L’ITALIA DEI DIVIETI RIDICOLI - LA GIUNTA DI PISAPIPPA SI SCIOGLIE COME UN GELATO (VIETATO)

1-IL COPRIFUOCO DEL GELATO A MILANO È UN CASO POLITICO
Marco Neirotti per "La Stampa"

Il «coprifuoco del gelato», a quanto pare, si scioglierà già oggi al calore dell'indignazione, della protesta e del sarcasmo dei milanesi. Tutto era cominciato con un'ordinanza del Comune che, per salvaguardare la quiete dei residenti, vietava dalla mezzanotte la vendita di pizze, kebab, panini e bibite da asporto nelle aree della Movida: Navigli, Ticinese, corso Como, Arco della Pace. Poi, «per non discriminare esercizi pubblici della stessa zona» erano state inserite anche le gelaterie artigianali.

In Rete è subito apparso di tutto, dalle battute e gli sfottò spontanei fino alla cavalcata politica con un hashtag (PiùGromMenoRom) di Pdl e Fratelli d'Italia o a curiose voglie di un sindaco leghista (ma non fu la Lega a Treviso addirittura a privare gli anziani delle panchine per togliere giacigli notturni agli extracomunitari?).

Nel pomeriggio di ieri Giuliano Pisapia ha tranquillizzato i concittadini, che «potranno continuare a gustare liberamente il loro gelato anche dopo le 24». Dice il sindaco: «Non c'è nessun coprifuoco e mai è stato previsto. Già da domani verrà chiarito ogni equivoco sull'ordinanza, sintesi di un percorso partecipato con i commercianti, i residenti e i consigli di zona coinvolti».

Perché chiarire l'indomani? Perché la retromarcia la si deve abbigliare di dignità e sorreggere con una impalcatura legale: ci penseranno gli avvocati del Comune a curvare le parole nel gioco delle interpretazioni oppure a suggerire di riscrivere il documento.

Intanto su Facebook è già nato un gruppo che organizza per questa sera alle 23 un «gelato mob» davanti alla «Grom» in corso di Porta Ticinese 51. Se Pisapia annuncerà d'aver corretto il tiro, la protesta diventerà la «festa del gelato liberto». Che la Movida porti con sé musica e voci alte è realtà di ogni quartiere festaiolo. A Milano come nella Torino dei Murazzi le proteste sono una costante.

Da qui l'idea di consentire la vendita dei vari generi alimentari oltre la mezzanotte solo là dove si possono consumare all'interno. Ma lo scenario delle gelaterie non è fatto di grandi locali, spesso piccoli negozi con i banconi pieni di gusti affacciati al marciapiede. Se invece si hanno sale interne o un dehors, lì si può consumare anche oltre mezzanotte, che sarebbe come dire che chi chiacchiera o canta seduto non disturba e chi lo fa passeggiando sì, che chi mangia il cono è più rumoroso di chi si scola una bottiglia di vodka portata da casa.

Gli assessori competenti (Commercio e Sicurezza) denunciano «strumentalizzazioni che finiscono per generare un'informazione errata e messaggi fuorvianti», ma se così è perché riunirsi questa mattina per discutere il testo?

I milanesi, in attesa della retromarcia, dicono la loro sul Web. A parte insulti, volgarità e stupidaggini, si va dalle previsioni di un futuro di restrizioni («a quando il divieto di assembramento per fumare una sigaretta?») ai controsensi dell'ordinanza: «Ho capito bene? Il divieto si applica al non poter consumare in strada un cono gelato fatto da un artigiano, ma posso gustare in strada i gelati preconfezionati industriali? Pazzesco!».

Politica esagerata («Avanti Pisapia, gelatai in galera Kabobo libero») e confronti fra aree cittadine»: «Ma perché invece di vietare la vendita dei gelati non manda agenti a vigilare nei parchetti e altrove dove spacciano droga tutta la notte?», oppure: «Se al posto di concentrarsi sulle lamentele di coloro che vivono sui Navigli pensasse un po' alle persone che vivono in periferia...».

Qualcuno ripensa alla campagna elettorale: «Diceva: Milano come Berlino. Sì, la vecchia Berlino Est». E qualcuno per fortuna riporta il problema al suo vero nucleo: «Sarebbe sufficiente un po' più di educazione e rispetto per gli altri da parte dei vari popoli della notte. L'intervento sul gelato punisce solo chi lo vende».

2. L'ITALIA DEI DIVIETI RIDICOLI
Mattia Feltri per "La Stampa"

A Cerro al Volturno, provincia di Isernia, è fatto divieto ai cani di abbaiare dalle 13 alle 16 e dalle 21 alle 8.30 affinché non sia disturbato il riposo dei loro sedicenti migliori amici: gli uomini. I quadrupedi inosservanti pagheranno (tramite padrone, si presume) una multa compresa fra i 25 e i 500 euro. A Trento è proibito suonare in strada oltre le 22 (santa decisione), ma comunque è proibito suonare in strada a qualsiasi ora con orchestrine esorbitanti i quattro elementi.

Se si è in cinque si resta a casa. A Venezia non è tollerato il jazz sperimentale, come per esempio il free jazz, mentre sono ben accetti il reggae e il dub, purché entro i confini di Campo San Luca e, fuori Campo San Luca, anche l'acid jazz.

A Ferrara non è ammesso il lancio di palle di neve né l'afflosciarsi del viandante che, colto da stanchezza o dolce pigrizia, si sdrai su un prato nei confini urbani. A Campobello di Licata (Agrigento) l'attività ricreativa del calciobalilla o del flipper va assolutamente sospesa entro le 21. A Saluggia (Vercelli) al termine dei matrimoni è interdetto il lancio di chicchi di riso, per rispetto del sacro raccolto: si consiglia di sostituirli con petali del medesimo cereale oppure, meglio ancora, con petali di rosa.

Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, con la sua ordinanza anti-gelato - che ci sarà dettagliata meglio nella giornata di oggi, poiché ieri pare sia circolata inesatta causa fraintendimento - ha quantomeno ottenuto il risultato di ricordarci che la stagione d'oro degli editti comunali non si è ancora conclusa.

Ebbe la sua alba pochi anni fa quando il celebre «pacchetto Maroni», dal nome del governatore lombardo allora ministro dell'Interno, attribuì ai capi di giunta la facoltà di legiferare sui temi dell'ordine pubblico. Nel giro di pochi giorni divenne il festival estroso che consigliò all'Indipendent di scrivere: «Quando una cosa è divertente, l'Italia ha una legge che la vieta».

Vietato a Castellammare di Stabia indossare abiti succinti quali «minigonne, maglie o camicie scollate». Vietato a Roma sedersi sulla scalinata di piazza di Spagna, ma tanto ci si siedono tutti lo stesso. Vietate a Trieste le esibizioni di artisti di strada non muniti di patentino. Vietato a Martinsicuro (Teramo) accompagnare gli atti sessuali con urletti gioiosi che non siamo più che contenuti. Vietata a Novara la diffusione dell'ambrosia, intesa come pianta dall'alta produzione di pollini.

Si potrebbe andare avanti per ore. Non c'è ramo dell'attività umana che negli ultimi cinque anni non sia stato limitato, regolamentato, disciplinato dai signori con fascia tricolore, e non è importante che alcune di queste ordinanze non siano più in vigore: comunque sono il parto di menti ammirevoli e sono tutte, o quasi, raccolte nello spettacolare sito ordinanzapazza.wordpress.com.

La questione non è solamente umoristica, come è evidente, ma sociologica e giurisprudenziale. «Il Mulino», infatti, ci ha dedicato un saggio di oltre quattrocento pagine dal titolo vago («Le Regioni») ma contenente una splendida antologia di provvedimenti da cui alcuni studiosi di diritto, coordinati da Domenico Falcon, traevano la convinzione del disastro totale: «Talvolta si rende vietato ciò che è dichiarato dalla legge come lecito, oppure si rende obbligatorio o si incentiva ciò che allo stato dell'arte, a ben vedere, non si potrebbe fare».

In questo giochino finivano con il rimanere «estromessi dall'esercizio delle proprie competenze da un lato gli stessi consigli dei Comuni interessati, che vedono le ordinanze statal-sindacali largamente sovrapporsi alla materia dei regolamenti di polizia urbana, dall'altro le Regioni, astrattamente competenti a legiferare in larga parte delle materie di cui le ordinanze si occupano».

Per esempio, a Pisa si cercò di contrastare la vendita di merce contraffatta impedendo a chiunque di circolare con dei borsoni, poiché di quelli si servono i venditori ambulanti per trasportare la roba falsa che smerciano. Un po' cervellotico. Tutto così, per provare a eliminare o contenere la prostituzione, l'accattonaggio, il consumo di alcol, gli schiamazzi notturni.

E così, nella lotta al vizio, si sono inseriti sindaci (quello di Ossi, Sassari) decisi a rendere illecita la raccolta di lumache a scopo alimentare, o zelanti primi cittadini leghisti impegnati a proibire l'uso del velo (pare fosse terrorizzante per i bambini) o il proliferare di spacci di kebab.

E per fortuna abbiamo visto amministratori esercitare l'uso dell'ordinanza satirica: il primo premio va al sindaco del paese di Acquapendente (Viterbo) che protestò contro i tagli della sanità stabiliti in Regione ingiungendo ai concittadini «di evitare di contrarre qualsiasi malattia e patologia che necessiti un intervento ospedaliero soprattutto d'urgenza».

 

GIULIANO PISAPIA Giuliano Pisapia pisapia giulianokebabGelato alla Frutta piazza di spagna sotto la neve

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