA MELONI È POCO VOLENTEROSA – LA DUCETTA NON SARÀ AL VERTICE CONVOCATO A PARIGI DA EMMANUEL MACRON: SI LIMITERÀ, PARE, A UN VIDEO-COLLEGAMENTO, COME FATTO IN ORMAI SEMPRE PIÙ OCCASIONI – LA DUCETTA, CHE NON VUOLE LASCIARE AL FRANCESE L’INIZIATIVA, DEVE PARARSI A DESTRA DA SALVINI E SI OPPONE AL COINVOLGIMENTO DI SOLDATI ITALIANI SUL TERRENO UCRAINO, ANCHE SOLO COME SMINATORI. E INSISTE CON L’IPOTESI, INFATTIBILE, DEL MODELLO DELL’ARTICOLO 5 DELLA NATO PER KIEV…

Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano per “La Stampa”

 

VOLODYMYR ZELENSKY EMMANUEL MACRON

Un invito formale non è ancora arrivato a Palazzo Chigi. Ma l'esito, salvo sorprese, appare già scritto: Giorgia Meloni non sarà a Parigi nei prossimi giorni quando, probabilmente martedì, Emmanuel Macron riunirà la coalizione dei Volenterosi.

 

La premier non intende legittimare l'impostazione "interventista" francese, che insieme a Regno Unito e pochi altri Paesi immagina la creazione di un contingente da schierare in Ucraina subito dopo un eventuale cessate il fuoco.

 

EMMANUEL MACRON E VOLODYMYR ZELENSKY OSSERVANO LA COLLEZIONE DI CAPPELLI DI TRUMP

[…] Meloni dovrebbe limitarsi a partecipare in video-collegamento alla riunione, come già fatto nelle ultime occasioni. «Innanzitutto – spiega una fonte vicina alla premier – una svolta positiva del conflitto non è così vicina». E dunque ogni pianificazione è giudicata prematura. Poco importa se a spingere per un'accelerazione siano proprio gli Usa di Donald Trump che, nonostante le bombe di Vladimir Putin, continuano a mostrarsi ottimisti su una possibile tregua.

 

C'è poi un secondo motivo: Meloni non vuole dare adito all'idea che l'Italia possa essere tra coloro che metteranno gli "stivali sul terreno" in Ucraina, siano essi degli sminatori o degli addestratori.

 

Anzi, a Roma si segue con attenzione il lavoro preparatorio della riunione perché si è convinti che i numeri dell'ipotetico impegno anglo-francese sarebbero molto ridotti rispetto ai 30mila uomini ipotizzati nei mesi passati. Un ridimensionamento che può essere letto come una conferma della correttezza della linea tenuta fin qui dal governo e che, spiegano le stesse fonti, spinge la premier ad essere presente alla videocall.

 

gli sguardi di giorgia meloni a donald trump video di smar gossip su tiktok 3

Un supplemento di riflessione su un'eventuale presenza, a Palazzo Chigi si farà soltanto nel caso in cui accanto a Volodymyr Zelensky – che dovrebbe partecipare al vertice – fossero presenti anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer. Non a caso si guarda con interesse alla telefonata che i tre leader potrebbero avere questa sera con Trump.

 

Chiamata a cui Meloni potrebbe "rispondere" con un contatto diretto con Washington già nelle ore successive. […]

 

Ma mentre la premier calibra ogni passo sul fronte internazionale, a Roma le opposizioni provano a incalzarla. I capigruppo al Senato Francesco Boccia (Pd), Stefano Patuanelli (M5S), Raffaella Paita (IV) e Peppe De Cristofaro (Misto-Avs) hanno scritto a Ignazio La Russa per chiedere che Palazzo Madama convochi una seduta straordinaria dedicata proprio alla politica estera.

 

Donald Tusk Keir Starmer Volodymyr Zelensky Olena Zelenska Emanuel Macron Friedrich Merz – foto lapresse

L'accusa è chiara: il governo, nelle ultime settimane, non avrebbe offerto spiegazioni né sulla portata dell'intesa commerciale siglata dall'Unione europea con Washington sui dazi né sul ruolo che l'Italia sta recitando nei dossier più caldi. Nel mirino finiscono le incertezze sull'Ucraina, il silenzio sulla crisi di Gaza, i dati sugli sbarchi che contraddicono la narrazione ufficiale, fino all'incidente con Parigi dopo le dichiarazioni di Matteo Salvini su Macron. Tutti passaggi che – scrivono i leader di minoranza – hanno lasciato il Paese «sgomento» e che avrebbero imposto un chiarimento parlamentare immediato. Da qui la richiesta inoltrata al presidente del Senato La Russa: portare Meloni, il ministro degli Esteri e quello per gli Affari europei in Aula per un confronto diretto.

 

Perché, attaccano le opposizioni, «in una democrazia compiuta non bastano interviste, virgolettati di stampa o post sui social network». […]

VERTICE ALLA CASA BIANCA CON DONALD TRUMP VOLODYMYR ZELENSKY E I VOLENTEROSIvolodymyr zelensky emmanuel macron keir starmer foto lapresse

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