gozzini meloni

“LA CRITICA CI STA MA ESSERE DERISA E INSULTATA NO” - GIORGIA MELONI RISPONDE ALLE OFFESE DI GIOVANNI GOZZINI: “MAI HO MANCATO DI RISPETTO A QUALCUNO. RESPINGO AL MITTENTE L'ACCUSA DI ESSERE UNA SEMINATRICE DI ODIO” - QUANTE NE HA INCASSATE LA “DUCETTA”? LE HANNO DATO DELLA COATTA, DELLA CACIOTTARA, PESCIVENDOLA. E POI LE BATTUTE SULL’ASPETTO FISICO E LE OFFESE DURANTE LA GRAVIDANZA - IL VIDEO FAKE DEL 2009 IN CUI BERLUSCONI LA CHIAMA “PICCOLETTA” (MA L’AUDIO VIENE ALTERATO)...

Carmelo Lopapa per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI

«Io pretendo un briciolo di rispetto, almeno quello che mi sono guadagnata sul campo. La critica ci sta, figurarsi se posso non ammetterla io che non le mando certo a dire.

Ma essere derisa e insultata no. Quasi sempre poi perché donna, troppo spesso con allusioni sessuali o legate all' aspetto fisico. Talvolta da una certa intellighenzia benpensante. Ecco, questo non lo tollero».

 

Giorgia Meloni è ben protetta dalla sua "corazza", come la chiama lei. Una vita a fare politica, dalle tribune della Garbatella al governo della Repubblica, dalla fondazione di un suo partito alla presidenza dei Conservatori europei. Ne ha viste e sentite, insomma. Poi succede però che al centesimo insulto sessista e maschilista si possa fermare incredula anche lei.

 

gli insulti a giorgia meloni di gozzini

La domenica la trascorre in casa con la famiglia, per lo più a rispondere alle centinaia di messaggi e telefonate di solidarietà. Una su tutte ha rotto il muro del silenzio: quella di sabato sera del presidente della Repubblica Mattarella. «Perdoni se la disturbo a quest' ora..». Ma erano appena le 21 e lì sta tutto il tatto e il garbo d'altri tempi del capo dello Stato. Solo da quel momento, diffusa la notizia della solidarietà espressa dalla più alta carica istituzionale, si è aperto il corteo di messaggi e di telefonate. Fino a quella, ieri pomeriggio, altrettanto inattesa del presidente del Consiglio Mario Draghi.

 

giorgia meloni

Cellulare intasato, ma se fosse arrivata una chiamata di Silvio Berlusconi o di Matteo Salvini la memoria del telefono l'avrebbe registrata. Invece nulla, zero fino a ieri sera, a 36 ore dall' incidente. Per i due leader alleati si registra solo un tweet di vicinanza, indignato per l'accaduto, dal capo della Lega, e solo dopo le 19 di ieri un "Forza Giorgia" del Cavaliere sempre attraverso Twitter. «Quanto sia difficile fare politica da donna e per giunta di destra non mi è chiaro mai abbastanza - si sfoga coi suoi - A me la politica ha dato tanto, ma ha tolto tantissimo in termini di vita privata. Ora i compagni che rosicano perché cito Brecht...».

GIOVANNI GOZZINI

 

Prima ancora l'accusa sul presunto photoshop sui manifesti e la scrofa e la pescivendola e la coatta e la caciottara e la cameriera e la ritardata e gli occhi a palla. C'è quel video-fake del 2011, congresso Pdl alla Fiera di Roma, che circola ancora sul web, in cui la ministra della Gioventù viene chiamata sul palco da Berlusconi per la foto di rito e la frase del Cavaliere («Dov' è la piccoletta..») viene travisata nell'irripetibile «dov' è la...».

 

Da allora è stato un crescendo, sui social in particolare. Quando in occasione del Family day Giorgia annunciò di aspettare una bambina, gli odiatori da tastiera si spinsero fino ad augurarle l'aborto. «Non è tanto la gravità dell' insulto - ragiona Meloni - Quel che preoccupa è il livello di chi lo pronuncia. Se un professore universitario può permettersi di dare della vacca, cosa può fare chiunque altro? Vuol dire che il bersaglio viene considerato libero, a disposizione. Dove si può arrivare?» Il momento politico è particolare.

 

GIORGIA MELONI

La fondatrice di Fratelli d' Italia ha scelto di attraversare in solitaria il deserto dell' opposizione. A dire il vero, va così non solo per lei. Basti pensare a cosa è toccato all' ex ministro con orgoglioso passato da bracciante, Teresa Bellanova, piuttosto che a Maria Elena Boschi. A Laura Boldrini o a Mara Carfagna. La grillina Laura Castelli ieri ha osato esprimere solidarietà a Meloni via Twitter («Trasformare il dissenso politico in sessismo, è quello che accade sempre quando si vuole attaccare un politico donna. Non mi rassegnerò mai») e si è vista sommergere nella pagina dei commenti da insulti, anche dal suo mondo.

 

giovanni gozzini 7

«Sono rimasto allibito», è stata la frase del premier Draghi al telefono con la sua oppositrice unica. Professore universitario anche lui, un tempo. Come Giovanni Gozzini protagonista di questa squallida vicenda. Non l' unico uomo presente in quello studio radiofonico, assieme al conduttore, fanno notare gli amici di Giorgia. Anche lo scrittore ed ex consigliere di amministrazione Rai, Giorgio Van Straten, intervenuto in diretta ma per rincarare la dose.

 

«Amarezza, certo - sono ancora parole della leader di Fdi - Sono abituata a stare nell' agone politico. Ma mai ho mancato di rispetto a qualcuno. Respingo al mittente l' accusa di essere una seminatrice di odio. Per intenderci: non ho mai detto che affonderei i barconi coi migranti. Ma che manderei a picco le imbarcazioni dei trafficanti dopo aver messo in salvo le vite. È un' altra cosa».

 

giovanni gozzini 5

Meloni sa di avere tanti avversari, anche tra le donne. «Il linguaggio del professore mi fa orrore, ma non le esprimo solidarietà», scrive Selvaggia Lucarelli su Fb, dopo aver rimarcato il 9 febbraio che la deputata «rispolvera trucchi dell' 85». Laura Boldrini invece la solidarietà la esprime, augurandosi però che smetta di usare odio «anche chi in politica lo diffonde». Leader e donna, nell' Italia 2021. Quanta strada ancora da fare.

Ultimi Dagoreport

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?