pignoramento conto corrente conte gualtieri

IL GOVERNO SI CURA DI CHI HA PERSO IL LAVORO E SNOBBA CHI LAVORA - È LA FILOSOFIA 5 STELLE/PD CONTENUTA NEL DECRETO. IL GOVERNO GIALLOROSSO HA UTILIZZATO TUTTE LE RISORSE DISPONIBILI ENTRO IL DEFICIT CONCORDATO CON L'UE E GIÀ CHIESTO AL PARLAMENTO. BENE, QUESTO CONSENTIRÀ IN DUE SETTIMANE DI FAR ARRIVARE I SUSSIDI A CHI LI ATTENDE. MA SIGNIFICA ANCHE CHE IL NOSTRO PAESE HA GIÀ FINITO TUTTE LE CARTUCCE A DISPOSIZIONE E POI CI SARÀ LA PROVVIDENZA O LA TROIKA

Claudio Antonelli per ''La Verità''

 

Il decreto Cura Italia è legge. Il grosso degli aiuti va a chi perde il lavoro, mentre alle imprese e ai lavoratori che tengono duro e sostengono il PIl solo briciole: è la filosofia di Pd e 5 stelle. Alla fine dopo sei giorni di gestazione il decreto Cura Italia è arrivato in Gazzetta e quindi è diventato legge. Il governo giallorosso ha utilizzato tutte le risorse disponibile entro il deficit concordato con l' Ue e già preventivamente chiesto al Parlamento. Da un lato meglio così. Aver messo in campo le misure in pochi giorni consentirà in due settimane di far arrivare i sussidi a chi li attende. Dall' altro, significa che il nostro Paese ha già finito tutte le cartucce a disposizione e poi ci sarà la Provvidenza o la Troika. Vedremo.

 

giuseppe conte roberto gualtieri mes

Nel frattempo il testo si articola su cinque pilastri principali. Il primo inietta subito nel sistema sanitario 3,1 miliardi di euro. Il secondo stanzia 10 miliardi per i lavoratori dipendenti che rischiano di perdere il posto o che lo perderanno. Il terzo pilastro è costituito da una serie di misure che riversano liquidità alle banche. Un miliardo serve per tenere in piedi i bilanci (soprattutto Popolare di Bari che è in fase di salvataggio) e il resto va a garanzia di fidi e del sistema Confidi pensato per irrorare le piccole imprese. Nel complesso si tratta di 5,2 miliardi.

 

Le misure fiscale (quarto pilastro) sono sovvenzionate da soli 1,5 miliardi. Una serie di piccolissimi assegni che serviranno poco o nulla alle aziende toste che decidono in queste ore di tenere duro e andare avanti. Infine, il quinto pilastro si articola attorno all' emergenza vera e proprio.

 

Dunque finanziamenti per Forze di polizia, protezione civile e tutti coloro che in queste ore sono impegnati a salvare la vita degli italiani. Più o meno 4,7 miliardi e bisogna dire tutti ben spesi. Basta prendere i cinque pilastri, metterli in fila con le rispettive voci di spesa per capire l' anima del Cura Italia. Il premier Giuseppe Conte ha puntato la cifra più alta per chi il lavoro lo perde e non per aiutare le aziende a non lasciare a casa le persone.

 

Non vogliamo essere fraintesi, gli ammortizzatori sociali sono fondamentali ancor più in queste settimane. Ma leggendo il decreto emerge in pieno la mentalità dei giallorossi. Né il Pd né i 5 stelle sanno cosa significhi fare impresa, lavorare con passione oltre gli ostacoli e sudare per i propri utili. I quali diventano non solo ricchezza privata, ma anche ricchezza pubblica.

 

Roberto Gualtieri e Giuseppe Conte al lavoro sul Def

I giallorossi riconoscono invece il valore dei sussidi e non dei premi per chi lavora. Messe in fila le norme del Cura Italia, si rischia di spingere le aziende a chiudere, per tutelare gli azionisti e i lavoratori stessi. Chi deciderà di andare avanti invece sarà bastonato due volte. Innanzitutto per le aziende che non hanno agevolazioni la scadenza Iva e le scadenze Inps da lunedì scorso sono state spostate a oggi: solo 4 giorni.

 

Una scelta vergognosa. Inoltre, fra due mesi quando si capirà se si è raggiunto il fondo della crisi, le scadenze fiscali si accumuleranno. Peggio ancora, dal testo del decreto si evince che alcuni tagli fiscali (circa 900 milioni) sono messi a budget per il 2021.

Vogliamo sperare che sia solo un trucco contabile del Mef e che veramente nessuno al governo pensi di tosare ancor di più le imprese il prossimo anno.

 

Ancora più grave e significativo del distacco siderale di questo governo da chi crea il Pil è la scelta di dare un bonus a chi va in fabbrica o in ufficio. Ai lavoratori che non possono fare smart working e affrontare le insidie del virus saranno riconosciuti 100 euro in più per il mese di marzo. Un insulto, nemmeno una mancia. Chi lavora non vuole regali, vuole solo essere libero dall' oppressione burocratica e vuole che lo Stato se ne stia lontano senza intralciarlo salvo riconoscergli i diritti concordati per cui ha versato i contributi: salute e pensioni. Gli sconti fiscali nel complesso del decreto non valgono più di un miliardo e mezzo. E questa è la sintesi. Chi produce e crea ricchezza anche in condizioni di quarantena è sfruttato dal governo per pagare gli stipendi della Pa. Bisogna almeno dirlo e ammetterlo.

luigi di maio pasquale tridico

P.s.: Ieri il numero uno dell' Inps ha proposto l' idea di un click day per gli autonomi che chiedono il sussidio. Tradotto: chi arriva prima prende i soldi, gli altri nulla. Speriamo voglia essere uno scherzo.

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