GIORGIA MELONI SI GIOCA IL TUTTO PER TUTTO PER USCIRE DALLO STALLO – LA FRASE SUL QUIRINALE PRONUNCIATA DALLA PREMIER DA NICOLA PORRO (“UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI DESTRA POTREBBE NON ESSER E PIÙ UN TABÙ”) È UNA MOSSA TATTICA PER COMPATTARE LE TRUPPE DI FRONTE ALL’AVANZATA DI VANNACCI: PRENDERSI IL QUIRINALE E INDICARE UNA PROSPETTIVA DI LUNGO TERMINE, UNA SORTA DI PRESIDENZIALISMO DI FATTO. IL CANDIDATO? NON PUÒ CHE ESSERE LEI, LA PRIMA DONNA PRESIDENTE – L’EX GENERALE NEI GIORNI SCORSI AVEVA GIÀ ANTICIPATO AI SUOI DI NON ESSERE OSTILE A VOTARE MELONI PER IL QUIRINALE – L’IPOTESI STAFFETTA CON ALFREDO MANTOVANO E I DUBBI SULLA CONVENIENZA DELLA NUOVA LEGGE ELETTORALE: UNA SCONFITTA CON IL “MELONELLUM” SIGNIFICHEREBBE RINUNCIARE IN UN COLPO SOLO ALLA CORSA PER IL COLLE NEL 2029 E RIPARLARNE NEL 2036…
MELONI, UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI DESTRA POTREBBE NON ESSERE PIÙ UN TABÙ
giorgia meloni a 10 minuti rete 4 4
(ANSA) - "Si pensava che niente potesse cambiare e invece si è dimostrato che le cose potevano cambiare" e "non è detto che non possa superarsi anche questo altro grande tabù, quello di avere un Presidente della Repubblica che non è di centrosinistra", si tratta di dire "una cosa banalissima, cioè che chi non è di sinistra non è un figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti degli altri, valeva per la presidenza del consiglio dei ministri, per la possibilità di governare e" potrà valere "per la presidenza della Repubblica, ma decideranno gli italiani".
Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ospite di '10 minuti' in onda stasera su Rete 4, rispondendo a Nicola Porro che le chiedeva di questa possibilità "terribile". Un presidente della Repubblica di destra sarebbe una notizia "terribile, ma per un certo establishment, che esiste esiste..."
giorgia meloni - ricevimento al quirinale
VANNACCI OFFRE IL COLLE ALLA MELONI MA SALVINI (PER ORA) NON SI FIDA
Estratto dell’articolo di Carlo Tarallo per “La Verità”
[…] Guarda a domani Vannacci e guarda anche al 2029, quando scadrà il mandato di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica e il prossimo Parlamento dovrà eleggere il successore.
Bene: a quanto risulta alla Verità, in alcune conversazioni con i suoi, Vannacci ha anticipato cosa risponderà a chi gli chiederà chi vedrebbe bene al Quirinale: Giorgia Meloni.
Proprio così: Vannacci ha studiato questa mossa per disarticolare il campo avverso, ovvero il centrosinistra, e per far capire ai potenziali alleati di centrodestra di essere pronto, con le sue truppe parlamentari, a sostenere quella che sarebbe una vera e propria rivoluzione politica per l’Italia e per l’Europa intera: per la prima volta una donna capo dello Stato italiano, la donna che è stata anche la prima a sedere a Palazzo Chigi, e che avrà pure stabilito (scongiuri consentiti) il record di leader del governo più longevo della storia della Repubblica.
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LA SCOMMESSA DI GIORGIA PER USCIRE DALLA TEMPESTA. LEI E MANTOVANO IN CORSA PER IL QUIRINALE
Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
È l’ultimo azzardo di Giorgia Meloni. Il più grosso, tanto da non averlo anticipato a nessuno alla vigilia dell’intervista tv. Per giunta, in un momento di estrema difficoltà: priva della sponda politica di Donald Trump, allarmata dal rischio che Roberto Vannacci provochi smottamenti irrimediabili nella destra di governo.
ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
Eppure, la premier esce allo scoperto per la prima volta con una scommessa inedita: prendersi tutto, Quirinale compreso. I pieni poteri, il soffitto di cristallo da infrangere con l’obiettivo di garantirsi il record che le manca: non più solo la prima donna premier, ma anche presidente della Repubblica.
Perché adesso? A sentire fonti meloniane di massimo livello, l’obiettivo è lanciare lo slogan d’emergenza per la prossima campagna elettorale: se volete un presidenzialismo senza riforma costituzionale, votate di nuovo la coalizione. Fuori dal perimetro di questa maggioranza, dunque anche scegliendo Vannacci, c’è solo gioia per la sinistra e dolori per i moderati.
È, appunto, un azzardo. Ma svela la tentazione che Meloni accarezza da tempo. Ne avevano parlato Dario Franceschini e, ancora prima, Matteo Renzi.
Il piano avrebbe anche una scaletta già pronta, in caso di trionfo alle politiche: la premier che torna a Palazzo Chigi e attende da quella postazione la scadenza del mandato di Sergio Mattarella, quindi si fa eleggere al Colle e spedisce alla guida del governo Alfredo Mantovano. Lui, il sottosegretario, è anche l’altro potenziale candidato che la leader spingerebbe per il dopo Mattarella, se dovesse fallire la scalata.
giorgia meloni a 10 minuti rete 4 1
[….] Pesano i sondaggi dell’ex generale che posizionano ormai stabilmente Futuro nazionale sopra la Lega.
È come se la presidente del Consiglio volesse in questo modo lanciare un segnale per compattare le truppe, anticipando il senso della battaglia finale: prendersi il Quirinale e indicare una prospettiva di lungo termine. C’è però un punto che rende la scommessa più rischiosa, quasi al buio: la nuova legge elettorale, la sua reale convenienza.
Cambiare il sistema del voto è di fatto un “testa o croce”. Perdere le politiche con il “Melonellum” significherebbe rinunciare in un colpo solo alla corsa per il Colle nel 2029 e riparlarne nel 2036, tra dieci lunghissimi anni.
ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
L’hanno spiegato anche di recente a Meloni: se esiste un dubbio sull’opzione di allearsi con Vannacci, meglio tenersi il Rosatellum. Si perde meno, anche arrivando secondi.
E soprattutto, si può ambire a un Capo dello Stato di destra pure se il centrosinistra raccoglie qualche seggio in più del centrodestra: anche con Fn fuori dall’alleanza, i suoi seggi potrebbero risultare decisivi con un’intesa post elettorale. In nome di una linea rossa: tenere i progressisti lontani non solo da Palazzo Chigi, ma anche dal Quirinale. A quel punto, lo “scambio” avrebbe come contropartita la prossima presidenza della Repubblica.
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roberto vannacci contro meloni sulle preferenze
IL MESSAGGIO DELLA PREMIER A VANNACCI. LA STRATEGIA DEL “VOTO UTILE PER IL COLLE”
Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “La Stampa”
[…] È il secondo tempo della battaglia della sua vita, dopo la conquista di Palazzo Chigi. Anche per questo, secondo qualcuno - per esempio Matteo Renzi è uno dei pochi a sostenerlo esplicitamente – Meloni potrebbe pensare anche a se stessa come candidabile al Colle.
Sarebbe un record dopo l’altro: la prima donna presidente del Consiglio e di destra, sarebbe anche la prima presidente della Repubblica donna e di destra. Lei, in realtà, a domanda diretta lo ha già smentito più volte. Ma è anche vero che non potrebbe rispondere altrimenti.
Il progetto, accantonato, del presidenzialismo, e il piano B, il premierato, nato come compromesso e poi lasciato in sospeso in Parlamento, nei piani di Meloni risorgerebbe con la scelta del prossimo Capo dello Stato, con una figura magari pronta ad assecondare maggiormente la rivoluzione istituzionale che ha in mente la leader.
Al di là del nome è comunque un richiamo forte alla responsabilità e alla necessità di mantenere compatto l’elettorato ed omogenea la coalizione. Perché sull’orgoglio della destra Meloni si gioca i prossimi mesi di competizione con Vannacci.
giorgia meloni lascia il quirinale dopo il giuramento
Destra contro sinistra, una polarizzazione che non contempla distinguo. O con noi o contro di noi. È già parte della strategia del “voto utile”, che in campagna elettorale diventerà martellante se Meloni non riuscirà in questi mesi a far rientrare la piccola diaspora dell’ex generale: un “voto utile” per avere il primo presidente della Repubblica di destra.
[…] Se il partito di Vannacci non si sgonfierà, si potrà rivelare un problema tenerlo fuori dalla coalizione, sia con la nuova legge elettorale, a base proporzionale, sia con la vecchia – ragionano ai vertici di FdI - perché averlo contro potrebbe costare i collegi del Nord, quelli più sicuri. In entrambi i casi, l’erosione a destra favorirebbe il centrosinistra.
Meloni, i ministri e i dirigenti del partito stanno però analizzando anche un’altra previsione secondo la quale Vannacci in coalizione potrebbe pure allontanare il voto moderato e portarlo altrove. Se alla fine, questa convinzione peserà più di altre e Vannacci verrà lasciato al suo destino, il richiamo al “voto utile” diventerà vitale.
giorgia meloni a 10 minuti rete 4 2
giorgia meloni lascia il quirinale dopo il giuramento

