giarrusso

VIDEO! GIARRUSSO A MANETTA - LA GIUNTA SALVA SALVINI, IL PD CONTESTA. E IL SENATORE M5S FA MOURINHO E MIMA IL GESTO DELLE MANETTE AI DEM: “RENZI HA FATTO DICHIARAZIONI PESANTISSIME CONTRO LA MAGISTRATURA” E INVOCA L'INTERVENTO DEL CSM – GRAMELLINI LO INFILZA: "MI CHIAMO GIARRUSSO, AL CALDO INDOSSAVO UNA GIACCA GARANTISTA, PREPARATAMI DAGLI STILISTI DELLA CASALEGGIO & ASSOGGETTATI. MA APPENA USCITO AL FREDDO, MI SONO RIMESSO IL VECCHIO CAPPOTTONE GIUSTIZIALISTA…" - VIDEO

 

Massimo Gramellini per il Corriere della Sera

 

giarrusso

Mi chiamo Michele Giarrusso, sono il capogruppo dei Cinquestelle e ho mimato il gesto delle manette ai colleghi del Pd che mi aspettavano all' uscita. Ho alzato i polsi e li ho incrociati a favore di telecamera. Come Mourinho, ma senza guadagnare come Mourinho. Ho anche sghignazzato, affinché tutti vedessero quanto sono spiritoso e spietato. Un attimo prima ero dentro il Palazzo per vietare che il leader del partito mio alleato andasse a processo.

 

E un attimo dopo ero fuori dal Palazzo per canzonare i genitori di un leader dell' opposizione che a processo ci stanno andando davvero. Al caldo indossavo una giacca garantista nuova di zecca, preparatami dagli stilisti della Casaleggio & Assoggettati. Ma appena uscito al freddo, mi sono rimesso il vecchio cappottone giustizialista, pieno di medaglie e di toppe.

 

Dentro ho inneggiato ai sacri principi del diritto e alla nobiltà dell' azione politica.

Fuori ho irriso un avversario in disgrazia e una condizione umana, la privazione della libertà personale, su cui solo i fanatici e i carciofini sott' odio riescono a fare ironia.

massimo gramellini

Dentro i giudici mi stavano antipatici. Fuori mi stavano simpatici pure i secondini.

 

Che devo dirvi? Mi sento dalla parte giusta della storia, qualunque sia la parte e qualunque sia la storia. Tanto la storia siamo noi e la riscriviamo come ci pare. Anche quel vecchio coro che adesso ci rilanciano addosso come un boomerang: «Onestà! Onestà!». Avevate capito male.

Era: «Dove sta? Dove sta?». La poltrona, eccola qua.

 

 

2. SENATO, LA GIUNTA SALVA SALVINI. E GIARRUSSO FA LE MANETTE AL PD.

 

Roberto Scafuri per il Giornale

Finisce così, come doveva. Tra le urla di una mesta protesta inscenata dai senatori pd sotto il porticato di Sant'Ivo alla Sapienza e lo scherno del senatore grillino Michele Giarrusso che mima verso di loro il gesto delle manette.

 

 

MARIO MICHELE GIARRUSSO

«Vergogna, vergogna», gridano quelli; «non prendiamo lezioni da chi ha parenti arrestati, in galera non ci siamo noi, ai domiciliari ci sono altri». Se qualcuno avesse avuto ancora dubbi sulla portata politica dell'autorizzazione a procedere chiesta dal tribunale dei ministri nei confronti di Matteo Salvini per il «caso Diciotti», l'epilogo li fuga tutti: fazione contro fazione, manetta contro manetta.

 

Nell'auletta presieduta da Maurizio Gasparri il dibattito si esaurisce con la votazione dopo un paio di orette. Dicono «sì» alla proposta del presidente, cioè «no» al processo per Salvini (il rovesciamento del quesito è d'obbligo, da queste parti), i quattro leghisti più i quattro di Forza Italia (Gasparri compreso), più Balboni di Fdi, più l'altoatesino Mainhard Durnwalder del gruppo Autonomie e i sei grillini rinfrancati dal voto via Web (la settima, Grazia D'Angelo, è assente perché ha partorito giusto mentre ci si arrovellava sulla piattaforma Rousseau).

 

«Contro» votano i quattro senatori del Pd, l'ex presidente del Senato, Pietro Grasso, e l'ex ufficiale di Marina ed ex grillino a riposo Gregorio De Falco, ora in forza al Misto. Gasparri è giulivo per come sono andati i lavori. Il dibattito è stato «serio e ricco di spunti», dice. «Si è discusso su quanto un governo ha realizzato un interesse preminente, su come interpretare le convenzioni internazionali. Noi stiamo anche creando giurisprudenza, un precedente per i governi futuri».

 

giarrusso

Precedente «pericoloso», invece, per l'ex presidente Grasso che ha sostenuto nella sua dichiarazione di voto come «il bene della libertà personale debba essere preminente rispetto a qualsiasi atto: se si giustifica un atto politico senza valutare i mezzi con cui si realizza, significa che un governo può costringere la libertà personale dei cittadini per un fine assolutamente politico». Non esiste neppure «l'ipotesi di difesa dei confini dello Stato - ha argomentato in aggiunta De Falco -, perché i migranti erano già in territorio italiano». Quando toccherà all'aula di Palazzo Madama dare il voto definitivo, entro il 25 marzo, Grasso presenterà una relazione di minoranza.

 

tiziano renzi con la moglie

Ma più che per i rilievi giuridici, la decisione ha rappresentato un punto di non ritorno per la maggioranza gialloverde e la tenuta del governo. Salvini fa il distaccato: «Una bella giornata per me, non tanto per la giunta quanto perché alla mafia, alla camorra e alla 'ndrangheta stiamo dando delle mazzate...», farà sapere. «Il Movimento è compatto», il dato che rende invece entusiasta Giarrusso, ancora carico di tossine per quella che definisce «una grande festa della democrazia»: il voto sulla piattaforma Rousseau. «Non ha precedenti nella storia», aggiunge.

matteo renzi presenta il libro

 

Più o meno come il suicidio del Movimento che si è consegnato al suo alleato capace di far politica. Lo scarico di bile di Giarrusso, da sempre leader dei «manettari», si rivolge perciò contro i contestatori piddini: «Renzi ha fatto dichiarazioni pesantissime contro la magistratura», lamenta, invocando l'intervento del Csm «a tutela della magistratura fiorentina». Quando gli parlano dei possibili dissidenti, prossimi espulsi, Giarrusso però si tira indietro: «Non me ne occupo io». E meno male.

MARIO MICHELE GIARRUSSO

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