GIRO TONDO MENTRE CASCA IL MONDO - PIÙ CHE UNA CORSA CICLISTICA, IL ‘GIRO DI PADANIA’ SEMBRA UN PERCORSO AD OSTACOLI - MANIFESTANTI DI RIFONDAZIONE E CGIL CERCANO DI INTERROMPERE LA GARA CON SPINTONI, GRIDA E INSULTI (E C’È PURE CHI SI SDRAIA PER TERRA) - IL SINDACO ‘SINISTRO’ DI PIACENZA FA CAMBIARE IL PERCORSO (“NON LI VOGLIO IN CITTÀ”) - GODE IL sindaco DI SALSOMAGGIORE: “ABBIAMO RIEMPITO TUTTI GLI ALBERGHI. ALTRO CHE MISS ITALIA”...

Paolo Berizzi per "la Repubblica"

I segnali della vigilia erano da bollino nero (o da codice rosso): ceffoni e insulti ai ciclisti; Moser che fa il Borghezio; il sindaco di Piacenza Roberto Reggi che dice no al Giro verde costringendo gli organizzatori a cambiare percorso all´ultimo momento. E l´appello di Ivan Basso: «Il pubblico ci deve rispettare». E come no. Tanto si sono calmati, gli indignados al seguito del Giro di Padania, che anche alla terza tappa sono riusciti a mettere a segno la loro "volata". Tabiano, colline parmensi. Il gruppone di ciclisti sta viaggiando a una media di ‘47. Passaggio in località Poggetto, prima della discesa verso Salsomaggiore.

Il percorso è presidiato da Digos e carabinieri. È così lungo tutti i 250 chilometri del tracciato che parte da Lonate Pozzolo, Varese. Una trentina di manifestanti (Rifondazione Comunista e Cgil) cerca di interrompere la corsa. Spintoni, grida, insulti. C´è chi si sdraia per terra nel tentativo di far fermare le biciclette. Uno resta sull´asfalto: viene sollevato e portato via dal pubblico. Un altro piomba sul cofano di una Volante. Mancano pochi minuti al traguardo allestito nella città delle terme e di Miss Italia.

La tensione sale. Uno dei manifestanti prova a sfondare il cordone protettivo e travolge un carabiniere. L´uomo, denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale, è un funzionario della Cgil. «Sono scivolato». «No, mi ha aggredito», dice il militare. Dopo Mondovì e Savona, ormai è effetto domino. «Sfogano in modo violento le loro frustrazioni». Così Michelino Davico, sottosegretario leghista, ideatore e organizzatore di un Giro che se si fosse chiamato - chessò - "Attraverso il Po" e si fosse colorato di fucsia anziché di verde, «non avrebbe avuto tutto questo moltiplicatore mediatico». Vecchia volpe di un senatore Davico. «Avevo invitato anche Romano Prodi (ciclista come lui, ndr), ma è in Cina».

Al traguardo, sul palco in corso Matteotti, abbracci con Sasha Modolo, il vincitore della tappa. C´è anche Paolo Bettini, il commissario della nazionale, presenza benedetta dalla cupola ciclistica padana. «Vedete? - dicono - questa è una corsa vera, un test per i Mondiali. Altro che scampagnata di partito». Vaglielo a spiegare a quelli con le bandiere rosse della Cgil, dei sindacati di base, Cub, Cobas, ai cassintegrati. Gridano, graffiano coi manifesti. «Giro tonto mentre casca il mondo». E poi: «Andate a lavorare», «buffoni». Ai ciclisti. Che poverini, in tutta questa gazzarra surreale, tra marketing leghista e barricate, c´entrano come i cavoli a colazione.

Sono oltre 200, vengono da 20 nazioni diverse, tre delle quali (Slovenia, Polonia, Australia) presenti con le loro Nazionali. Gli è toccato questo attraversamento a ostacoli della Padania. «Un´inesistente espressione geografica coniata dalla Lega per propagandare pseudo identità companilistiche e svilire la nostra vera identità, quella di italiani». Firmato dal centrosinistra di Pontenure, nel piacentino. Rincarano la dose Massimo Bussandri e Antonio Gasparelli, Camera del lavoro di Salsomaggiore. «Con questa manifestazione si fa propaganda politica per distrarre la gente dai problemi».

La tappa parte da Lonate Pozzolo. Già da lì, sono le 11 di mattina, mezz´ora di anticipo per evitare le contestazioni, si intuisce che sarà un´altra giornata calda per l´ordine pubblico. Una quarantina di persone, tra cui un gruppo di lavoratori del vicino aeroporto di Malpensa, sommerge di fischi i ciclisti. Una presenza pacifica. Qualche bandiera rossa ficcata lungo la strada, tra Lombardia e Emilia Romagna. Gazebo leghisti. Mentre il vincitore Modolo litiga sul palco con una mega forma di parmigiano reggiano, Paolo Bettini, in versione bipartisan, si tiene lontano dalle polemiche.

«Sono andato in bici sia con Prodi che con Davico. Quello che conta è la passione per questo sport, il sudore, il sacrificio. Se il nome della corsa è un po´ forzato? Non lo so, io mi fermo qui. A chi manifesta dico solo: occhio, ragazzi. A sdraiarsi sulla strada si rischia la vita». La palma del pragmatismo va però a Giovanni Carancini, sindaco leghista di Salsomaggiore. «Evviva il giro padano. Abbiamo riempito tutti gli alberghi. Altro che miss Italia».

 

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