renato brunetta souffle

“IL GOVERNO È COME UN SOUFFLÉ” - A CERNOBBIO IL POLITICO CHE SI È PRESO PIÙ APPLAUSI È STATO IL MINISTRO RENATO BRUNETTA, CHE HA FATTO CAPIRE CON UNA METAFORA CHE DRAGHI DEVE RIMANERE FINO AL 2023 (E ANCHE OLTRE): “LO SAPETE FARE IL SOUFFLÉ? SI METTE IN FORNO, SI LASCIA LIEVITARE, QUELLO PROFUMA E VIENE VOGLIA DI APRIRE PER DARE UN'OCCHIATA. MA SE APRI, IMPLODE…” – MENTRE LETTA, SALVINI, LA MELONI E COMPAGNIA CANTANTE FACEVANO FINTA DI LITIGARE, L’UNICA DOMANDA CHE SI FACEVA IL PUBBLICO ERA: COSA DEVE SUCCEDERE PERCHÉ MARIO DRAGHI CONTINUI A GUIDARE LA RIPRESA POST-PANDEMICA IL PIÙ A LUNGO POSSIBILE, NEI PROSSIMI ANNI?  - VIDEO

 

Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

matteo salvini e giorgia meloni a cernobbio

 

Certe giornate si capiscono dalla coda e allora vale la pena di notare quand'è che la platea di Cernobbio, stanca e affamata, si scalda per la prima volta. Siamo alla mattinata di chiusura del Forum Ambrosetti, dedicata a una lunga sfilata di leader di partito e ministri che raccontano l'«agenda per l'Italia».

 

A nessuno di loro, dalle otto alle 13, è stato negato un modesto applauso. A nessuno è stato riservato qualcosa di più, nella sala popolata da imprenditori, amministratori delegati e «country manager» dei colossi globali: educati e misurati applausi per tutti. È così per Enrico Letta e Giuseppe Conte, è così per Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

 

renato brunetta a cernobbio

Fino a quando il microfono lo prende Renato Brunetta. Il ministro della Pubblica amministrazione, senza cravatta quasi si senta a casa propria, a Villa d'Este racconta un Paese che per lui è finalmente «in una congiuntura astrale irripetibile». Ma non è l'allineamento delle stelle che anima la platea, è il soufflé.

 

«Lo sapete fare il soufflé?», azzarda Brunetta. «Si mette in forno, si lascia lievitare, quello profuma e viene voglia di aprire per dare un'occhiata. Ma se apri, implode. Ecco, il governo è così: non aprite quella porta».

matteo salvini e giorgia meloni a cernobbio

 

E giù risate in sala. Non è chiaro se Brunetta volesse dire, per mezzo del soufflé, che l'esperimento dei tecnici di alto profilo per lui va lasciato continuare. Non solo fino alle elezioni del 2023, ma oltre. È chiarissimo invece che buona parte della platea applaude perché lo capisce così.

 

Sono tre giorni che a Cernobbio le chiacchiere da pausa caffè tornano su quella domanda: cosa deve succedere perché Mario Draghi continui a guidare la ripresa post-pandemica il più a lungo possibile, nei prossimi anni?

enrico letta a cernobbio

 

Nessuno ha la risposta. E allora l'unico modo per orientarsi è provare a leggere i tic e i gesti di leader e ministri. Prendete i saluti: Enrico Letta arriva sul palco e scambia con gli astanti un colpetto a pugno chiuso, profilatticamente impeccabile.

 

La sua prima confessione appena sale sul palco di Villa d'Este da leader del Pd, dopo averlo fatto decine di volte da professore della parigina SciencePo: «Da quando sono arrivato stamani già in tredici mi hanno chiesto: ma chi te lo ha fatto fare?». Sia Salvini che Giorgia Meloni invece offrono una stretta di mano all'antica, vigorosa, franca e politicamente scorrettissima, con l'aria di dire: «Provati un po' a rifiutare la mia mano tesa».

 

renato brunetta mario draghi

Le parole del resto sono una continuazione del linguaggio del corpo. Giuseppe Conte compare distante, in videoconferenza, da qualche parte davanti a una libreria (più tardi andrà alla festa del «Fatto quotidiano»). Sa cosa lo aspetta, l'ex premier, e infatti monta una difesa preventiva del reddito di cittadinanza («non possiamo tornare indietro, cambiamolo per renderlo più efficace»). E infatti le bordate di Salvini e Meloni arrivano.

 

mario draghi giuseppe conte

Lei, la leader di Fratelli d'Italia, apre un quadernino pieno di fittissimi e ordinatissimi appunti scritti mezzi in nero e mezzi in rosso in una calligrafia piccola e tonda, da cui tira fuori l'analogia del reddito come «metadone di Stato».

 

Lui, il segretario della Lega, accende una prima miccia sotto la Legge di bilancio in arrivo. «È vero, ho sbagliato ad accettare quella misura: presenteremo un emendamento in parlamento che cancella il reddito di cittadinanza per destinare quei 12 miliardi alle imprese, visto che la maggioranza in parlamento la pensa come noi». Letta nelle repliche non spenderà una sola parola sul tema, lasciando Conte a sbrigarsela da solo.

matteo salvini e giorgia meloni a cernobbio 1

 

E chissà cosa significa che invece Andrea Orlando, il ministro (piddino) del Lavoro, più tardi invece darà man forte all'ex premier con puntiglio («Non vorrei che in questo Paese si aprisse una campagna contro i poveri»). Ma il vero duello sottotraccia riguarda l'uomo che, seduto in prima fila, non si distrae un attimo: il ministro dell'Economia Daniele Franco. Il leader leghista mette le mani avanti sulle pensioni. Ora che sta scadendo il triennio di «quota 100», dice, farà le barricate contro chi vuole tornare alla riforma Fornero.

 

daniele franco a cernobbio

Soprattutto chiede che «quota 100» venga prorogata un altro anno, cioè fino alle elezioni («costa solo 400 milioni»). Franco ascolta e non muove un muscolo del viso. Aggrotta invece le sopracciglia, un po' confuso, quando Giorgia Meloni azzarda: «Nel nostro piano nazionale di Recovery c'è qualcosa che non va, infatti l'export e i consumi interni scendono». È abbastanza. Forse per la prima volta in vita sua, senza averne l'aria, Franco risponde colpo su colpo a dei politici nel suo modo tutto da decrittare.

 

matteo salvini e giorgia meloni a cernobbio

Lo fa più tardi, quando quelli sono partiti da un pezzo. A Meloni, senza citarla, ricorda che i consumi in realtà salgono a fine periodo rispetto allo scenario senza Recovery (più 1,9%). A Salvini, anche lui non nominato, dice che una chiave della crescita in un Paese dove la popolazione invecchia e diminuisce è non ridurre l'offerta di lavoro: l'opposto di quota 100. Anche Meloni martella sul fatto che l'Italia è in emergenza demografica, eppure l'Europa non fa nulla. Letta si spazientisce: «Giorgia, ci sono i fondi per i nidi d'infanzia nel Recovery e voi avete votato contro».

 

andrea orlando daniele franco cernobbio

«Ci siamo astenuti», fa lei, ma nessuno sente perché il microfono è spento. Del resto il tempo è finito, bisogna chiudere perché ora tocca alla ministra dell'Interno Luciana Lamorgese. Salvini, che con lei si scontra ogni giorno sui migranti, azzarda la battuta: «Bisogna andare? Io mi fermavo volentieri, è un confronto stimolante». Meloni ride e rincara: «Anche lei sarebbe contentissima». In realtà Lamorgese si guarda bene dal salire sul palco finché ci sono quei due, poi arriva circospetta, dietro una maschera nera, mentre i politici escono dalla sala. Accompagnati da applausi educati, e nulla più.

giorgia meloni a Cernobbiodaniele franco al forum di cernobbio Salvini a Cernobbiodaniele franco al forum di cernobbiorenato brunetta a cernobbio 3matteo salvini cernobbio andrea orlando a Cernobbio

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”